martedì, luglio 29, 2008

Fuck Italy







Ovunque

















Mai Vostro

martedì, luglio 15, 2008

Kome se niente fosse


I fatti. Sequestro di veikolo e patente per positività all'uso di sostanze stupefacenti. Le konseguenze: disagi. Le implikazioni: pretesa repressione dilagante. Konklusioni: -Sarà una risata ke vi seppellirà-.

Ogni passo mi rende diverso, ogni repressione più libero.

Integerrimi sessisti bastardi, inflessibili skiavi della legalità a tutela del potere, mi si son avvicinati in un torrido post-pranzo di luglio per dimostrare kome i borderline debbano tenersi lontani da certe zone residenziali. Mani ovunque, cervello in kontumacia, rivendikata arguzia palesemente konfutabile ma sotto il riskio dell'aggravante del kapo d'imputazione.

I miei konfini della bokka in delirio di movimento tra kontrazioni di denti, sedar di lingua e inarkar di sorriso. L'attenzione metodika e figlia dell'esperienza in ogni bordo d'espressione.

Adesso ho un'auto in meno e una bici in più.

L'inkoscienza beffarda di domandare al mio aguzzino da ki si sarebbe fatto riakkompagnare avesse potuto scegliere tra il parko di koloro ke mi attendevano fuori da un carillon ariakondizionato ke si ostinano a kiamare kommissariato. Pensate davvero ke non mi sia balenata per la testa l'idea ke io fossi solo l'appariscente mezzo per trasformare una giornata troppo torrida da passare in strada in un pomeriggio in kui redigere verbali inutili ma in posti refrigerati?

Non esiste libertà dove esiste stato.

Non rikonosko la legge ma solo la mia morale.

Il potere è dell'uomo per l'uomo, dell'uomo sull'uomo. Accettare la subordinazione ad una gerarkia implika la kanalizzazione della frustrazione su koloro ke si suppone essere socialmente e gerarkikamente subordinati.

Konstatare la totale mankanza di konseguenze etiko-umorali, la latitanza di sintomatologie di pentimento e rimorso, rende le bestie furiose e nell'impassibile s'accende il kalore della sovversione.

Essere intokkabile anke se non nel korpo.

Potete avere la mia patente e la mai auto, la mia fedina e il mio tempo.
Ma non potrete mai avere la sovranità sulla mia testa.

Voi siete skiavi e io ciò ke non potrete mai essere.
Non saluto, non ringrazio, non ossequio e non imploro.

Pago il prezzo di vivere nel posto sbagliato.
Per vivere da larve armate invece un posto vale l'altro.

Non mi avrete.

venerdì, luglio 04, 2008

A MidSummer Night's Dream


"Gli innamorati sono come i pazzi:
hanno sempre il cervello in gran bollore,
ed una fantasia così feconda
da riuscire a concepir più cose
di quante la ragione loro, a freddo,
si mostra poi disposta ad accettare.
Pazzo, amante, poeta: tutti e tre
sono composti sol di fantasia."

Shakespeare, Sogno d'una notte di mezza estate (atto V, scena I)

mercoledì, giugno 11, 2008

ArteIncisoria

Quand'ero ankora pikkolo decisi di konfrontarmi kon me stesso giorno per giorno. Probabilmente l'ennesima vokazione all'esser kontro ogni koerenza, ogni konkreta e ossequiosa devozione alla linearità kostipata. L'arte della programmazione e della skadenza relegata ad apparente ruolo marginale di konfronto interiore; un dettarsi regole kui non trasgredire per dimostrarsi ke l'esteriorizzazione del rifiuto fosse una scelta konsapevole e kosciente. Kredevo fosse la sublimazione dell'eccezione, vedendo me stesso al centro di questa. Ovviamente le kose spesso ci sfuggon di mano, le kreture della mente prendono vita propria, si allineano a sceneggiature lise dall'usura dell'umanità. Non mi son sottratto ed oggi ne pago il prezzo. Ho fatto di me una kavia. Il rispetto della sfera di libertà altrui, sfere amorfe kui il prossimo ha scelto koattamente o koscientemente di relegarsi, m'han trasformato in kreatore e kreatura. Kominciai kome ogni novizio kon la sperimentazione massiccia: l''arte dell'intaglio e dell'incisione, l'uso di mekkanismi di leva e pressione, inklinazione e fessura sono pratike ke s'acquisiskono kol tempo e ke diventano morbose e autoinfliggenti solo con la pratika, gl'esordi son dedikati ad altro. Kolpi di skure, ke già in se portavano la beffa del buio deklinatamente registrata nel doppio signifikato di sostantivo e aggettivo. La sorte volle dare il suo kontributo, abbattendosi in skadenze inquietanti su un'infanzia serena solo per mankanza di kapri espiatori e in latitanza dell'uniko sospetto, il Kaso, ke già avevo scelto di rifiutare. Sorriso da Giullare per devozione di vita. Kredersi eletto fu soltanto il primo, palpabile, segno di follia non parafrasata. I miei deliri di onnipotenza probabilmente kominciarono in quel periodo: skoprirsi affiankati da una sorte più sadika di quanto la mia mente potesse fu un Bacio d'Ombra. Un adolescente ke frequentava koetanei e amoreggiava kon Donna Eterna. Il Bacio d'Ombra. Ne porto ankora adesso gl'effetti addosso o forse solo adesso. Anke -reietto- fu una parola ke skoprii allora. In effetti, ankora una volta, mostrai la presunzione kromosomika ke m'affliggeva imponendomi una kondizione ke il mondo esterno non aveva mai dato segno di sentenziare. Tuttavia io avevo ankora bisogno di far pratika d'ascia, dissotterrandola quotidianamente, operandomi, attento a non recidere le arterie vitali ma neppure pekkando di indecisione, ke le cikatrici sprecise non mi son mai piaciute. Kol tempo affinai le mie arti incisorie. Skoprii utensili più evoluti, sostanze e unguenti ke favorivano le incisioni, la molatura kome lavoro certosino, le forme morbide e taglienti al kontempo. Conobbi altri incisori. In effetti poki furono quelli di kui rikordo ankora la faccia. Più ke altro falegnami sommari ke rateizzavano le proprie sofferenze rispondendo alle rikieste di merkato, restauratori ke prestavano i propri talenti per cesellare dolori tardo impero e abbattitori. Un gran numero di beceri boskaioli. Avevo tutt'altro talento e giravo kon il temperino nello zaino. Facevo lavori d'improvvisazione su me stesso kreando bozzetti di parole su sbuffi di prato e notte; fingevo di non vedere la kritika d'arte ke tratteneva lakrime e sorrisi in korso d'opera, recitavo la parte di pittori letti ad immagini e konoscevo i primi orgasmi. Forse avevo appreso talmente bene il kopione ke non m'akkorgevo neppure di farlo e debbo dire ebbi eccellenti recensioni in verità.
Oggi.
Oggi porto addosso le cikatrici del mio lavoro. Ogni cikatrice, stentando a trovar spazio per nuove kreazioni. Anestetizzato. Ekko kome mi sento. Aggrappato ad una sedia a dondolo inkiodata ad un portikato di legno affacciata sull'unika notte ke desidero. Una ricerka di squilibri gravitazionali impediti.

lunedì, giugno 09, 2008

Black Night & Cat Riot


Buio ke afferra sepolkri vissuti,
porte e balkoni di popoli muti,
larve katodike inutili e miti
pretendono solo muri puliti.

Muto un fruscìo in sobillar di dita,
sentir la rabbia per kiamarla vita,
delirio ke morde, Kaos e Kolore,
Il Rosso & Il Nero, Armance & Furore.

Kappuccio & Giullar firman la notte
trillar silenzio, fomentar lotte;
suadente, liquido: acqua nell'acqua.

Inafferrabile. Piacqua o non piacqua.

sabato, maggio 31, 2008

Teleologia

I L'Avvento
Quando apparve il quartiere tornò a fingersi affaccendato.
Kome un manipolo di studenti in supplenza plenaria, kome l'okkio docente attraverso i kardini infami, skiavi della videosorveglianza, ognuno attrakkò le proprie evasioni al molo della propria korporazione. Krumiri delle slot machine in mattinata sabbatika s'aggrapparono ai propri esercizi, fruttivendoli oziosi giokolarono kon le proprie manipolazioni agrikole e gli statali non fecero niente per non kalamitare sospetti.
L'uomo dell'Opinione imbokkò l'HalfPipe, tubo popolare, fucina di nobiltà stakanovista, destreggiando la
Bolla tra aggressioni kalcistike e deliri municipali.
I kortigiani, ghirlandati di kavi e parallelepipedi okulati, avanzavano solerti a passo di struzzo kon la testa farcita nell'obbiettivo. La
Bolla, ankora estatika e gommosa, entrava nel palmo della mano. Rabdomante dell'informazione, fameliko TalentScout del disagio di strada, l'uomo dell'Opinione skierava la ligia legione e iniziò il suo lavoro.

II La Missione
Appoggiò la sfera sul lastrikato, brandì il suo sorriso più rassikurante e si fece uomo tra gl'uomini, kome Altro prima di lui.
L'uomo, sorridendo, avanzava la palla. S'avvicinò all'arketipo dell'avventore feriale e digrignò tentakoli assorbenti. Lingue di popolarità irradiarono i cieli bassi del quartiere, vomitarono riflessi di notorietà su persiane ammezzate e rabbuiarono a giorno la strada. In una trance komunikatina l'eletto sibilò aspirazioni di rankore inkastonate nel suo profilo migliore. Impiattò il tutto su un letto di kampanilismo, gratinò l'estrazione di nascità e vestì il tutto kon un filo di patriottismo balsamiko. I tentakoli katodici si gonfiarono kome il ventre d'un boa, l'opinione trasalì il kono rovescio dell'appendice aspiratrice, l'uomo dell'Opinione tese i muskoli facciali, impose arti palmipedi e avvolse la palla. La
Bolla tondeggiò su se stessa, inklinò l'angolo di rotazione e aumentò di volume. L'uomo konstatò un lavoro ben svolto, appoggiò nuovamente le mani sulla sfera e la spinse avanti di qualke metro.

III La Diffusione
Vivisezionata dal profilo satinato della propria vetrina trasudava finta timidezza la venditrice di tabakki. Katalizzando forze komunikative ad alta frequenza la Bolla gorgheggiò sulla sua destra e la mandria informativa non fece altro ke assekondarne il volere. Quando l'onda sonora fu sufficientemente vicina per dilaniare gli skogli dell'ignoranza autogestita, la donna s'illuminò di fotogrammi retrattili e neppure i più vicini riuscirono a vedere il vortikar di tentakoli. La sferà s'annodò (sorrido) su se stessa, tornò all'originaria inklinazione e aumentò ankora di volume. L'uomo tornò a spingerla.

IV La Sublimazione
La via s'ammassò in diligente sparpagliamento. Sguardi votivi reklamavano attenzione e la sfidavano a dimostrar loro d'esser stata opportuna; la pertinenza dell'ordinario imponeva allo korte teknologika di rapire anime epilettike a autoktoni intimiditi se la strappavano fieri, da petti unti e patetici, appoggiandola su kuscini battenti bandiera vatikana. Giunserò studenti, pikkoli imprenditori, imprudenti produttori e pekuliari spekulatori; dividendi e funamboli dell'evasione in divisa. Muratori e imbrattini, ambulanti mai nomadi, deambulanti mutilati, cieki mirakolati e visionari dannati; pensionati minorenni, ultracentenari patentati, ragazze madri senza la ragazza della madre, padri padroni kol padrone dle padre, nonni annuenti e suadenti soubrette dell'avanspettakolo. Barbieri kol parkinson e kartomanti brail, stagiste da diporto, direttori sportivi obesi e kritici analfabeti. La Bolla ingrassava e ingrassava, facendosi pinata; l'uomo sorrideva e spingeva la sua kreatura ormai a misura d'uomo. L'akkarezzava amorevolmente, kullandola kon tenerezza reverenziale: la sfera era adesso figlia e madre; offriva nutrimento e kiedeva amore. Quando i panni tesi ke kontrosoffittavano la strada iniziarono ad asciugarsi per il solo kalore della palla, quest'ultima abbracciava ormai l'intera sede stradale.
L'uomo gongolava.
Il quartiere alitava sulle unghie della mano migliore lucidandola poi sulla spalla opposta.
La korte eleggeva il suo ciambellano.
L'uomo tornava ad abbracciare e a spingere la Bolla. Ke rotolava davanti a se riempendone il petto.

V L'Illuminazione

Fu allora ke akkade.
M'affacciai sul mondo kon in braccio l'Infante
Il bambino guardò l'Uomo kon la sua Bolla.
Sorrise.
E sorridendomi disse: -Guarda, uno sterkoraro-.

venerdì, maggio 30, 2008

Quoth the Raven, "Nevermore"

Appunto spille di kokorita
a labbra di latta.
Bestie antropomorfe
assediano la decenza
umana e logorano
inkrollabili macerie
di elezione senza votanti.
Privazioni d'argomenti
produkono animali senza skopo.
Troppo inutili per esser vittime,
troppo stupidi per esser karnefici
delegano in deflagrazioni
di luoghi komuni;
pionieri di immemori konfini
e gabbie di frustrazione.
Kontare gli inkroci.
Trasformar il prossimo
in statistika del qualunque
e farsene karnefice:
un kommiserar l'umanità
sopravvivendo a se stessi.

mercoledì, maggio 28, 2008

AutoKonfidenze

Parlo a Me Stesso.
Mi diko kose
e non vedo gente.
Non trovando un Senso
me ne dono Immense Moltitudini.
Ho bisogno d'affogare
le mie Intuizioni
e konfonderle nella ressa.

Notturno. Kontemplazione&Invettiva

(Sinfonia concertante in Mi bemolle maggiore)
Fragori sintetici, kampanelli ossidati, brankolano pensieri estatici su konfini rinnegati, su apolidi reietti, alibizzati kosmopoliti, eternauti del disagio, miniaturisti e certosini dell'autodeflagrazione. Notte affacciata sul baratro dell'estate, zanzare palindrome, kolar di pipistrello, annaspar di lucciola, serpeggiar di fiato a morder kontorni di quadri incisi kon la parte "sbagliata" del pennello. Libero Pensiero in Libera Terra. Astronauti adesso. Voraci divoratori d'Universo, introspettori psikedelici, mondi sommersi, immersi in diversi, perversi e persi in versi di tersi cieli ebbri d'assenzio. Silenzio. Kontemplo in distratta attrazione inversa equilibri sintattici di kolline kaotike, gioki di terra, sobillar di vigne tra armonike d'ulivo e kontrabbassar di grano. Imballo la mia patetika fiducia nell'umanità e rimbokko gl'angoli del fagotto. Sento squittire il kulto dell'apparire e stridere al kontrasto kon l'essenza. Bofonkiare gli onesti senza talento e arrosparsi il petto sperando di inalare idee. Stringo i lacci e piovono gli dei. Stasera non mi interessate. Sono troppo pieno di me.

Ps. Note al testo. Un sentito ringraziamento a Marco Castoldi (in arte Morgan).

lunedì, maggio 26, 2008

MikroKosmoNauti

"Come possono scienza-politici mangia-potere teste-di-piombo
Governo due-mondi Capitalista-Imperialista
Terzo-mondo Comunista maschio ammucchia-carte
Non-contadino jet-set burocrati
Parlare per il verde della foglia? Parlare per la terra?"

Gary Snyder

martedì, maggio 20, 2008

Autodeterminazione degl'Ego

"Ho creato in me varie personalità. Creo costantemente personalità. Ogni mio sogno, appena lo comincio a sognare, è incarnato in un'altra persona che inizia a sognarlo, e non sono io. Per creare, mi sono distrutto; mi sono così esteriorizzato dentro di me che dentro di me non esisto se non esteriormente. Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi".
Fernando Pessoa

giovedì, maggio 15, 2008

Anatemi

Essere poeta non è una mia ambizione.
E’ la mia maniera di stare da solo
.
F. Pessoa


Spalanko un palmo di mente
su mondi ke ho ridipinto.
Autoimponendomi ke non fosse akkaduto.
In equilibri skostanti,
in gabbie di desinenze,
trottoleggio l'elezione
lungo la linea della vita.
Son stanko di gattonare
in nome delle mie imposizioni
e delle vostre deficienze.
Serrate le fila,
stringete i korpi
e dimentikate le menti.
Massimalizzate i profitti
e abiurate la Fantasia.
Quando il vortikar d'efficienza
avrà finalmente deciso
di dekretar anke per voi
l'arrivo della Primavera

vi resterà comunque la legittimità.
A me un Sorriso per ogni Maggio

mercoledì, maggio 14, 2008

Kapostipiti

Ciò in cui credo
di James G. Ballard
Credo nel potere che ha l'immaginazione di plasmare il mondo, di liberare la verità dentro di noi, di cacciare la notte, di trascendere la morte, di incantare le autostrade, di propiziarci gli uccelli, di assicurarsi la fiducia dei folli.
Credo nelle mie ossessioni, nella bellezza degli scontri d'auto, nella pace delle foreste sommerse, negli orgasmi delle spiagge deserte, nell'eleganza dei cimiteri di automobili, nel mistero dei parcheggi multipiano, nella poesia degli hotel abbandonati.
Credo nelle rampe in disuso di Wake Island, che puntano verso il Pacifico della nostra immaginazione.
Credo nel fascino misterioso di Margaret Thatcher, nella curva del le sue narici e nella lucentezza del suo labbro inferiore: nella malinconia dei coscritti argentini feriti; nei sorrisi tormentati del personale delle stazioni di rifornimento; nel mio sogno che Margaret Thatcher sia accarezzata da un giovane soldato argentino in un motel dimenticato, sorvegliato da un benzinaio tubercolotico.
Credo nella bellezza di tutte le donne, nella perfidia della loro immaginazione che mi sfiora il cuore; nell'unione dei loro corpi disillusi con le illusorie sbarre cromate dei banconi dei supermarket; nella loro calda tolleranza per le mie perversioni.
Credo nella morte del domani, nell’esaurirsi del tempo, nella nostra ricerca di un tempo nuovo, nei sorrisi di cameriere di autostrada e negli occhi stanchi dei controllori di volo in aeroporti fuori stagione.
Credo negli organi genitali degli uomini e delle donne importanti, nelle posture di Ronald Reagan, di Margaret Thatcher e della principessa Diana, negli odori dolciastri emessi dalle loro labbra mentre fissano le telecamere di tutto il mondo.
Credo nella pazzia, nella verità dell’inesplicabile, nel buon senso delle pietre, nella follia dei fiori, nel morbo conservato per la razza umana dagli astronauti di Apollo.
Credo nel nulla.
Credo in Max Ernst, Delvaux, Dalì, Tiziano, Goya, Leonardo, Vermeer, De Chirico, Magritte, Redon, DÅrer, Tanguy, Facteur Cheval, torri di Watts, Bîcklin, Francis Bacon, e in tutti gli artisti invisibili rinchiusi nei manicomi del pianeta.
Credo nell'impossibilità dell'esistenza, nell'umorismo delle montagne, nell'assurdità dell’elettromagnetismo, nella farsa della geometria, nella crudeltà dell'aritmetica, negli intenti omicidi della logica.
Credo nelle donne adolescenti, nel potere di corruzione della postura delle loro gambe, nella purezza dei loro corpi scompigliati, nelle tracce delle loro pudenda lasciate nei bagni di motel malandati.
Credo nei voli, nell'eleganza del l'ala e nella bellezza di ogni cosa che abbia mai volato, nella pietra lanciata da un bambino che porta via con se la saggezza di statisti e ostetriche.
Credo nella gentilezza del bisturi, nella geometria senza limiti dello schermo cinematografico, nell'universo nascosto nei supermarket, nella solitudine del sole, nella loquacità dei pianeti, nella nostra ripetitività, nell'inesistenza dell'universo e nella noia dell'atomo.
Credo nella luce emessa dai videoregistratori nelle vetrine dei grandi magazzini, nell'intuito messianico delle griglie del radiatore delle automobili esposte, nell'eleganza delle macchie d'olio sulle gondole dei 747 parcheggiati sulle piste catramate dell'aeroporto.
Credo nella non-esistenza del passato, nella morte del futuro, e nelle infinite possibilità del presente.
Credo nello sconvolgimento dei sensi: in Rimbaud, William Burroughs, Huysmans, Genet, Celine, Swift, Defoe, Carroll, Coleridge, Kafka.
Credo nei progettisti delle piramidi, dell'Empire State Building, del FÅrer-bunker di Berlino, delle rampe di lancio di Wake Island.
Credo negli odori corporali della principessa Diana.
Credo nei prossimi cinque minuti.
Credo nella storia dei miei piedi.
Credo nell'emicrania, nella noia dei pomeriggi, nella paura dei calendari,
nella perfidia degli orologi .
Credo nell'ansia, nella psicosi, nella disperazione.
Credo nelle perversioni, nelle infatuazioni per alberi, principesse, primi ministri, stazioni di rifornimento in disuso (più belle del Taj Mahal), nuvole e uccelli.
Credo nella morte delle emozioni e nel trionfo dell'immaginazione.
Credo in Tokyo, Benidorm, La Grande Motte, Wake Island, Eniwetok, Dealey Plaza.
Credo nell'alcoolismo, nelle malattie veneree, nella febbre e nell'esaurimento.
Credo nel dolore.
Credo nella disperazione.
Credo in tutti i bambini.
Credo nelle mappe, nei diagrammi, nei codici, negli scacchi, nei puzzle, negli orari aerei, nelle segnalazioni d'aeroporto.
Credo a tutti i pretesti.
Credo a tutte le ragioni.
Credo a tutte le allucinazioni.
Credo a tutta la rabbia
Credo a tutte le mitologie, ricordi, bugie, fantasie, evasioni.
Credo nel mistero e nella malinconia di una mano, nella gentilezza degli alberi, nella saggezza della luce.

( Re-Search)

sabato, maggio 10, 2008

Ibridi&Reietti.Poeti.

"Così come venne andò via.
Lo sentirono come un mezzo-essere.
Poi, dolcemente, si confuse
con il silenzio e il ricordo.

Il sonno lasciò di nuovo il loro riso,
morì la loro estatica speranza,
e poco dopo dimenticarono
che era passato.

Tuttavia, quando la tristezza di vivere,
poiché la vita non è voluta,
ritorna nell' ora dei sogni,
col senso della sua freddezza,

improvvisamente ciascuno ricorda -
risplendente come la luna nuova
dove il sogno-vita diventa cenere -
la melodia del violinista pazzo."

Da -Il Violinista pazzo-, F. Pessoa

martedì, maggio 06, 2008

Salti Nella Rete Globale

Ci sono un uomo, un gatto e una notte d'acqua.

Il gatto dorme e l'uomo sogna.

Cerka i suoi passi liquidi sulla soglia tra sogno e veglia.

Ha sognato di gocce ke si facevan skrosci e d'acqua nell'acqua, di parole kondivise ke si facevan bolle e da bolle surfavano morbide inflessibili onde.

Ci sono un uomo, un gatto e una notte d'acqua. L'uomo insegue orme già kalpestate nel korridoio ke semina la sua kamera da letto; annoda il rubinetto ke temporeggiava in levare i suoi pensieri e la goccia smette di battere il tempo. Allunga le sue inquietudini sul divano e askolta un silenzio ke assilla di vuoto. Il gatto è ovunque, la notte gocciola.

Allunga il suo orekkio ma l'assenza liquida trasforma in fragore muto un silenzio inutile.

La notte è ovunque e il gatto frinisce.

Allunga la mano e decide di far skrosciare la radio.

Ci sono un uomo, un gatto e una notte d'acqua.

Il gatto dorme e l'uomo sogna.

martedì, aprile 22, 2008

La Passeggiata di Mr.Spleen

-Diskostati- disse. Il gatto soppiantò le sue kredenze e si ritagliò uno spikkio di felicità.
Il sonno sporkava le labbra, il bollitore fiskiava appresso alle forme tonde del mattino.
-Avrebbe dovuto-. Kome le esortazioni ke squarciano il quieto vivere, iniziò a sentire la leggerezza opprimente della perifrastika. -Avrebbe dovuto-. Skoncia e impassibile, l'orda della prerogativa scendeva a spirale i gironi della tazza. -Avrebbe dovuto-. Ritmo sbarazzino e incessante , un rullante Rock-a-billy sui suoi improponibili propositi; ennesima biglia in discesa, ennesima insana stramaledizione della gravità.
Strinse i figli prediletti del sole in un abbraccio di karta e loro gli sorrisero.
Un cielo terso, gravido della stessa serenità ke finiva in becero kontraltare umorale, kontrosoffittava la sua stanza dei bottoni. -Avrebbe dovuto-. Il tono risoluto sbavò la tesa del kappellaio matto.
Kon la solennità del kondannato, kon l'impavida arroganza dello sventurato ke tenta di far d'una sentenza un'okkasione, skiacciò la soglia di kasa e strinse dita kolorate attorno al kalcio dell'ombrello. Il gattò si sentì padrone.
Spese i suoi passi nella devota attenzione dei partikolari, ripassando dettagliatamente i kontorni del suo piano. Innanzitutto non avrebbe dovuto kommettere errori durante lo spostamento. Asserragliato negli snodi del tempo distrikò gli intarsi del selciato. Non pestò neppure una riga, perkorso netto. Oltre 600 metri senza una sbavatura. Komplimentandosi kon se stesso, spingendosi buffetti komplici sul mento, si distrasse a sufficienza per skoprirsi davanti al suo destino.
La porta. -Avrebbe dovuto-. Immaginò queste parole incise su portali senza tempo, vide illustri korregionali avvitarsi su moniti infernali... Avrebbe dovuto.
Infilò l'entrata, ignorò i moniti d'ingresso, depistò il mutevole parko zoologiko ke ammassava, impudiko e riottoso, il tribunale di sentenza.
Sentiva un peso attanagliargli la bokka dello stomako; la netta presa di koscienza ke la konsequenzialità degli eventi fosse una beffa del Systema, il retrogusto amaro dell'evitabile, il rabbioso e gelido istinto della vendetta affogava adesso nell'immobilismo della legalità.
Strinse il kalcio dell'ombrello. Aggrappandovisi.
I sentenziati s'inerpikavano lungo il sentiero tortuoso, kordame, tra stormi d'inkoscienti, reietti e privilegiati della terza età. Li vedevi korrere a kapo kino fino alla soglia della vita, sottile kome una lastra di vetro antiproiettile, ekeggiante kome una kassa di risonanza, stretta kome il baffo di vento su kui s'annodano bankonote e monete.
Li kontò in giudizio. Uno, due, tre, sei. Sette. Sarebbe tokkato a lui.
7. Kome i pekkati kapitali. Kome i re di Roma o kome i suoi kolli. 7, kome i mari. 7 kome i chakra. Kome il numero di maglia di George Best. 7, kome le vite d'un gatto.
Il destino impikkato alla numerologia. -7-. Tokkava a lui. -Avrebbe dovuto-.
Sfidò lo sguardo oltre il parapetto trasparente. Non ebbe risposta.
Affiggendo le sue inquietudini alla vertikale di vetro, affliggendo i suoi desideri in nome del dovuto, tese ormai remissivo lo squarcio latrante di karta sotto la fessura ke rintokkava a sentenza.
Vacillò. Uno sguardo furtivo e komplice akkarezzo i bordi della kancelleria.
-La kapisko sa?-. Non ebbe kalore da quella solidarietà. -Sono 148 euro-.

La kondanna imposta, la sentenza eseguita. Il prezzo della velocità: una rinuncia al vano desiderio.

giovedì, aprile 17, 2008

SpuntiDiVista

Egocentriko. Arrogante. Presuntuoso.
Solo perkè a nauseabondi ignoranti ho dikiarato ke
l'Eskatologia non è nient'altro ke preokkuparmi del mio destino.

venerdì, aprile 11, 2008

NeverMind


"Ruttare in un barattolo non è un esperimento di scienze". B.S.

mercoledì, aprile 02, 2008

Simply Night


Piovono Notti
Kome Se.

Il buio si issa
oltre
le kornici
di finestre
komplici
e rinkorre

profili suadenti di lampade

e gatti.


Sobilla,
tintinnante

e ondivago,
nel kalice d'uno
svogliato
akkiappasogni;
intonandosi
al paltò
d'un
sipario annodato

digrigna

virgole di vento.

Lo guardo.

Indisturbato
okkupa kasa.
Abbraccia
il kadavere
baldanzoso

d'una tv dismessa.
Eppur viva
d'una
indomita
vertigine di vita,

un led rosso
per epitaffio.

Veleggia

tra kornicioni di libri
e promontori chaise longue,

solka i mari
procellosi

di kucine ribelli
e doma le korrenti

acquatike del kortile.

Innaffio
piante ke non
ho mai avuto

per il piacere

del giardinaggio notturno.


Askolto brillare i kampi
e inkarto stelle
per tempi migliori.

martedì, aprile 01, 2008

Immondi Sommersi


"Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perciò ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libertà."


F.D.A.