martedì, aprile 22, 2008

La Passeggiata di Mr.Spleen

-Diskostati- disse. Il gatto soppiantò le sue kredenze e si ritagliò uno spikkio di felicità.
Il sonno sporkava le labbra, il bollitore fiskiava appresso alle forme tonde del mattino.
-Avrebbe dovuto-. Kome le esortazioni ke squarciano il quieto vivere, iniziò a sentire la leggerezza opprimente della perifrastika. -Avrebbe dovuto-. Skoncia e impassibile, l'orda della prerogativa scendeva a spirale i gironi della tazza. -Avrebbe dovuto-. Ritmo sbarazzino e incessante , un rullante Rock-a-billy sui suoi improponibili propositi; ennesima biglia in discesa, ennesima insana stramaledizione della gravità.
Strinse i figli prediletti del sole in un abbraccio di karta e loro gli sorrisero.
Un cielo terso, gravido della stessa serenità ke finiva in becero kontraltare umorale, kontrosoffittava la sua stanza dei bottoni. -Avrebbe dovuto-. Il tono risoluto sbavò la tesa del kappellaio matto.
Kon la solennità del kondannato, kon l'impavida arroganza dello sventurato ke tenta di far d'una sentenza un'okkasione, skiacciò la soglia di kasa e strinse dita kolorate attorno al kalcio dell'ombrello. Il gattò si sentì padrone.
Spese i suoi passi nella devota attenzione dei partikolari, ripassando dettagliatamente i kontorni del suo piano. Innanzitutto non avrebbe dovuto kommettere errori durante lo spostamento. Asserragliato negli snodi del tempo distrikò gli intarsi del selciato. Non pestò neppure una riga, perkorso netto. Oltre 600 metri senza una sbavatura. Komplimentandosi kon se stesso, spingendosi buffetti komplici sul mento, si distrasse a sufficienza per skoprirsi davanti al suo destino.
La porta. -Avrebbe dovuto-. Immaginò queste parole incise su portali senza tempo, vide illustri korregionali avvitarsi su moniti infernali... Avrebbe dovuto.
Infilò l'entrata, ignorò i moniti d'ingresso, depistò il mutevole parko zoologiko ke ammassava, impudiko e riottoso, il tribunale di sentenza.
Sentiva un peso attanagliargli la bokka dello stomako; la netta presa di koscienza ke la konsequenzialità degli eventi fosse una beffa del Systema, il retrogusto amaro dell'evitabile, il rabbioso e gelido istinto della vendetta affogava adesso nell'immobilismo della legalità.
Strinse il kalcio dell'ombrello. Aggrappandovisi.
I sentenziati s'inerpikavano lungo il sentiero tortuoso, kordame, tra stormi d'inkoscienti, reietti e privilegiati della terza età. Li vedevi korrere a kapo kino fino alla soglia della vita, sottile kome una lastra di vetro antiproiettile, ekeggiante kome una kassa di risonanza, stretta kome il baffo di vento su kui s'annodano bankonote e monete.
Li kontò in giudizio. Uno, due, tre, sei. Sette. Sarebbe tokkato a lui.
7. Kome i pekkati kapitali. Kome i re di Roma o kome i suoi kolli. 7, kome i mari. 7 kome i chakra. Kome il numero di maglia di George Best. 7, kome le vite d'un gatto.
Il destino impikkato alla numerologia. -7-. Tokkava a lui. -Avrebbe dovuto-.
Sfidò lo sguardo oltre il parapetto trasparente. Non ebbe risposta.
Affiggendo le sue inquietudini alla vertikale di vetro, affliggendo i suoi desideri in nome del dovuto, tese ormai remissivo lo squarcio latrante di karta sotto la fessura ke rintokkava a sentenza.
Vacillò. Uno sguardo furtivo e komplice akkarezzo i bordi della kancelleria.
-La kapisko sa?-. Non ebbe kalore da quella solidarietà. -Sono 148 euro-.

La kondanna imposta, la sentenza eseguita. Il prezzo della velocità: una rinuncia al vano desiderio.

giovedì, aprile 17, 2008

SpuntiDiVista

Egocentriko. Arrogante. Presuntuoso.
Solo perkè a nauseabondi ignoranti ho dikiarato ke
l'Eskatologia non è nient'altro ke preokkuparmi del mio destino.

venerdì, aprile 11, 2008

NeverMind


"Ruttare in un barattolo non è un esperimento di scienze". B.S.

mercoledì, aprile 02, 2008

Simply Night


Piovono Notti
Kome Se.

Il buio si issa
oltre
le kornici
di finestre
komplici
e rinkorre

profili suadenti di lampade

e gatti.


Sobilla,
tintinnante

e ondivago,
nel kalice d'uno
svogliato
akkiappasogni;
intonandosi
al paltò
d'un
sipario annodato

digrigna

virgole di vento.

Lo guardo.

Indisturbato
okkupa kasa.
Abbraccia
il kadavere
baldanzoso

d'una tv dismessa.
Eppur viva
d'una
indomita
vertigine di vita,

un led rosso
per epitaffio.

Veleggia

tra kornicioni di libri
e promontori chaise longue,

solka i mari
procellosi

di kucine ribelli
e doma le korrenti

acquatike del kortile.

Innaffio
piante ke non
ho mai avuto

per il piacere

del giardinaggio notturno.


Askolto brillare i kampi
e inkarto stelle
per tempi migliori.

martedì, aprile 01, 2008

Immondi Sommersi


"Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perciò ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libertà."


F.D.A.

giovedì, marzo 27, 2008

D'On.Ki? - Shoot!

Piacere / Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke
se vuoi mi trovi lì / tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese / Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo
non faccio l’Al Pacino / non mi faccio di Pachinko
non gratto / non vinco / non trinco / nelle sale Bingo
man mano mi convinco

che io sono un Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perhcè proteggo i miei cari / dalle mani dei Sicari / dei cravattari
sono un Eroe
perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
E te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere

Stipendio dimezzato / o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne / lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde / vado in bianco / ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ?
SU
vai / a vedere nella galera / quanti precari / sono passati ai mal’affari
quando t’affami / ti fai / nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini / ti cibi
di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei Bambini

Per far denaro ci sono più modi / potrei darmi alle frodi
e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 / ma non farò la mia famiglia a fette
perchè sono un Eroe.

Caparezza, Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)

martedì, marzo 18, 2008

Moralità-Inversa

"Apporre una X per votare può essere motivo di esaltazione per un analfabeta, piuttosto insufficiente per un acculturato e assolutamente inutile, dannoso e offensivo per un anarchico"
(Altipiani Azionanti)


Non son solito parlar di partitokrazia. Di questo inguardabile ammasso di lingue viscide ed eklettike, kapaci al kontempo di frustare e igienizzare. Di sorcetti in doppiopetto sguiscianti e pantagruelike e rigurgitanti orge di fantastilismo. Ma stavolta farò un'eccezione.

Bilance elettorali offrono skoncee i loro piatti kome piedistalli per tronfi assertori dell'-Io sono il bene komune-. Askolto voci sibilline ke diskiudono squarci visionari su dipinti passati e le stadere si fanno Malgoverno, i notabili diavoli e le kondanne eterne.

Pesi e misure. Latrine morali bonifikate in assetto antisommossa da inermi e korazzati tutori dell'ordine kostituito. Divise impekkabili nel loro sfacciato autogiustifikazionismo: feroci e spietati in kampagna elettorale, solidali tra ratti in ogni intokkabile protezionismo parlamentare. Vestono e si fanno vestire da "stilisti" identici. Sarti sbavanti ke kuciono vesti kommisurate agl'interessi dell'avventore. Skoprendo ke ki non varka la soglia inizia a koltivare il desiderio del nudo. Dello spogliarsi del fetore konservatore della "demokrazia" ad ogni kosto, anke a quello di non averla. Nel nome di quella partitokrazia ke l'ha sempre ripudiata. Burattini autonomi vedo loro vedere i nodi ke si aggrovigliano sopra la propria testa, e per ognuna di quest'ultime ke kade, mitologikamente koerente, la politika ne rigenerà altre. Burattini e ventriloqui. Dall'ombra dirigono e doppiano. E da pulpiti abbandonati dalla morale sventolano oscena la bandiera della kosa pubblika e preannunciano la kalata barbarika dell'antipolitika.

Antipolitika. Kome se questa la fosse. Dopo 20anni di lobotomizzazione, sotto i morsi dell'insoddisfazione materiale, abbandonato il torpore tiepido del benessere degli anni 90, dei pikkoli imprenditori evasori e kontenti, degl'operai kol cellulare, dei bambini farciti di Ratalin, del Prozac kome le smarties... dopo tutto questo...

L'antipolitika è quella ke porta nella kabina elettorale.

Buon non voto a tutte/i.

giovedì, marzo 13, 2008

Kon-Korso Di Kolpe


"Un occhio osserva, gli altri sentono."

Paul Klee

giovedì, febbraio 28, 2008

Konseguenze d'Ombra


Trafugai pianeti
e subornai le stelle.
Annodai
alkimie di dolore
in origami
di kolore e treni;

il buio sbadigliò kompunto.

Kontorsioni affilate
recisero
finalmente
lo stelo della notte.

Night.Fight.Light.

Restai immobile e liquido.
Guardai me guardarmi:
mordere i konfini del tempo;
perder angoli di labbra.

Ritmike in levare
di sasso e latta.
Sobillar di mani,
Koreografie d'ombra.

Sorrisi&Rabbia
in kalici d'orkidea
s'abbandonano a korrenti
di kappuccio e vento;
Dissolvenze,
Delirio.
E una biglia in spirale
oltre la linea della vita.

OneNightSpray

martedì, febbraio 26, 2008

Relatività&Legalità


Io.
-Una Becks-.
Lui.
-5 Euro-
Io.
Silenzio
Lui.
-Ke c'è?-

In effetti niente. Solo uno strasciko. Perverso infondo.
Kontinuo a domandarmi perkè non abbia avuto almeno il buon gusto di indossare quantomeno un passamontagna.

Non finirò mai di sorprendermi di quanto sia relativo il koncetto di legalità.

venerdì, febbraio 15, 2008

DiMe,DiSe&D'altreSciokkezze


Ho fiducia in tutti gli animali
ma adoro specialmente
i cani in concerto

Eccomi qui, che leggo semi-legalmente
a voi, canilupo e cani da caccia

Un procione sgattaiolò dentro
eludendo il bigliettaio
Una giacca di cuoio calzante come un guanto
come il cappuccio di un falcone
sgusciò su di una sedia

Ricordo ancora quella pelle sinuosa
che anelava all'infiochirsi delle luci,
il suo sbadiglio slogamascelle
come la spaccata di un'acrobata
benedetta da "La Belle Dame" di Blok
che inarca la schiena
Una cagna allungò le zampe
come le gambe di una chaise-loungue.

La sala è muschiata di Marijuana,
cane pazzo dai mille occhi
come nelle visioni
apocalittiche di San Giovanni.
Mille occhi -
Che affare per i fabbricanti di lenti a contatto!

Burocrati, vi venga una accidente!
Un poeta sta ululando.
Ferlinghetti, cappello di pecora -
lupo rosso, in pelle di pecora grigia,
Agnello vestito da lupo,
si accende uno spinello con il mandato di cattura.
In tempi di Giudizio, un mandato pende su tutti noi.
Compresi maschi e cagne.

Ispida generazione, toccherà a noi il giudizio
se Dio non vuol giudicare
quelli che ci impiccano nei supermarket
quelli che fanno come dei Giuda
e hanno un bel tornaconto!
Perciò ero lì, assassino della Parola,
e la mia giacca scricchiolava -
pelle di mucca imbottita d'anima.

Chissadove le sue sorelle muggivano
in mungi-messimpiega elettrici.

Medagliette medievali di cani-soldati
brillano al petto dei cani.

A te, trasudante profumo,
sto gridando l'amore
di un randagio di Mosca senza orecchie
che non ha medaglie.

Eppure canto meglio di una cagna
e se dessi un concerto
tutti quei Caruso si venderebbero il fegato
per la mia Voce del Padrone

Vecchio Vagabondo, vecchio Fido -
Loro Capivano senza traduzione -
perchè la natura della poesia
non è nella grammatica ma nelle viscere.

Loro Capivano senza traduzione,
Senza vocabolario Inglese-Russo -
solo la lingua del cielo e dei campi
e i luoghi dove la musica
non ha mentito.

Loro Capivano respirando a fondo.
Prima che la Parola fosse Dio
luna e cane fra loro si capivano.

Voglio essere capito
E a quelli che son sordi alla poesia,
spiegherà tutto un collie di sei piedi,
a zanne nude!

AndreJ Voznesenskij, Apocanisse

martedì, febbraio 12, 2008

Uniko&Mio

"Dio e l'umanità non hanno riposto la loro causa che in se stessi. Epperciò voglio riporre anch'io in me stesso la mia causa, io, che, al pari di Dio, sono nulla per ogni altra cosa, e per me sono il mio tutto, l'unico. Se Dio e l'umanità son ricchi abbastanza per esser tutto a se stessi, io sento che a me manca ancor meno e che non potrò lagnarmi della mia vanità. Io non sono il nulla del vacuo, ma il nulla creatore, il nulla dal quale io stesso creo ogni cosa. Lungi dunque da me ogni causa, che non sia propriamente e interamente la mia! Voi pensate che la mia causa debba essere per lo meno la buona causa? Ma che buono, ma che cattivo! Io sono per me stesso la mia causa, ed io non sono nè buono nè cattivo. Tutto ciò per me non ha senso alcuno. Il divino è cosa di Dio, l'umano dell'"uomo". La mia causa non è divina nè umana, non è la verità, non è la bontà, nè la giustizia, nè la libertà, ma unicamente ciò che è mio: e non è una causa universale, bensì unica, come unico sono io. Nessuna cosa mi sta a cuore più di me stesso."

Max Stirner, L'Unico e la Sua Proprietà

Mi trascino tra viscidi untori di sorrisi ipokriti.
E appestati lobotomizzati nell'estasi del kontagio.
Spleen


domenica, febbraio 10, 2008

Libretto dell'Assenze (an-notate)

(Smashing Punkins - Milano 2 Febbraio 2008)

Tatto Instabile. Carta gialla.

Tratto Indelebile. Kina nera.

Forma Morbida. Doppia Stella.

Bordi strappati. Kollante alkemiko.


Bandiera rovescia.

Un biglietto. Probabilmente.

Senza esse. Per una volta.

Senza utilità. Necessariamente.


Kome in una metodika e certosina
ricerka di inappuntabile imperfezione.
Appoggiato tra pagina e lenzuola.

Ripetendomi e Ripetendosi.


"Insolente al di là del sopportabile
e strafottente nella più assoluta imprevedibilità
qualunque cosa abbia detto o scritto

ha sempre rivelato
il dono
di non dire
mai una sciocchezza".

Inevitabilmente Kaso.
Ordinatamente Kaos.

Ankora una volta,
mai necessariamente:

A/R

Senza Firma.
Senza Giustifikazione.
Qui.
(10 Febbraio 2008)

giovedì, febbraio 07, 2008

Tricks&Loops

"Amou daquela vez Como se fosse a última
Beijou sua mulher Como se fosse a última
E cada filho seu Como se fosse o único
E atravessou a rua Com seu passo tímido
Subiu a construção Como se fosse máquina
Ergueu no patamar Quatro paredes sólidas
Tijolo com tijolo Num desenho mágico
Seus olhos embotados De cimento e lágrima
Sentou prá descansar Como se fosse sábado
Comeu feijão com arroz Como se fosse um príncipe
Bebeu e soluçou Como se fosse um náufrago
Dançou e gargalhou Como se ouvisse música
E tropeçou no céu Como se fosse um bêbado
E flutuou no ar Como se fosse um pássaro
E se acabou no chão Feito um pacote flácido
Agonizou no meio Do passeio público
Morreu na contramão Atrapalhando o tráfego..."

Chico Buarque, Construçao

"Amò quella volta come se fosse l'ultima
Baciò sua moglie come se fosse l'ultima
E ciascun figlio suo come se fosse l'ultimo
E attraversò la via col suo passo timido
Salì la costruzione come se fosse macchina
Tirò su all'ultimo piano quattro pareti solide
Mattone su mattone in un disegno magico
I suoi occhi velati di cemento e lacrime
Sedette per riposare come se fosse sabato
Mangiò fagioli e riso come se fosse principe
Bevendo e singhiozzando come se fosse un naufrago
Ballò e rise come se ascoltasse musica
E inciampò nel cielo come se fosse un ubriaco
E fluttuò nell'aria come se fosse un passero
E si arrestò al suolo come se fosse un fardello flaccido
Agonizzò nel mezzo del passaggio pubblico
Morì contromano intralciando il traffico"

mercoledì, febbraio 06, 2008

PsikoNauti


Le terapie di gruppo si basano sul bislakko koncetto di kondivisione kome liberazione.

Una tesi del genere presuppone presunti equilibri dissennati e autoreferenziali dei partecipanti.

E' altresì evidente ke una terapia verbale, di tipo arteterapeutiko, ke può scientifikamente sfociare nello psikodramma, dovrebbe essere materia in kui inkauti eternauti, fraterni e svegli per quanto improvvisati, sarebbero invitati ad addentrarsi kautamente.
Non tanto rispettosi quanto prudenti nei konfronti di menti perverse e inquiete. Il prezzo da pagare per un tentato e mankato konforto è la kondivisione inversa.

Il koncetto di libertà è metafisika.
Il modo di viverla o di viverne l'assenza disadattamento.

Sostenere ke la terapia di gruppo sia ineffikace è un becero millantare.
Prender koscienza d'aver kondiviso le proprie inquietudini appaga.
Konstatare il talento di kui dispongo nella diffusione osmotika di queste non ha prezzo.

"If you could read my mind love
What a tale my thoughts could tell
Just like an old time movie
bout a ghost from a wishin well
In a castle dark or a fortress strong
With chains upon my feet
You know that ghost is me
And I will never be set free
As long as Im a ghost that you cant see"

Gordon Lightfoot, "If you could read my mind love"

martedì, febbraio 05, 2008

So Far So Good


Derive psikoattive inkantano.
Prefissi d'autodistruzione

onnodano krocikki d'acqua,

singhiozzi d'autokonservazione

affondan andature portanti
su pance piatte.

Le inversioni si fanno spirali.
Lego sirene all'albero,
sciolgo l'albero.
Fiokko.


Fuoribordo da giullare,

sonaglio in One Drop;

spingo il
traverso
oltre i diritti di rotta,
parlo kon me stesso,

soffio.


Polene estatike,

inutili e irresistibili,
finiskono viaribili suadenti
d'equazioni didaskalike.


Kartografia:

appallar mappe,

desiderar senzarotta,

brandir le stelle.

domenica, febbraio 03, 2008

Diario dello S3Gatto

Il tasso kon la bomboletta ha perkosso l'ingresso e ha dilaniato la stanza da thè. Le madamadukesse hanno appeso guanti di zukkero filato alle pendici del kamino. Hanno atteso senza ansia ke fosse dato inizio alle danza per poter finalmente battere il tempo su pelli tese di metronomi antropomorfi. La notte diskostava le palpebre del baldakkino mentre lune azzurre hanno vestito di porpora sospiri indomiti, konati di galera e vikoli dismessi. Il tasso s'è assopito in uno starnuto di spray, le tazze son kolate a pikko, le dosi; bradipi sommersi avvinti e avvolti han graffiato soffitti di giardino notturno e grekale.

Omero osserva ankora il cilindro della lavatrice kome fosse un kaleidoskopio e a nulla serve rikordargli d'esser cieko.

Di me ke resta?
Una domanda inutile per enigmisti ke s'ostinano a kredersi dottori.

venerdì, febbraio 01, 2008

A volte.

A volte qualcuno rimane.

Di poesia mi reputo un antico drogato

(iniziai per solitudine a quattordici anni
con spinelli in terza rima a sedici mi bucavo
versi sciolti più tardi m'iniettai -quel tanto-
parolelibere in esperienze neoformaliste)

Da tempo mi coltivo (solitario) la roba
Non soffro crisi d'astinenza evito cauteloso
L'overdose

M'affratello ai clandestini della parola
Ai tossicopoesiomani ai liricodipendenti

Di poesia mi reputo un antico drogato
Agli indifesi in più plaghe temuti dal potere
Mentalmente perquisiti destinati a campi
Di deconcentrazione

E’ canapa indiana la parola e cresce
In terra di libertà parola trasmutata
Risignificata – vena musica fionda – era
In principio

Sarà anche alla fine

(a volte qualcuno rimane accartocciato
in un angolo accanto a versisiringa a volte
poeti si muore)

Lucio Zinna, A volte qualcuno rimane

giovedì, gennaio 31, 2008

Alambikki&Kontorsioni

Non è facile sopravvivere a Se Stessi.
Specie quando si possiede un Ego fameliko.

"Parole, colori, luci, suoni, pietra, legno,
bronzo appartengono all'Artista.
Appartengono a chiunque sappia usarli.
Saccheggiate il Louvre!"
(William S. Burroughs)

mercoledì, gennaio 30, 2008

lunedì, gennaio 28, 2008

Burning Bright...

Come closer and see
See into the trees
Find the girl
If you can
Come closer and see
See into the dark
Just follow your eyes
Just follow your eyes

I hear her voice
Calling my name
The sound is deep
In the dark
I hear her voice
And start to run
Into the trees
Into the trees

Into the trees

Suddenly I stop
But I know it's too late
I'm lost in a forest
All alone
The girl was never there
It's always the same
I'm running towards nothing
Again and again and again and again

A Forest, The Cure

sabato, gennaio 26, 2008

Dita Altrui


A volte. Mentendo. Skerzando. Forse. Sorridendo.
Sottotitolo:
"Le opere in collaborazione si possono scrivere in due modi. Il primo è detto a mano inerte: un tale, incapace di scrivere, chiede ad un altro individuo di guidargli la mano. In tal caso, il risultato è un disastro: le opere presentano un aspetto estremamente disdicevole. Il secondo metodo è detto a mano forzata: la lotta fra due volontà produce una notevole deformazione dell'istinto dell'accoppiamento che risulta totalmente informe; si scorgono macchie o lacerazioni di carta."
("Stesura a due mani", -Frau Teleprocu-, R.Wilcock-F.Fantasia)

mercoledì, gennaio 23, 2008

Elementanzioni

Bandiere kome Gabbie.

Orge spettrali. Kanoni inversi in kalamitazioni kolme e kolanti, kalkate e kalkanti.

Acqua. Mare. Attrazioni e Astrazioni a Tratti Distratti.

Terrazze dirompono su quieti dirupi di ginestra, squame, burroni e kartine, rinkorse e salti di palo, fraske di rosmarino, singhiozzi di merito, kadute e voli, salti senza rete e voli oltre questa; graffiti e deja vu, kontorsioni e ghiaccio, pieghe, kolla, kollante e rullante, kassa, kontrokassa e violoncello, battere e levare, levare per mettere, andare per tornare, elezioni senza elettori ed eletti dialetti letti voluti in diletti letti indorati da asinkronie di marea.

Riot Quantiko in Paradigma di Systema.

Siedo e annodo linee di orizzonte in bikkieri di polikromie.
Torre di sfondo. Arrokko vibrazioni di kolore e mastiko nuvole di vetro.
Kado ogni volta ke mi siedo e kado ogni volta ke non kado.

Gabbiani stuprano cieli improbalpabili ebbri del potere di decider nella voluttuosità del kogliere e del momento, in umori kadenzati, in danze immobili, se farsi anatema o amante. Sogno unghie metallike su barattoli di sogni, tintinnar di falangi e bankettar di parole. Pentatonike negli spiccioli dell'onde e fomentatori dell'inquietudine dissertar di sale nell'ombra dell'acqua nell'acqua. Akrobati delle predestinazioni e kolletti bianki della volontà derisa.

Sobbalza il quadro, dissolve, kompone. L'Acqua è una biglia tra kiglia e konkiglia, skaglia la sveglia per miglia e miglia, lascia e ripiglia, spariglia, skompiglia, Fuoko di paglia prende ke è una Meraviglia, veglia la soglia. Voglia.

Scivoli antitetici e antigravitazionali in parallele opposte e komposte, tentate riposte, finite risposte.
Furiosi cilindri di Vento in una bonaccia estatika, dentro e fuori in kollimante kollisione, kollasso e implosione. Fucina di strappi nel palmo di mano e baritonali flessuosi e fluenti arrampikano il sole ke, ormai skomparso, può essere intuito. Flussi di koscienza.

Ventre di skiuma, sobillar di sabbia, grakkiar di skoglio, ventriloquar d'anfratto, skrikkiolar di brezza, frusciar di legno, sordità d'alga, frustar di ciottolo e postillar d'onda. Ritmike, korde, fughe fuggenti da spiagge e lustri passati da poko, fuggir per esser cerkato, restare per skappare, skappare per skappare, inkappare in fughe e sublimazioni di queste. Quindici anni a koltivar inquietudini per sillogismi, assonanze, allitterazioni e konsonanze dal dono di sintesi. Inverno. Libertario kova alibi di freddo e spazio per gabbiani reietti, e gabbiani. E reietti.


"To put meaning in one’s life may end in madness,

But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire
It is a boat longing for the sea and yet afraid." E.L.M.

lunedì, gennaio 21, 2008

"Contengo in me 1 bestia,1 angelo e 1 pazzo"


Mi ci vogliono dieci paradossi

Per ricomporre in me una verità,
Dieci radici contorte che si accoppiano
Dentro la terra per fare una radice unica
Che spingendo da sotto i suoi germogli verdi
Non strangoli la luce; e non potrà tradurre
La verità dal mormorio epilettico notturno,
Come mai le radici potranno consentirsi
Di generare il frutto finchè vita e morte
Non siano cancellate, il primo e l’ultimo
Dei paradossi non siano cancellati.

E poichè sono un uomo, il paradosso insiste:
Sono l’unico uomo che vive fra gli spettri,

L’unico spettro a vivere fra gli uomini;

Sono l’unico eletto, e l’unico negletto fra le nebbie.
C’è in me la sfrontatezza dell’uomo e della donna,

E tuttavia ho recitato la parte dell’eunuco
A tutte le passioni, non avendo sesso

E tutti i sentimenti raggelati.

Finchè la vita è morte non ci sarà ragione,

Finchè la vita e la morte non si uniscano.


Dylan Marlais Thomas, Poesia 39

sabato, gennaio 19, 2008

Intuizioni Appese al Pennello

Wiggle, wiggle, wiggle like a gypsy queen,
Wiggle, wiggle, wiggle all dressed in green,
Wiggle, wiggle, wiggle 'til the moon is blue,
Wiggle 'til the moon sees you.

Wiggle, wiggle, wiggle in your boots and shoes,
Wiggle, wiggle, wiggle, you got nothing to lose,
Wiggle, wiggle, wiggle, like a swarm of bees,
Wiggle on your hands and knees.

Wiggle to the front, wiggle to the rear,
Wiggle 'til you wiggle right out of here,
Wiggle 'til it opens, wiggle 'til it shuts,
Wiggle 'til it bites, wiggle 'til it cuts.

Wiggle, wiggle, wiggle like a bowl of soup,
Wiggle, wiggle, wiggle like a rolling hoop,
Wiggle, wiggle, wiggle like a ton of lead,
Wiggle - you can raise the dead.

Wiggle 'til you're high, wiggle 'til you're higher,
Wiggle 'til you vomit fire,
Wiggle 'til it whispers, wiggle 'til it hums,
Wiggle 'til it answers, wiggle 'til it comes.

Wiggle, wiggle, wiggle like satin and silk,
Wiggle, wiggle, wiggle like a pail of milk,
Wiggle, wiggle, wiggle, rattle and shake,
Wiggle like a big fat snake.

"Dimenati come una regina zingara, tutta vestita di verde, finchè la luna è azzurra, finchè la luna ti vede. Nei tuoi stivali e nelle tue scarpe, non hai niente da perdere, dimènati come uno sciame di api, sulle mani e sulle ginocchia. Dimènati davanti, di dietro, fin là fuori, finchè si apre, finchè si chiude, finchè morde, finchè taglia. Dimènati come una scodella di zuppa, come un cerchio roteante, come una tonnellata di piombo, puoi resuscitare i morti. Dimènati fino a che non sei in alto, fino a che non sei ancora più in alto, fino a vomitare fuoco, finchè sussurra, finchè mormora, finchè risponde, finchè arriva. Come raso e seta, come un secchio di latte, tintinna e trema, come un grosso grasso serpente."

A volte, solo a volte, skopro prose e poesie in ciò ke già konosko.
Appeso ad un pennello e kondannato dallo squadramento dogmistiko dell'arkitettura tradizionale ho speso le mie energie su scelte di playlist ke kondannassero le braccia alla rettitudine e la testa all'antagonismo. E tra famelici spiantati, barkollanti freestyler e katodici metrici, unghieggiando al sussurro di testo ke mi si rendeva komprensibile, ho avuto la pastellata idea di leggere Wiggle Wiggle. Poffarbakko l'intuizioni.

domenica, gennaio 13, 2008

Omaggio a Zeb


Per ki più d'una volta m'ha tolto le parole dal dito

sabato, gennaio 12, 2008

In"IO"izione: Limen\Limes


Annodando gli indizi in grovigli di tre,
bastandone due per mankanza di legge,

alkemika avversa al dogma del gregge,
finisco per dare ankor prova di Me.

Non esistono porte troppo aperte.
Esistono solo troppe porte.
E troppi desideri di varkarne le soglie.
Pur di farlo, in qualsiasi direzione.

No Doors - No Rules

venerdì, gennaio 11, 2008

Umori Bassalenanti

Sandor giocava con la cassetta di legno, ma non è arrivato nessuno. All’ora di merenda pensò che fosse inutile. Nel cortile i galli cantavano, ma non potevano nulla contro il sogno, che era tenace e aveva ragione: era troppo presto. I galli cantano sem­pre troppo presto. A parte questo, fuori non c’era nulla.

Gridi, stelle, nient’altro. E in più tutto era livido come uno schiaffo. Sandor si teneva la guancia. Gli sarebbe pia­ciuto essere un bambino martire. Ma non lo era. Suo padre non lo picchiava mai. Aveva ben altro da fare. Sandor si annoiava. A un tratto si è stufato di quella cassetta di legno. Avrebbe voluto uno schiaffo. Per urlare. Per fare chiasso. Si è messo a insultare suo padre, ma suo padre non si arrabbiava, non era per niente offeso. Non ci si può offendere quando si ha altro da fare. Sandor si sforzò di svegliarsi. Il sogno era noioso. Non era neppure un incubo.

Il sogno era un’isola deserta. Un’isola veramente deser­ta, dove non c’è nulla da fare.
Suonò una sveglia.
Sandor si mise a sedere sul letto, sbadigliò. E improvvisamente ricordò che sua madre era morta.

Uscì nel cortile. Vide i galli.
La cassetta di legno. Tutto ciò che voleva vedere.
L’erba, l’uccello, il sole.
Era la sua prima giornata in quei luoghi sconosciuti.

Uno dei ragazzini è venuto a chiamarlo.
Sandor non voleva vederlo.
Ma quando l’altro gli ha parlato, Sandor non ha potuto fare a meno di alzare lo sguardo.

Eppure aveva detto una sola parola:
- Vieni.

Sandor lo guardava. Era un bel bambino. Il bambino gli sorrise:
- Mi trovi bello, vero? Tutti mi trovano bello. Ma per me fa lo stesso. Non provo più alcun fastidio. Ci sono abituato.
- Ti voglio bene, - disse Sandor.
- Lo so, - rispose il bambino. - Un giorno sarò tuo figlio. Ma prima devo morire.
- Sì, - disse Sandor, - parlami ancora.
- La persona che amo di più è mio fra­tello, - continuò il bambino. - Lo amo più di tutti gli altri messi insieme, più di me stesso.
- Perché? - domandò Sandor.
- Non so. Lo guarderai e capirai perché lo amo.
- Parlami ancora, - disse Sandor.
- Dovresti venire a mangiare, - disse il bambino.
- Non ho fame.
- Se non mangi diventerai pallido e mala­to, e tutti saranno tristi.
- Anche tu? - domandò Sandor.
- No, io no. Io non posso essere triste, per­ché una cosa mi consola dell’altra.
- Presto mangerò, - disse Sandor. - Forse domani, o già questa sera.

Il bambino lo guardava con i suoi grandi occhi grigi.
- Parlami ancora, - disse Sandor.
- No, sei tu che devi parlare. Io non ho niente da dire. Per me la vita è semplice e bella.
- Bella? - disse Sandor.
- E semplice, - disse il bambino.
- Ma che ne sai tu della vita? - gridò Sandor con rabbia improvvisa. - Preferirei che adesso te ne andassi!

Il bambino si è alzato:
- Davvero vuoi che me ne vada?
- No, resta, non fa niente, comunque sia è troppo tardi.

Agota Kristof, -Dove sei Mathias?-.

mercoledì, gennaio 09, 2008

MindPatchwork

«Come fai a sapere che sono matta?»
disse Alice.
«Devi esserlo per forza»
disse il gatto.
«Altrimenti non saresti qui».

L. Carroll "Alice Nel Paese delle Meraviglie"


"Dal silenzio delle cose non dette
al silenzio delle cose taciute

alle promesse regalate telepaticamente,
risa mute,
scegli il momento per non parlare,
risparmia il fiato e lasciati capire"

99 Posse,
Quello che sei per me

sabato, gennaio 05, 2008

The Wan Stars Danced Between


And soon I heard a roaring wind:
It did not come anear;
But with its sound it shook the sails,
That were so thin and sere.

The upper air burst into life!
And a hundred fire-flags sheen,
To and fro they were hurried about!
And to and fro, and in and out,
The wan stars danced between.

And the coming wind did roar more loud,
And the sails did sigh like sedge;
And the rain poured down frome one black cloud
The Moon was at its edge.

The tick black cloud was cleft, and still
The Moon was at its side:
Like waters shot from some high crag,
The lightning fell with never a jag.
A river steep and wide.

The Rime of the Ancient Mariner, Samuel Taylor Coleridge

giovedì, gennaio 03, 2008

SinghiozzoDiKaos

"Gli ormoni in armonia, mia follia, nella casa della grande sovversiva fantasia; arriva il benessere e brilla, amo stare con chi quando parla, parla e ascolta e non strilla. Una candela trema, il tempo mi abbandona, anche senza occhiali vedo un sottofondo viola. Mi sorprendo disponibile al mondo: c'è tempo per il viaggio di ritorno. Eclissi totale - sto a guardare il mio lato lunare- metà scimmia metà aquila reale; si fanno incontri per il bene e il male, nell'attesa taglio il cordone ombelicale. Che succede figli di metropoli franate, stelle del settimo cielo fulminate:

-Volo-

il cervello lo alleno, in volo...
e il destino può baciarmi il culo.

Qui è alto, le strade sono piene, chi mi vuole bene va e viene va e viene poiché sono il viaggiatore e ho un senso della fine come trasformazione.

Tra Merlino e Marx per me la scena torna graditacome dopo una rapina riuscita: ho fiducia accanita in una storia bandita da tutte le bugie di una vita. Il tempo è così poco, il mondo troppo grande: io assimilo arte, affronto la mia parte nella notte immensa, nella sopravvivenza nel paradiso della mia coscienza: da più di quindici anni ai margini del codice penale è un bene andare tra il legale e l'illegale, da leale, mi spezza e ricompone, chi non obbedisce al suo desiderio piano piano muore.

Qui è alto, le strade sono piene, chi mi vuole bene va e viene va e viene poiché sono il viaggiatore e ho un senso della fine come trasformazione.

Lascio in alto l'istinto, lascio dire al non detto, lascio il dubbio e la fame di annientamento; pulito, un incendio tra le acque del mare, sono quise ci sei avrò motivi per guardare e immaginare me lì per sempre addormentarmi per sempre o per niente, vivo nel presente un sognatore di assoluto: lo volevo e l'ho avuto.

Dedicato a una regina dei fiori, a una tavola tra pari, ai liberi da ordini continui di cattura da sentirsi esseri umani; all'armonia, all'erba, a ogni paranoia persa fumando alla prossima partenza.

Qui è alto, le strade sono piene, chi mi vuole bene va e viene va e viene poiché sono il viaggiatore e ho un senso della fine come trasformazione."

Viaggiatore, Banditi. Assalti Frontali

Nota al testo: Leggo ciò ke konosko per skoprire ankora una volta, nei nodi delle parole kredute-sapute, ke Kaso e Kaos a volte sono appunto indissolubili.

mercoledì, gennaio 02, 2008

PindarikaMente

Attraversò il korso del presente estatiko al passo del non akkorgersi, mordendo petali di dovuto sgranò kollane di predestinazioni. La notte brandiva i rikordi skagliandoli in una danza immobile di tepore e lancinante apatia; mastikando spruzzi di nuvole, vortikando in deliri d'ombra e sussulti di thè perkorse il buio . Il buio lui.
Dondolavano komplici i sogni appesi ai kavi elettrici, sottendevano altalene d'umore, sottostavano a korpulenti cieli gelidi e dissolvevano nello scivolare greve del tempo, dello spazio e delle korrenti vettoriali. Sinuose le dita del freddo lasciavano parallele identike sul konfine del kollo, il kappuccio perkosso e rissoso dibatteva sobillante kome fosse stato al kontempo bramante e bramato.

Lo stomako di quella stessa notte trattenne un lungo respiro attendendo ke il senso delle kose tornasse ad annebbiare i profili fedeli d'una città mai desta. Lui respirò i passi dell'immobile, i cerki dell'assenza, l'assenza del cerkato; giokando a perdersi skoprì di sorprendersi ankora per la sorpresa della skoperta. Le dita annodarono gioki di sovversione attorno al kolore, il freddo digrignava spirali d'estasi e i rumori, assaltati kome una diligenza, ondeggiavano spersi tra dardi di vuoto e alette d'ombra.

Infido grigio d'ankora dibatteva sul bordo dei miei pensieri e lancinanti e koagulate, alienate e perfide, kadevano le goccie del tempo sospeso tra lucido nonsenso. Il giallo, avido trasformista dell'ombra, solka e skava nei brividi del muro, sottrae e dona in un orgiastiko karakollare sotto il peso della gravità. Il rosso, tronfio e gaudente nel dolore (del) morso, postilla l'altro. Il nero affossa e indomito pone konfini a tratti. Passeggiò allora all'indietro, perdendosi nei labirinti lineari del kòmpito kompìto kompiuto. Kompunto.

Tintinnarono sordi i tonfi dei suoi pensieri.

- Forse Allende ha sognato troppo? - mi chiese.
- Non si sogna mai troppo.
- Non si può fare politica e poesia nello stesso tempo - postillò lei.
- Al contrario: è imprescindibile fare politica e poesia. Quando un rivoluzionario non è un poeta finisce per essere un dittatore o un burocrate, un traditore dei propri sogni...

Fu un attimo in kui il tempo stesso non ebbe più senso. Fu attraversato, trafitto, lancinato. Rabbia e desiderio inkoronarono i bordi della bokka e pensò, solo per quell'istante, a traiettorie perse nello stringersi del gioko. 5 pastelli kiusi in un pugno, morbido e ineluttabile apostrofo d'infante, nel pugno del delirio ke annoda perkorsi imprevedibili. Tesi i tendini, morbide le falangi nell'impeto del disegno. E liquide spirali di kolore svuotano il bianko sterile della karta, il ripetersi incestuoso dei giorni, i brividi del buio, i fianki sionuosi e impavidi del solito.

- Forse Allende ha sognato troppo? - mi chiese.
- Non si sogna mai troppo.

Fece del Cielo mantello e del Vento sorriso. Dissolvendo il buio d'una notte nel palmo della sua mano, naskondendo il singhiozzo di sogno nella trasparenza d'ombra del nonsenso.

(Da La Danza Immobile, Manuel Scorza)