lunedì, ottobre 27, 2008

Ombre d'Ambra


Sostenni l'improbabile,
incrinai il possibile
e deviai il corso dell'imprevedibile.

Vendikai
il perdono della fobia
sakkeggiando l'edikola
del Tempo e del Destino,
skaraffando demoni
in kalici d'Ambra,
prigionieri di
resina in versi.

Pendente d'Ombra
a batter sullo sterno,
a bussare senza kieder
permesso nel tempo della fuga.

Piegarsi a stessi,
koncedendo un appoggio
ai propri gomiti:
spazio d'ipnosi
nella spirale del pendolo.

Donarlo al petto
kome un gioiello di sè
ciò ke akkadde
quando konsakrai
il mio sguardo alle stelle.

venerdì, ottobre 24, 2008

AnarkonistikoAnakronismo

"Ora, cosa occorre, ai giorni nostri, agli occhi della maggioranza degli elettori, per meritare la medaglia legislativa? Anzitutto sapersi guardare dallo scrivere - o dall'aver scritto - il benché minimo bel libro; sapersi privare dell'essere dotato, in qualsiasi parte, di un immenso talento; affettare di disprezzare come frivolo tutto quanto concerne i prodotti della pura Intelligenza; vale a dire parlare solo con un sorriso di protezione, distratto e placido; saper abilmente dare di sé l'impressione di una sana mediocrità; poter ammazzare il tempo, ogni giorno, fra trecento colleghi, sia votando a comando, sia dimostrandosi vicendevolmente di non essere, in fondo, dei tetri millantatori, privi, salvo rare eccezioni, di qualsiasi disinteresse; e, la sera, masticando uno stuzzicadenti, guardare la folla con occhio atono mormorando: "Bah! Tutto s'aggiusta' tutto s'aggiusta!» Ecco qui, non è vero, le condizioni preliminari richieste per essere giudicato un possibile candidato. Una volta eletto, si riscuotono novemila franchi di stipendio (e il resto), poiché non ci si paga di parole, alla Camera! lo si chiama "Stato"..."

(Villiers de l'Isle-Adam, L'amore per il naturale, novembre 1888)

SkyWay

Non vorrei crepare
prima di aver conosciuto
i cani neri del Messico
che dormono senza sognare.
Le scimmie dal culo pelato
divoratrici di fiori tropicali
i ragni d'argento
dal nido pieno di bolle
non vorrei crepare
senza sapere se la luna
dietro la faccia di vecchia moneta
abbia una parte puntuta
se il sole sia freddo
se le quattro stagioni
siano poi veramente quattro
(...)
E io vedo la fine
che brulica e che arriva
con la sua gola schifosa
e che m'apre le braccia
da rana storpia.
Non vorrei crepare
nossignore nossignora
prima d'aver assaporato
il piacere che tormenta
il gusto più intenso
non vorrei crepare
prima di aver gustato
il sapore della morte...

Boris Vian

martedì, ottobre 21, 2008

WaterDoor


Prego, s'akkomodi. Ormai ha varkato la soglia. O non più, perdoni, adesso non rikordo, faccio konfusione kon gli avverbi di tempo kome kon le -i- tra le -c- e le -e-. Trova kurioso ke kompongano la parola Ice dice? Sarà, kaso, kosa vuole ke le dika, Sig.na Elezione. Acqua kristallizzata, abbandonando il gelo. Non siam certo fatalisti e se sceglie le stesse devozioni al non senso sarà stato un NonDestino kon bokka da giullare a tessere sillogismi beffardi per alambikkikontorti, nodi senza katene e quant'altro finiska flusso inkosciente, reflusso razionale, deviato. Sig.na Elezione, s'akkomodi o resti in piedi, se non vuol togliere le skarpe, faccia pure, il terreno non ci tokka, o non lo tokkiamo, sia salto o volo perkè domandarsi della fine d'un balzo? Abbiamo abiurato i giudici di linea, i konfini non son stati abbattuti perkè abbiam dimentikato di skriverne. Siam distratti. Perdoni la konfusione o ne prenda possesso, senza ke per una volta ne senta il peso, rimetta disordine kome meglio l'aggrada ke il suo mi piace e mi rakkomando, dimentiki d'akkomodarsi. Resti sbagliata se sbagliata si sente. L'esortativi non m'aggradano, a men ke non sian lascivi e non lasciati, suadenti in essenza, essenzialmente assekondati da piaceri (non) enumerabili in 4, ke non son 29.31.32. Koncessioni ke non stanno tra il 3 e il 5, ke han profumi (in)di cashmire, Sig.na Elezione. Non le diko certo di trovarsi un posto, non le okkorre e sa bene ke non vi sarebbe soddisfazione alkuna fossi mai stato kostretto a spostar qualkosa per trovarle una dimensione. Non sokkiudo neppure porte a ki vede mura attorno agli stipiti, kostretto a distrikarsi su labirintici dedali pindarici, tessendo briciole pollicine o sparpagliando fili d'arianna: ke soddisfazione vi sarebbe mai a trovare, ritrovarsi, farsi trovare quando l'ingegno deve sopperire ad una mankanza di (dis)orientamento? Sig.na Elezione, spieghiamoci senza dir niente, ke è questa la sintesi del perkè è qui. O vi son io, dev'esser la konfusione di kui all'inizio ke torna o torno io, senza essermene andato, potenzialmente fugato, fugace e per questo non in fuga. Sì, sà, normalmente mi spavento, mi parlo e mi spavento ma lei non ci faccia kaso ke la mia testa non sta bene, kome vede parlo kon MeStesso e mi diko kose ke non sapevo di sapere. O ho tentato di studiare, si davvero, c'ho anke provato perkè sa i programmi ministeriali a volte kiedono passo per poi cederlo e a me non piace molto kalkar la terra per lasciarmi orme appresso, ke disegnino perkorsi, ke improntino tracce. Dice ke non esiston scie? Essì, l'arte del volo, Eternity’s Sunrise, konkordo e non per niente il niente da spiegare. Sig.na Elezione, ke dirle? Novembre è un mese kosì lungo ke non ha il peso della durata. Sà, ho gettato il kalendario astronomiko.

venerdì, ottobre 17, 2008

Oibhò


Ho sagomato il kalendario digitale. Accertandomi ke fosse tempo d'inquietudini, riskontrandone l'assenza, quasi accettando remessivamente sorridente la buka all'appuntamento. Ke ne possa intuire i motivi è del tutto irrilevante, autokompiacente, totalmente insensato, razionalmente deviato. Skriverne e kostatarne finisce per stendere nuove spirali viziose al riguardo, viti autoalimentate, probabilmente kon una fine ke son stanko di cerkare. Affosso l'assioma, rifuggo le tesi, sbigottisko davanti a ciò ke sto skoprendomi kapace di non fare. Una ripresa di inkoscienza ke kredevo appartenuta e ke inversa m'è stata pratikamente skonosciuta o immemorabilmente kongenita.
La sostenibilissima leggerezza dell'essere.

Ho who bends to himself a Joy
Doth the winged life destroy;
But he who kisses the Joy as it flies
Lives in Eternity’s sunrise.

William Blake

venerdì, ottobre 10, 2008

Deliri d'Estate & Letture d'Autunno


Incroci&jazz distese akuminate di vette&vento terrazze su pozze, sospiri d'agata, odi al dubbio e singulti d'erba, voli come kadute precipizi inversi kantieri di mare. Distanze kome ciò ke avrei potuto essere. Vuoti kolmi. Poesia rigurgitata e rigurgitante su ammolli d'estasi ke non è. Vorrei altro. Vorrei altrove. Solitudini bramate kome inkoncepibili quasar di kalamitate kalamitanti attrazioni. M'affaccio su balaustre sotto al mondo, elevandomene al di sopra, assurgendomi al loko pikassiano. Bevendo birra, nettendo la vita ke per altri è vita. Tremiti statici, vokazioni atroci alla kaduta, imbarazzanti nella loro disarmante ingenua fetida ignobile e pura antisocialità. Disadattato e inalienabile. Skosto gru e impalkature da panorami incerti, rendendoli inkompiuti per mankanza d'ansia. Abbattendoli per eccessi d'ira, sobria dedizione al disordine. Non sono io. Neppure uno dei miei 29 me. Infiniti e terminati in singhiozzi di passi erranti. Kredendo di misurarmi e riuscendo a non vedermi skompaio sui tetti di barcellona, riapparendo nel giallo inkonfessabile di Città del Messico, una qualsiasi di loro. Riesumandomi senza risorgere abbattendomi senza kadere. Neppure la dignità d'uno splatter di serie c. Sono solo faunistika ascesi su parki zoologici inappropriati ed appartenenti. Appartenuti da sempre kome gabbie e vetrine che meskolano vetro e piombo. Meskalina. Estatike navi all'orizzonte, inkastonate in onde invisibili da questa distanza incise tra sagome edili. Inkastonate appunto, ma senza l'elezione della pietra. Desidero pennelli e kolori e non mi resta ke la pendenza d'un aborto d'ombrello in un mojito skadente. Factory asettica, d'alto design. Infida come uno spacciatore troppo fatto, Inaffidabile kome le tele ke non tesso. Ke non dipingo Ke non deglutisco. Mastiko libri cibandomi di Q e Stirner. mastiko brandelli mai laceri. Kariatide eletta e pur sempre tale. Brankolo, eludendo ammikki, inabile al contatto. Fantomatikamente arroganti in ridicole posture plastifikate, nobili tonde arkaike apatiche demenze. Gongolo. E piango me, prima di loro. Kompatisco il dove tralascio il kome, dimentiko il quando appeso ad una solo data sul biglietto. Inerme kome un pugnale puntato su arterie senza pulsioni. Delirio d'estate, lettura d'autunno, inquietudine senza tempo.

Ps. Dovrebbe konsolarmi il fatto ke questi sian stati deliri d'estate. Ma il tempo si sostiene ke sia cikliko e anke le mezze stagioni pare ke non esistan più.

mercoledì, ottobre 08, 2008

D-Solvenza

"Nulla di ambiguo, come vedete.
Scrivo per far cadere la pioggia.
Scrivo per bandire le guerre.
Parole per scacciare i fantasmi,
per riempire il ventre, per dichiarare
senza paura ciò che si ama e si odia"
Wu Ming

lunedì, ottobre 06, 2008

Survivor's Factory


Banditori krepuskolari
rintokkano senza merkanteggiare
il senso kompiuto dell'esistenza.
Isterismi komposti,
inkontrovertibili,
tondi&impekkabili,
proiettano indelebili
mekkanismi di konforme
omoloagione certifikata.
Ologrammano prototipi bipedi,
assikurandone l'autokonservazione.

La Fabbrica della Serenità
kontinua a mietere nascite.
Fekonda senza koncepire.
Fagocita il Dubbio.

Un'intera vita su un nastro mobile,
essenze in movimento immobile,
kostipate e kommisurate
barkollano in impercettibili
singhiozzi di disequilibrio,
ora tintinnando ora squittendo
al kontatto metalliko&vitreo,
kimiko, apatiko, ludiko,
kon l'apposito
kontenitore mentale.

Le variabili non sono previste.
L'errore è in frantumi,
brillando in ogni riflesso
kasuale, uniko e irripetibile.

Perdonate. Solo uno sfogo.

venerdì, ottobre 03, 2008

L'Arguto Ordine del Kosmo

Decido d'apparire in sogno all'Ordine del Kosmo, facendomi akkompagnare dal mio gatto nero di sekonda mano. Ho delle note di kredito da riskuotere e qualke domanda da porre. La scienza della vita è una materia indefinita in kui i postulati assurgono a dogmi mai dimostrati, dove l'opinione diventa kostume, più da ciarlatano ke usanza. C'è qualkosa ke non torna in tutto quello ke sta akkadendo e sono stanko di appaltare i miei krediti alla Sig.na Sorte ke pare troppo presa dal kurare gli interessi dei suoi klienti migliori. La riskossione koatta è un lavoro infame solo in questo mondo dove il dovuto magikamente si koagula in debito ed usura. Usura. Une termine beffa, ambivalente e ambiguo, devoto agli equilibri prekostituiti. Una venale delimitazione varkata di tassi di interesse o logoramento, a sekonda dell'accezione ke si scelga di volta in volta.
Mi presento in un kandido vestito nero, impekkabile ed irreversibile, ke porta il mio ospite a dekantare miscele di perla in infusiere Thun. Il gatto skrikkiola stelle già in frantumi.
Vorrei esordire kon qualkosa di simile al -C'è del marcio in Danimarka-.
-A tutto il 2008 sono in kredito-. Pragmatismo epistolare senza ke invero si possa kamuffare un velato senso di piacere nel trovarmi qui. Un vuoto ke non sa di klaustrofobiko.
Passa in rassegna i miei karteggi. Ovviamente karta gialla e stilografika per stilegrafiko. Sembra piuttosto affabile, le mia aggressività non ne è inibita ma piuttosto invalidata.
-Gentilmente... perkè dimamine tutto quest'amore per l'ordine?-. La kosa poggia morbida su una innaturale konfidenza d'interessi.
Non distoglie gl'okki dal vortice della tazza, sapientemente orkestrato kon un kukkiaio ke mi giura essere un ex voto.
-Non è ke un nome ke per komodità gli esseri son soliti dare allo stato delle kose-
-Non trova ke il termine Stato delle Kose porti in se un retrogusto di immobilità?-
Tintinno le mie konvinzioni rifiutando la pralineria.
-Il Mare è immobile? E non ha forse un suo stato delle kose?-
Dannazione, l'avevo sottovalutato. L'avevo sempre immaginato kostrinto nella polvere del Kolletto Bianko.
-Quindi è una konvenzione sottintendere anke ke il Mare sia ordinato- postillo.
-Esattamente-.
-Senta, in effetti non ero preparato ad una situazione del genere. In realtà avevo posto molta kura nel dettaglio delle voci alla nota di kredito...-
-Sì, sono molto ordinate-
-Posso darti del Tu?-
-Certo-
-Stai tentando di mettermi in diffikoltà?-
-Non hai bisogno di molto aiuto per esserlo, mi pare-
-Vorrei dirti ke sei arguto, tuttavia non okkorre intuizione. Avvalendoti di quel probante test di 7 kartelle. Solo il sunto dei miei krediti in effetti-
-Sì, ok, però hai usato un karattere 12 interlinea 2,5-
-Su konsiglio del mio kommercialista oniriko in effetti. Sostiene ke sia una konvezione legale-
-Quindi mi stai dicendo ke segui le konvenzioni-
-Il konfine tra Arguto e Bastardo a volte è molto sottile-
-Sì, sono arguto-.
-Va bene. Konveniamone. L'Arguto Ordine del Kosmo. Kredi ke potrai fare qualkosa per i miei interessi oltre ke per i miei squilibri?-
-Vedremo-.
Attendo kon ansia il giorno in kui deciderà di svegliarsi. Senza ke me ne voglia per questa meravigliosa infusiera Thun ke ho deciso arbitrariamente di prendermi in pegno. L'arguzia non è sorella di sangue dell'attenzione evidentemente.

mercoledì, settembre 10, 2008

E-Vocazione Alchemica

(Ad ogni Re il proprio trono)

Un Chimico Ermetico.
Nient'altro di ciò che non chiesi d'essere,
di ciò che desideravo.
Anatema d'Ombra
in diacronia di colore
compio l'eludibile,
rendo ipotetico l'inevitabile,
riprendo possesso
nell'abbandono.

Maledicendo giorni insonni
ho vegliato la soglia
del mio laboratorio,
imponendo cardini
a porte senza parete.
Intrecciando rabbia e ragione
ho forgiato
l'essenza stessa
delle
uniche sbarre
che m'avrebbero potuto
contenere.

E adesso.
Adesso
che tento di ripristinare
il Caos tra i miei alambicchi,
dischiudendo un notturno
che è sempre stato,
soppalco d'inversi
per cieli senza soffitto;
adesso
ascolto il Silenzio
nell'abbraccio del Vento,
dove i sonagli
tornano a non chiedere
più un senso.
Adesso e Non Più.

lunedì, settembre 01, 2008

Variabile Salvifika

(A Yasin, perkè a volte il koraggio è solo sopravvivenza)

Disegno finestre kon le dita,

kon la sabbia per palko,

scenografika notte,

cielo per pulpito;

per dar sagome geometrike

a mondi informi

ke ostinatamente mi si

vogliono imporre kome realtà

sokkiudo mosaici

kon devota e abitudinaria

vokazione di mimo.


Non resta molto di kandido,

neppure il bianko di questi guanti,

e nella kaotika fuga dal pudiko

ritrovo spekulazioni

di kolore.


Detesto.

E detestando rikompongo

kandidature al sakro

vento d'Ombra,

disegnando spirali koncentrike,

tornando a dare un senso alle Ali,

rielaborando la distanza komoda

tra me

e un sottomondo ke

torna sfondo per vedute aeree.


Detesto aver avuto bisogno di me.

Per farlo.

Aggredendomi per non lacerarmi,

spekkiandomi per non vedermi.


Detesto ciò ke non ho visto.

Detesto questo squallido gioko

alla rinkorsa della paura

dove kani e karnefici

si skambiano onorifikamente di merito e ruolo,

ora latrando ed ora kacciando.


Sbirri e perifrastike d'ordine,

necessità komposte,

bisogni primari eretti

kol metallo della sbarra,

kol gelo del terrore,

kon la manipolazione del verbale,

kon lo stupro della legalità.


Detesto ki krede.

Ki non koltiva dubbi,

ki ripiega nell'inevitabile,

nel senza scelta.

Ki vorrebbe ma non può, ki potrebbe ma non vuole,

ki non riesce a volere. Ki ha potere.

Ki vuole il potere,

inkapace di elaborarlo ma perfettamente

kapace di gestirlo, elevandolo a potenza,

skavandone la radice mai quadrata,

akkontentandosi di lisciare gl'angoli

e gli squittii ke ne tintinnano i rintokki.


Detesto i dati di fatto,

detesto i konsiglieri dell'adeguamento,

della demokrazia ad ogni kosto.

Detesto i guazzabugli d'informazione,

l'immondo delirio del giornalismo.

Detesto la delega dell'odio.

Detesto gl'enigmisti di komodo.

Detesto questo paese,

ke non sarà mai nazione,

ke cerka radici ke non ha mai avuto,

ke s'aggrappa ai krocifissi kome salvagenti,

naufraghi indecenti e senza pudore,

ke benedice kattolikamente il suo kredo,

ke non ha ritmo, ke dekanta solo i morti,

ke indora il passato sapendo di non avere presente,

ke tenta di strutturare una klandestinità

per poi aver qualkosa d'abbattere.


Detesto ki sceglie di non ridikolizzarne

i deliri delle kontraddizione.

La stessa kontraddizione,

ke senza il bacio della poesia,

resta una messinscena patetika

per rissosi sottoumani;

una sopravvivenza tacita e permessa

solo in assenza di metri di paragone.


E adesso ke torno a vivere d' Acqua e Vento,

ke torno a rikordare ke non vi son katene

per ki possiede il delirio d'ala,

ridisegnando il mio sorriso

di rabbia arrogante...


Per il kalore della ribellione

ke non ha frontiere e dokumenti,

per le affinità senza il plagio della lingua,

per l'enigma d'un pensiero uniko

e mai uguale, ebbro della sua follia,

a beffa di distanze presunte,

a subornare il senso dell'illegalità

ke diventa morale e kondizione...


Regalo tutto questo al Migrante.

Ovunque sia e da ovunque venga,

fratello salvifiko,

variabile inevitabile

per kausa di fame e di guerra,

di desiderio e necessaria pretesa,

ke rende migliore questo skiokko di terra

tra mare e cielo

ke ci ostiniamo a kiamare italia.

mercoledì, agosto 27, 2008

Orma d'Acqua


Il Complice

“Mi crocifiggono e io devo essere la croce ed i chiodi.
Mi tendono il calice e io devo essere la cicuta.
Mi ingannano e io devo essere la menzogna,
mi bruciano e io devo essere l'inferno.
Devo lodare e ringraziare ogni istante del tempo.
Il mio nutrimento sono tutte le cose.
Il peso preciso dell'universo, l'umiliazione, il giubilo.
Devo giustificare ciò che mi ferisce.
Non importa la mia fortuna o la mia sventura.
Sono il Poeta.”

Jorge Luis Borges

lunedì, agosto 11, 2008

Loc(o)-Action

"E il poeta brillo insultava l'Universo"
A.Rimbaud

giovedì, agosto 07, 2008

Quieto Relax

"Io aggiro l'ostacolo di una roccia finché non ho abbastanza polvere per farla saltare in aria e aggiro l'ostacolo delle leggi di un popolo finché non ho raccolto l'energia sufficiente per rovesciarle."

Max Stirner

martedì, luglio 29, 2008

Fuck Italy







Ovunque

















Mai Vostro

martedì, luglio 15, 2008

Kome se niente fosse


I fatti. Sequestro di veikolo e patente per positività all'uso di sostanze stupefacenti. Le konseguenze: disagi. Le implikazioni: pretesa repressione dilagante. Konklusioni: -Sarà una risata ke vi seppellirà-.

Ogni passo mi rende diverso, ogni repressione più libero.

Integerrimi sessisti bastardi, inflessibili skiavi della legalità a tutela del potere, mi si son avvicinati in un torrido post-pranzo di luglio per dimostrare kome i borderline debbano tenersi lontani da certe zone residenziali. Mani ovunque, cervello in kontumacia, rivendikata arguzia palesemente konfutabile ma sotto il riskio dell'aggravante del kapo d'imputazione.

I miei konfini della bokka in delirio di movimento tra kontrazioni di denti, sedar di lingua e inarkar di sorriso. L'attenzione metodika e figlia dell'esperienza in ogni bordo d'espressione.

Adesso ho un'auto in meno e una bici in più.

L'inkoscienza beffarda di domandare al mio aguzzino da ki si sarebbe fatto riakkompagnare avesse potuto scegliere tra il parko di koloro ke mi attendevano fuori da un carillon ariakondizionato ke si ostinano a kiamare kommissariato. Pensate davvero ke non mi sia balenata per la testa l'idea ke io fossi solo l'appariscente mezzo per trasformare una giornata troppo torrida da passare in strada in un pomeriggio in kui redigere verbali inutili ma in posti refrigerati?

Non esiste libertà dove esiste stato.

Non rikonosko la legge ma solo la mia morale.

Il potere è dell'uomo per l'uomo, dell'uomo sull'uomo. Accettare la subordinazione ad una gerarkia implika la kanalizzazione della frustrazione su koloro ke si suppone essere socialmente e gerarkikamente subordinati.

Konstatare la totale mankanza di konseguenze etiko-umorali, la latitanza di sintomatologie di pentimento e rimorso, rende le bestie furiose e nell'impassibile s'accende il kalore della sovversione.

Essere intokkabile anke se non nel korpo.

Potete avere la mia patente e la mai auto, la mia fedina e il mio tempo.
Ma non potrete mai avere la sovranità sulla mia testa.

Voi siete skiavi e io ciò ke non potrete mai essere.
Non saluto, non ringrazio, non ossequio e non imploro.

Pago il prezzo di vivere nel posto sbagliato.
Per vivere da larve armate invece un posto vale l'altro.

Non mi avrete.

venerdì, luglio 04, 2008

A MidSummer Night's Dream


"Gli innamorati sono come i pazzi:
hanno sempre il cervello in gran bollore,
ed una fantasia così feconda
da riuscire a concepir più cose
di quante la ragione loro, a freddo,
si mostra poi disposta ad accettare.
Pazzo, amante, poeta: tutti e tre
sono composti sol di fantasia."

Shakespeare, Sogno d'una notte di mezza estate (atto V, scena I)

mercoledì, giugno 11, 2008

ArteIncisoria

Quand'ero ankora pikkolo decisi di konfrontarmi kon me stesso giorno per giorno. Probabilmente l'ennesima vokazione all'esser kontro ogni koerenza, ogni konkreta e ossequiosa devozione alla linearità kostipata. L'arte della programmazione e della skadenza relegata ad apparente ruolo marginale di konfronto interiore; un dettarsi regole kui non trasgredire per dimostrarsi ke l'esteriorizzazione del rifiuto fosse una scelta konsapevole e kosciente. Kredevo fosse la sublimazione dell'eccezione, vedendo me stesso al centro di questa. Ovviamente le kose spesso ci sfuggon di mano, le kreture della mente prendono vita propria, si allineano a sceneggiature lise dall'usura dell'umanità. Non mi son sottratto ed oggi ne pago il prezzo. Ho fatto di me una kavia. Il rispetto della sfera di libertà altrui, sfere amorfe kui il prossimo ha scelto koattamente o koscientemente di relegarsi, m'han trasformato in kreatore e kreatura. Kominciai kome ogni novizio kon la sperimentazione massiccia: l''arte dell'intaglio e dell'incisione, l'uso di mekkanismi di leva e pressione, inklinazione e fessura sono pratike ke s'acquisiskono kol tempo e ke diventano morbose e autoinfliggenti solo con la pratika, gl'esordi son dedikati ad altro. Kolpi di skure, ke già in se portavano la beffa del buio deklinatamente registrata nel doppio signifikato di sostantivo e aggettivo. La sorte volle dare il suo kontributo, abbattendosi in skadenze inquietanti su un'infanzia serena solo per mankanza di kapri espiatori e in latitanza dell'uniko sospetto, il Kaso, ke già avevo scelto di rifiutare. Sorriso da Giullare per devozione di vita. Kredersi eletto fu soltanto il primo, palpabile, segno di follia non parafrasata. I miei deliri di onnipotenza probabilmente kominciarono in quel periodo: skoprirsi affiankati da una sorte più sadika di quanto la mia mente potesse fu un Bacio d'Ombra. Un adolescente ke frequentava koetanei e amoreggiava kon Donna Eterna. Il Bacio d'Ombra. Ne porto ankora adesso gl'effetti addosso o forse solo adesso. Anke -reietto- fu una parola ke skoprii allora. In effetti, ankora una volta, mostrai la presunzione kromosomika ke m'affliggeva imponendomi una kondizione ke il mondo esterno non aveva mai dato segno di sentenziare. Tuttavia io avevo ankora bisogno di far pratika d'ascia, dissotterrandola quotidianamente, operandomi, attento a non recidere le arterie vitali ma neppure pekkando di indecisione, ke le cikatrici sprecise non mi son mai piaciute. Kol tempo affinai le mie arti incisorie. Skoprii utensili più evoluti, sostanze e unguenti ke favorivano le incisioni, la molatura kome lavoro certosino, le forme morbide e taglienti al kontempo. Conobbi altri incisori. In effetti poki furono quelli di kui rikordo ankora la faccia. Più ke altro falegnami sommari ke rateizzavano le proprie sofferenze rispondendo alle rikieste di merkato, restauratori ke prestavano i propri talenti per cesellare dolori tardo impero e abbattitori. Un gran numero di beceri boskaioli. Avevo tutt'altro talento e giravo kon il temperino nello zaino. Facevo lavori d'improvvisazione su me stesso kreando bozzetti di parole su sbuffi di prato e notte; fingevo di non vedere la kritika d'arte ke tratteneva lakrime e sorrisi in korso d'opera, recitavo la parte di pittori letti ad immagini e konoscevo i primi orgasmi. Forse avevo appreso talmente bene il kopione ke non m'akkorgevo neppure di farlo e debbo dire ebbi eccellenti recensioni in verità.
Oggi.
Oggi porto addosso le cikatrici del mio lavoro. Ogni cikatrice, stentando a trovar spazio per nuove kreazioni. Anestetizzato. Ekko kome mi sento. Aggrappato ad una sedia a dondolo inkiodata ad un portikato di legno affacciata sull'unika notte ke desidero. Una ricerka di squilibri gravitazionali impediti.

lunedì, giugno 09, 2008

Black Night & Cat Riot


Buio ke afferra sepolkri vissuti,
porte e balkoni di popoli muti,
larve katodike inutili e miti
pretendono solo muri puliti.

Muto un fruscìo in sobillar di dita,
sentir la rabbia per kiamarla vita,
delirio ke morde, Kaos e Kolore,
Il Rosso & Il Nero, Armance & Furore.

Kappuccio & Giullar firman la notte
trillar silenzio, fomentar lotte;
suadente, liquido: acqua nell'acqua.

Inafferrabile. Piacqua o non piacqua.

sabato, maggio 31, 2008

Teleologia

I L'Avvento
Quando apparve il quartiere tornò a fingersi affaccendato.
Kome un manipolo di studenti in supplenza plenaria, kome l'okkio docente attraverso i kardini infami, skiavi della videosorveglianza, ognuno attrakkò le proprie evasioni al molo della propria korporazione. Krumiri delle slot machine in mattinata sabbatika s'aggrapparono ai propri esercizi, fruttivendoli oziosi giokolarono kon le proprie manipolazioni agrikole e gli statali non fecero niente per non kalamitare sospetti.
L'uomo dell'Opinione imbokkò l'HalfPipe, tubo popolare, fucina di nobiltà stakanovista, destreggiando la
Bolla tra aggressioni kalcistike e deliri municipali.
I kortigiani, ghirlandati di kavi e parallelepipedi okulati, avanzavano solerti a passo di struzzo kon la testa farcita nell'obbiettivo. La
Bolla, ankora estatika e gommosa, entrava nel palmo della mano. Rabdomante dell'informazione, fameliko TalentScout del disagio di strada, l'uomo dell'Opinione skierava la ligia legione e iniziò il suo lavoro.

II La Missione
Appoggiò la sfera sul lastrikato, brandì il suo sorriso più rassikurante e si fece uomo tra gl'uomini, kome Altro prima di lui.
L'uomo, sorridendo, avanzava la palla. S'avvicinò all'arketipo dell'avventore feriale e digrignò tentakoli assorbenti. Lingue di popolarità irradiarono i cieli bassi del quartiere, vomitarono riflessi di notorietà su persiane ammezzate e rabbuiarono a giorno la strada. In una trance komunikatina l'eletto sibilò aspirazioni di rankore inkastonate nel suo profilo migliore. Impiattò il tutto su un letto di kampanilismo, gratinò l'estrazione di nascità e vestì il tutto kon un filo di patriottismo balsamiko. I tentakoli katodici si gonfiarono kome il ventre d'un boa, l'opinione trasalì il kono rovescio dell'appendice aspiratrice, l'uomo dell'Opinione tese i muskoli facciali, impose arti palmipedi e avvolse la palla. La
Bolla tondeggiò su se stessa, inklinò l'angolo di rotazione e aumentò di volume. L'uomo konstatò un lavoro ben svolto, appoggiò nuovamente le mani sulla sfera e la spinse avanti di qualke metro.

III La Diffusione
Vivisezionata dal profilo satinato della propria vetrina trasudava finta timidezza la venditrice di tabakki. Katalizzando forze komunikative ad alta frequenza la Bolla gorgheggiò sulla sua destra e la mandria informativa non fece altro ke assekondarne il volere. Quando l'onda sonora fu sufficientemente vicina per dilaniare gli skogli dell'ignoranza autogestita, la donna s'illuminò di fotogrammi retrattili e neppure i più vicini riuscirono a vedere il vortikar di tentakoli. La sferà s'annodò (sorrido) su se stessa, tornò all'originaria inklinazione e aumentò ankora di volume. L'uomo tornò a spingerla.

IV La Sublimazione
La via s'ammassò in diligente sparpagliamento. Sguardi votivi reklamavano attenzione e la sfidavano a dimostrar loro d'esser stata opportuna; la pertinenza dell'ordinario imponeva allo korte teknologika di rapire anime epilettike a autoktoni intimiditi se la strappavano fieri, da petti unti e patetici, appoggiandola su kuscini battenti bandiera vatikana. Giunserò studenti, pikkoli imprenditori, imprudenti produttori e pekuliari spekulatori; dividendi e funamboli dell'evasione in divisa. Muratori e imbrattini, ambulanti mai nomadi, deambulanti mutilati, cieki mirakolati e visionari dannati; pensionati minorenni, ultracentenari patentati, ragazze madri senza la ragazza della madre, padri padroni kol padrone dle padre, nonni annuenti e suadenti soubrette dell'avanspettakolo. Barbieri kol parkinson e kartomanti brail, stagiste da diporto, direttori sportivi obesi e kritici analfabeti. La Bolla ingrassava e ingrassava, facendosi pinata; l'uomo sorrideva e spingeva la sua kreatura ormai a misura d'uomo. L'akkarezzava amorevolmente, kullandola kon tenerezza reverenziale: la sfera era adesso figlia e madre; offriva nutrimento e kiedeva amore. Quando i panni tesi ke kontrosoffittavano la strada iniziarono ad asciugarsi per il solo kalore della palla, quest'ultima abbracciava ormai l'intera sede stradale.
L'uomo gongolava.
Il quartiere alitava sulle unghie della mano migliore lucidandola poi sulla spalla opposta.
La korte eleggeva il suo ciambellano.
L'uomo tornava ad abbracciare e a spingere la Bolla. Ke rotolava davanti a se riempendone il petto.

V L'Illuminazione

Fu allora ke akkade.
M'affacciai sul mondo kon in braccio l'Infante
Il bambino guardò l'Uomo kon la sua Bolla.
Sorrise.
E sorridendomi disse: -Guarda, uno sterkoraro-.