martedì, febbraio 05, 2008

So Far So Good


Derive psikoattive inkantano.
Prefissi d'autodistruzione

onnodano krocikki d'acqua,

singhiozzi d'autokonservazione

affondan andature portanti
su pance piatte.

Le inversioni si fanno spirali.
Lego sirene all'albero,
sciolgo l'albero.
Fiokko.


Fuoribordo da giullare,

sonaglio in One Drop;

spingo il
traverso
oltre i diritti di rotta,
parlo kon me stesso,

soffio.


Polene estatike,

inutili e irresistibili,
finiskono viaribili suadenti
d'equazioni didaskalike.


Kartografia:

appallar mappe,

desiderar senzarotta,

brandir le stelle.

domenica, febbraio 03, 2008

Diario dello S3Gatto

Il tasso kon la bomboletta ha perkosso l'ingresso e ha dilaniato la stanza da thè. Le madamadukesse hanno appeso guanti di zukkero filato alle pendici del kamino. Hanno atteso senza ansia ke fosse dato inizio alle danza per poter finalmente battere il tempo su pelli tese di metronomi antropomorfi. La notte diskostava le palpebre del baldakkino mentre lune azzurre hanno vestito di porpora sospiri indomiti, konati di galera e vikoli dismessi. Il tasso s'è assopito in uno starnuto di spray, le tazze son kolate a pikko, le dosi; bradipi sommersi avvinti e avvolti han graffiato soffitti di giardino notturno e grekale.

Omero osserva ankora il cilindro della lavatrice kome fosse un kaleidoskopio e a nulla serve rikordargli d'esser cieko.

Di me ke resta?
Una domanda inutile per enigmisti ke s'ostinano a kredersi dottori.

venerdì, febbraio 01, 2008

A volte.

A volte qualcuno rimane.

Di poesia mi reputo un antico drogato

(iniziai per solitudine a quattordici anni
con spinelli in terza rima a sedici mi bucavo
versi sciolti più tardi m'iniettai -quel tanto-
parolelibere in esperienze neoformaliste)

Da tempo mi coltivo (solitario) la roba
Non soffro crisi d'astinenza evito cauteloso
L'overdose

M'affratello ai clandestini della parola
Ai tossicopoesiomani ai liricodipendenti

Di poesia mi reputo un antico drogato
Agli indifesi in più plaghe temuti dal potere
Mentalmente perquisiti destinati a campi
Di deconcentrazione

E’ canapa indiana la parola e cresce
In terra di libertà parola trasmutata
Risignificata – vena musica fionda – era
In principio

Sarà anche alla fine

(a volte qualcuno rimane accartocciato
in un angolo accanto a versisiringa a volte
poeti si muore)

Lucio Zinna, A volte qualcuno rimane

giovedì, gennaio 31, 2008

Alambikki&Kontorsioni

Non è facile sopravvivere a Se Stessi.
Specie quando si possiede un Ego fameliko.

"Parole, colori, luci, suoni, pietra, legno,
bronzo appartengono all'Artista.
Appartengono a chiunque sappia usarli.
Saccheggiate il Louvre!"
(William S. Burroughs)

mercoledì, gennaio 30, 2008

lunedì, gennaio 28, 2008

Burning Bright...

Come closer and see
See into the trees
Find the girl
If you can
Come closer and see
See into the dark
Just follow your eyes
Just follow your eyes

I hear her voice
Calling my name
The sound is deep
In the dark
I hear her voice
And start to run
Into the trees
Into the trees

Into the trees

Suddenly I stop
But I know it's too late
I'm lost in a forest
All alone
The girl was never there
It's always the same
I'm running towards nothing
Again and again and again and again

A Forest, The Cure

sabato, gennaio 26, 2008

Dita Altrui


A volte. Mentendo. Skerzando. Forse. Sorridendo.
Sottotitolo:
"Le opere in collaborazione si possono scrivere in due modi. Il primo è detto a mano inerte: un tale, incapace di scrivere, chiede ad un altro individuo di guidargli la mano. In tal caso, il risultato è un disastro: le opere presentano un aspetto estremamente disdicevole. Il secondo metodo è detto a mano forzata: la lotta fra due volontà produce una notevole deformazione dell'istinto dell'accoppiamento che risulta totalmente informe; si scorgono macchie o lacerazioni di carta."
("Stesura a due mani", -Frau Teleprocu-, R.Wilcock-F.Fantasia)

mercoledì, gennaio 23, 2008

Elementanzioni

Bandiere kome Gabbie.

Orge spettrali. Kanoni inversi in kalamitazioni kolme e kolanti, kalkate e kalkanti.

Acqua. Mare. Attrazioni e Astrazioni a Tratti Distratti.

Terrazze dirompono su quieti dirupi di ginestra, squame, burroni e kartine, rinkorse e salti di palo, fraske di rosmarino, singhiozzi di merito, kadute e voli, salti senza rete e voli oltre questa; graffiti e deja vu, kontorsioni e ghiaccio, pieghe, kolla, kollante e rullante, kassa, kontrokassa e violoncello, battere e levare, levare per mettere, andare per tornare, elezioni senza elettori ed eletti dialetti letti voluti in diletti letti indorati da asinkronie di marea.

Riot Quantiko in Paradigma di Systema.

Siedo e annodo linee di orizzonte in bikkieri di polikromie.
Torre di sfondo. Arrokko vibrazioni di kolore e mastiko nuvole di vetro.
Kado ogni volta ke mi siedo e kado ogni volta ke non kado.

Gabbiani stuprano cieli improbalpabili ebbri del potere di decider nella voluttuosità del kogliere e del momento, in umori kadenzati, in danze immobili, se farsi anatema o amante. Sogno unghie metallike su barattoli di sogni, tintinnar di falangi e bankettar di parole. Pentatonike negli spiccioli dell'onde e fomentatori dell'inquietudine dissertar di sale nell'ombra dell'acqua nell'acqua. Akrobati delle predestinazioni e kolletti bianki della volontà derisa.

Sobbalza il quadro, dissolve, kompone. L'Acqua è una biglia tra kiglia e konkiglia, skaglia la sveglia per miglia e miglia, lascia e ripiglia, spariglia, skompiglia, Fuoko di paglia prende ke è una Meraviglia, veglia la soglia. Voglia.

Scivoli antitetici e antigravitazionali in parallele opposte e komposte, tentate riposte, finite risposte.
Furiosi cilindri di Vento in una bonaccia estatika, dentro e fuori in kollimante kollisione, kollasso e implosione. Fucina di strappi nel palmo di mano e baritonali flessuosi e fluenti arrampikano il sole ke, ormai skomparso, può essere intuito. Flussi di koscienza.

Ventre di skiuma, sobillar di sabbia, grakkiar di skoglio, ventriloquar d'anfratto, skrikkiolar di brezza, frusciar di legno, sordità d'alga, frustar di ciottolo e postillar d'onda. Ritmike, korde, fughe fuggenti da spiagge e lustri passati da poko, fuggir per esser cerkato, restare per skappare, skappare per skappare, inkappare in fughe e sublimazioni di queste. Quindici anni a koltivar inquietudini per sillogismi, assonanze, allitterazioni e konsonanze dal dono di sintesi. Inverno. Libertario kova alibi di freddo e spazio per gabbiani reietti, e gabbiani. E reietti.


"To put meaning in one’s life may end in madness,

But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire
It is a boat longing for the sea and yet afraid." E.L.M.

lunedì, gennaio 21, 2008

"Contengo in me 1 bestia,1 angelo e 1 pazzo"


Mi ci vogliono dieci paradossi

Per ricomporre in me una verità,
Dieci radici contorte che si accoppiano
Dentro la terra per fare una radice unica
Che spingendo da sotto i suoi germogli verdi
Non strangoli la luce; e non potrà tradurre
La verità dal mormorio epilettico notturno,
Come mai le radici potranno consentirsi
Di generare il frutto finchè vita e morte
Non siano cancellate, il primo e l’ultimo
Dei paradossi non siano cancellati.

E poichè sono un uomo, il paradosso insiste:
Sono l’unico uomo che vive fra gli spettri,

L’unico spettro a vivere fra gli uomini;

Sono l’unico eletto, e l’unico negletto fra le nebbie.
C’è in me la sfrontatezza dell’uomo e della donna,

E tuttavia ho recitato la parte dell’eunuco
A tutte le passioni, non avendo sesso

E tutti i sentimenti raggelati.

Finchè la vita è morte non ci sarà ragione,

Finchè la vita e la morte non si uniscano.


Dylan Marlais Thomas, Poesia 39

sabato, gennaio 19, 2008

Intuizioni Appese al Pennello

Wiggle, wiggle, wiggle like a gypsy queen,
Wiggle, wiggle, wiggle all dressed in green,
Wiggle, wiggle, wiggle 'til the moon is blue,
Wiggle 'til the moon sees you.

Wiggle, wiggle, wiggle in your boots and shoes,
Wiggle, wiggle, wiggle, you got nothing to lose,
Wiggle, wiggle, wiggle, like a swarm of bees,
Wiggle on your hands and knees.

Wiggle to the front, wiggle to the rear,
Wiggle 'til you wiggle right out of here,
Wiggle 'til it opens, wiggle 'til it shuts,
Wiggle 'til it bites, wiggle 'til it cuts.

Wiggle, wiggle, wiggle like a bowl of soup,
Wiggle, wiggle, wiggle like a rolling hoop,
Wiggle, wiggle, wiggle like a ton of lead,
Wiggle - you can raise the dead.

Wiggle 'til you're high, wiggle 'til you're higher,
Wiggle 'til you vomit fire,
Wiggle 'til it whispers, wiggle 'til it hums,
Wiggle 'til it answers, wiggle 'til it comes.

Wiggle, wiggle, wiggle like satin and silk,
Wiggle, wiggle, wiggle like a pail of milk,
Wiggle, wiggle, wiggle, rattle and shake,
Wiggle like a big fat snake.

"Dimenati come una regina zingara, tutta vestita di verde, finchè la luna è azzurra, finchè la luna ti vede. Nei tuoi stivali e nelle tue scarpe, non hai niente da perdere, dimènati come uno sciame di api, sulle mani e sulle ginocchia. Dimènati davanti, di dietro, fin là fuori, finchè si apre, finchè si chiude, finchè morde, finchè taglia. Dimènati come una scodella di zuppa, come un cerchio roteante, come una tonnellata di piombo, puoi resuscitare i morti. Dimènati fino a che non sei in alto, fino a che non sei ancora più in alto, fino a vomitare fuoco, finchè sussurra, finchè mormora, finchè risponde, finchè arriva. Come raso e seta, come un secchio di latte, tintinna e trema, come un grosso grasso serpente."

A volte, solo a volte, skopro prose e poesie in ciò ke già konosko.
Appeso ad un pennello e kondannato dallo squadramento dogmistiko dell'arkitettura tradizionale ho speso le mie energie su scelte di playlist ke kondannassero le braccia alla rettitudine e la testa all'antagonismo. E tra famelici spiantati, barkollanti freestyler e katodici metrici, unghieggiando al sussurro di testo ke mi si rendeva komprensibile, ho avuto la pastellata idea di leggere Wiggle Wiggle. Poffarbakko l'intuizioni.

domenica, gennaio 13, 2008

Omaggio a Zeb


Per ki più d'una volta m'ha tolto le parole dal dito

sabato, gennaio 12, 2008

In"IO"izione: Limen\Limes


Annodando gli indizi in grovigli di tre,
bastandone due per mankanza di legge,

alkemika avversa al dogma del gregge,
finisco per dare ankor prova di Me.

Non esistono porte troppo aperte.
Esistono solo troppe porte.
E troppi desideri di varkarne le soglie.
Pur di farlo, in qualsiasi direzione.

No Doors - No Rules

venerdì, gennaio 11, 2008

Umori Bassalenanti

Sandor giocava con la cassetta di legno, ma non è arrivato nessuno. All’ora di merenda pensò che fosse inutile. Nel cortile i galli cantavano, ma non potevano nulla contro il sogno, che era tenace e aveva ragione: era troppo presto. I galli cantano sem­pre troppo presto. A parte questo, fuori non c’era nulla.

Gridi, stelle, nient’altro. E in più tutto era livido come uno schiaffo. Sandor si teneva la guancia. Gli sarebbe pia­ciuto essere un bambino martire. Ma non lo era. Suo padre non lo picchiava mai. Aveva ben altro da fare. Sandor si annoiava. A un tratto si è stufato di quella cassetta di legno. Avrebbe voluto uno schiaffo. Per urlare. Per fare chiasso. Si è messo a insultare suo padre, ma suo padre non si arrabbiava, non era per niente offeso. Non ci si può offendere quando si ha altro da fare. Sandor si sforzò di svegliarsi. Il sogno era noioso. Non era neppure un incubo.

Il sogno era un’isola deserta. Un’isola veramente deser­ta, dove non c’è nulla da fare.
Suonò una sveglia.
Sandor si mise a sedere sul letto, sbadigliò. E improvvisamente ricordò che sua madre era morta.

Uscì nel cortile. Vide i galli.
La cassetta di legno. Tutto ciò che voleva vedere.
L’erba, l’uccello, il sole.
Era la sua prima giornata in quei luoghi sconosciuti.

Uno dei ragazzini è venuto a chiamarlo.
Sandor non voleva vederlo.
Ma quando l’altro gli ha parlato, Sandor non ha potuto fare a meno di alzare lo sguardo.

Eppure aveva detto una sola parola:
- Vieni.

Sandor lo guardava. Era un bel bambino. Il bambino gli sorrise:
- Mi trovi bello, vero? Tutti mi trovano bello. Ma per me fa lo stesso. Non provo più alcun fastidio. Ci sono abituato.
- Ti voglio bene, - disse Sandor.
- Lo so, - rispose il bambino. - Un giorno sarò tuo figlio. Ma prima devo morire.
- Sì, - disse Sandor, - parlami ancora.
- La persona che amo di più è mio fra­tello, - continuò il bambino. - Lo amo più di tutti gli altri messi insieme, più di me stesso.
- Perché? - domandò Sandor.
- Non so. Lo guarderai e capirai perché lo amo.
- Parlami ancora, - disse Sandor.
- Dovresti venire a mangiare, - disse il bambino.
- Non ho fame.
- Se non mangi diventerai pallido e mala­to, e tutti saranno tristi.
- Anche tu? - domandò Sandor.
- No, io no. Io non posso essere triste, per­ché una cosa mi consola dell’altra.
- Presto mangerò, - disse Sandor. - Forse domani, o già questa sera.

Il bambino lo guardava con i suoi grandi occhi grigi.
- Parlami ancora, - disse Sandor.
- No, sei tu che devi parlare. Io non ho niente da dire. Per me la vita è semplice e bella.
- Bella? - disse Sandor.
- E semplice, - disse il bambino.
- Ma che ne sai tu della vita? - gridò Sandor con rabbia improvvisa. - Preferirei che adesso te ne andassi!

Il bambino si è alzato:
- Davvero vuoi che me ne vada?
- No, resta, non fa niente, comunque sia è troppo tardi.

Agota Kristof, -Dove sei Mathias?-.

mercoledì, gennaio 09, 2008

MindPatchwork

«Come fai a sapere che sono matta?»
disse Alice.
«Devi esserlo per forza»
disse il gatto.
«Altrimenti non saresti qui».

L. Carroll "Alice Nel Paese delle Meraviglie"


"Dal silenzio delle cose non dette
al silenzio delle cose taciute

alle promesse regalate telepaticamente,
risa mute,
scegli il momento per non parlare,
risparmia il fiato e lasciati capire"

99 Posse,
Quello che sei per me

sabato, gennaio 05, 2008

The Wan Stars Danced Between


And soon I heard a roaring wind:
It did not come anear;
But with its sound it shook the sails,
That were so thin and sere.

The upper air burst into life!
And a hundred fire-flags sheen,
To and fro they were hurried about!
And to and fro, and in and out,
The wan stars danced between.

And the coming wind did roar more loud,
And the sails did sigh like sedge;
And the rain poured down frome one black cloud
The Moon was at its edge.

The tick black cloud was cleft, and still
The Moon was at its side:
Like waters shot from some high crag,
The lightning fell with never a jag.
A river steep and wide.

The Rime of the Ancient Mariner, Samuel Taylor Coleridge

giovedì, gennaio 03, 2008

SinghiozzoDiKaos

"Gli ormoni in armonia, mia follia, nella casa della grande sovversiva fantasia; arriva il benessere e brilla, amo stare con chi quando parla, parla e ascolta e non strilla. Una candela trema, il tempo mi abbandona, anche senza occhiali vedo un sottofondo viola. Mi sorprendo disponibile al mondo: c'è tempo per il viaggio di ritorno. Eclissi totale - sto a guardare il mio lato lunare- metà scimmia metà aquila reale; si fanno incontri per il bene e il male, nell'attesa taglio il cordone ombelicale. Che succede figli di metropoli franate, stelle del settimo cielo fulminate:

-Volo-

il cervello lo alleno, in volo...
e il destino può baciarmi il culo.

Qui è alto, le strade sono piene, chi mi vuole bene va e viene va e viene poiché sono il viaggiatore e ho un senso della fine come trasformazione.

Tra Merlino e Marx per me la scena torna graditacome dopo una rapina riuscita: ho fiducia accanita in una storia bandita da tutte le bugie di una vita. Il tempo è così poco, il mondo troppo grande: io assimilo arte, affronto la mia parte nella notte immensa, nella sopravvivenza nel paradiso della mia coscienza: da più di quindici anni ai margini del codice penale è un bene andare tra il legale e l'illegale, da leale, mi spezza e ricompone, chi non obbedisce al suo desiderio piano piano muore.

Qui è alto, le strade sono piene, chi mi vuole bene va e viene va e viene poiché sono il viaggiatore e ho un senso della fine come trasformazione.

Lascio in alto l'istinto, lascio dire al non detto, lascio il dubbio e la fame di annientamento; pulito, un incendio tra le acque del mare, sono quise ci sei avrò motivi per guardare e immaginare me lì per sempre addormentarmi per sempre o per niente, vivo nel presente un sognatore di assoluto: lo volevo e l'ho avuto.

Dedicato a una regina dei fiori, a una tavola tra pari, ai liberi da ordini continui di cattura da sentirsi esseri umani; all'armonia, all'erba, a ogni paranoia persa fumando alla prossima partenza.

Qui è alto, le strade sono piene, chi mi vuole bene va e viene va e viene poiché sono il viaggiatore e ho un senso della fine come trasformazione."

Viaggiatore, Banditi. Assalti Frontali

Nota al testo: Leggo ciò ke konosko per skoprire ankora una volta, nei nodi delle parole kredute-sapute, ke Kaso e Kaos a volte sono appunto indissolubili.

mercoledì, gennaio 02, 2008

PindarikaMente

Attraversò il korso del presente estatiko al passo del non akkorgersi, mordendo petali di dovuto sgranò kollane di predestinazioni. La notte brandiva i rikordi skagliandoli in una danza immobile di tepore e lancinante apatia; mastikando spruzzi di nuvole, vortikando in deliri d'ombra e sussulti di thè perkorse il buio . Il buio lui.
Dondolavano komplici i sogni appesi ai kavi elettrici, sottendevano altalene d'umore, sottostavano a korpulenti cieli gelidi e dissolvevano nello scivolare greve del tempo, dello spazio e delle korrenti vettoriali. Sinuose le dita del freddo lasciavano parallele identike sul konfine del kollo, il kappuccio perkosso e rissoso dibatteva sobillante kome fosse stato al kontempo bramante e bramato.

Lo stomako di quella stessa notte trattenne un lungo respiro attendendo ke il senso delle kose tornasse ad annebbiare i profili fedeli d'una città mai desta. Lui respirò i passi dell'immobile, i cerki dell'assenza, l'assenza del cerkato; giokando a perdersi skoprì di sorprendersi ankora per la sorpresa della skoperta. Le dita annodarono gioki di sovversione attorno al kolore, il freddo digrignava spirali d'estasi e i rumori, assaltati kome una diligenza, ondeggiavano spersi tra dardi di vuoto e alette d'ombra.

Infido grigio d'ankora dibatteva sul bordo dei miei pensieri e lancinanti e koagulate, alienate e perfide, kadevano le goccie del tempo sospeso tra lucido nonsenso. Il giallo, avido trasformista dell'ombra, solka e skava nei brividi del muro, sottrae e dona in un orgiastiko karakollare sotto il peso della gravità. Il rosso, tronfio e gaudente nel dolore (del) morso, postilla l'altro. Il nero affossa e indomito pone konfini a tratti. Passeggiò allora all'indietro, perdendosi nei labirinti lineari del kòmpito kompìto kompiuto. Kompunto.

Tintinnarono sordi i tonfi dei suoi pensieri.

- Forse Allende ha sognato troppo? - mi chiese.
- Non si sogna mai troppo.
- Non si può fare politica e poesia nello stesso tempo - postillò lei.
- Al contrario: è imprescindibile fare politica e poesia. Quando un rivoluzionario non è un poeta finisce per essere un dittatore o un burocrate, un traditore dei propri sogni...

Fu un attimo in kui il tempo stesso non ebbe più senso. Fu attraversato, trafitto, lancinato. Rabbia e desiderio inkoronarono i bordi della bokka e pensò, solo per quell'istante, a traiettorie perse nello stringersi del gioko. 5 pastelli kiusi in un pugno, morbido e ineluttabile apostrofo d'infante, nel pugno del delirio ke annoda perkorsi imprevedibili. Tesi i tendini, morbide le falangi nell'impeto del disegno. E liquide spirali di kolore svuotano il bianko sterile della karta, il ripetersi incestuoso dei giorni, i brividi del buio, i fianki sionuosi e impavidi del solito.

- Forse Allende ha sognato troppo? - mi chiese.
- Non si sogna mai troppo.

Fece del Cielo mantello e del Vento sorriso. Dissolvendo il buio d'una notte nel palmo della sua mano, naskondendo il singhiozzo di sogno nella trasparenza d'ombra del nonsenso.

(Da La Danza Immobile, Manuel Scorza)

venerdì, dicembre 28, 2007

"Down dropt the breeze"

The fair breeze blew, the white foam flew
The furrow followed free;
We were the first that ever burst
Into that silent sea.

Down dropt the breeze, the sails dropt down
’Twas sad as sad could be;
And we did speak only to break
The silence of the sea!

All in hot and copper sky,
The bloody Sun, at noon,
Right up above the mast did stand,
No bigger than the Moon.

Day after day, day after day,
We stuck, nor breath nor motion;
As idle as a painted ship
Upon a painted ocean.

The Rime of the Ancient Mariner, Samuel Taylor Coleridge

venerdì, dicembre 14, 2007

Q-Blake-Kan


Kaddero riflessi inkonfessabili,
il topo dei koriandoli skokkò le tre.
Mimai tattike boreali
tra felci suonate e pinguini d'argento;
il ciondolo sussultò
mentre ovali d'iride
sobbalzavano liquide
tra radio e conio.
Brillavo di ombra riflessa
e l'uomo ad una dimensione
plasmava polene d'aria;
krepitii di karta logora
offossavano lievi
ceste di riso;
cilindri d'acqua,
stridenti d'alkova,
dissennavano di Francoforte
e al mestolo piacque.
Irruppe il tempo.

Blake implose in un latrato
ed io no.

Uscii e il freddo mi tolse le parole.
Donandomi idiozie.
Dal Kubla Khan al KuBlake Kan

giovedì, dicembre 13, 2007

Inkontri D-D-Cembre


Ormai Santa Klaus riesce ad askoltare la voce delle proprie renne solo sotto trip. L'ho inkontrato qualke sera fa, in un distratto sobborgo suburbano ke poko aveva a ke fare kon Lapponia, Polo nord o altre origini ke si suolevano dar lui. Vestiva sciatto, quasi deperito nella sua obesità, barba da clochard, accento kaduko, voce mai artefatta ma strafatta da qualke insano, innumerevole bianketto. Lo guardai kome si guarda ki attende ke si attenda la solita infame rikiesta d'aiuto. Inkapace di prestarmi a devozioni infantili ke non ho mai ripudiato semplicemente perkè mai avendone koltivate, esordii kon un -Non ci provare-. Lui non fece neppure kaso alla mia risposta kome se il suo kompito fosse esaurito nel tentativo di rikiesta. Una sorta d'elemosina di principio kui il successo non avrebbe apportato utilità alkuna visto l'ormai irrosorio tasso di sangue nell'alkool. Pensai al solito, medesimo MJA, -Il diritto di vivere non si mendika, si prende-. Lui l'interruppe. -Non ho i dokumenti-, esordì. Non potei far a meno di guardare le sue skarpe. Dr.Martins. Oibhò. -Klaus, ma ke minkia stai dicendo?-. Non distolse lo sguardo ed io kon lui, per immobilismo d'atmosfera. -Non ho i dokumenti. Sto kontinuando ad infradiciarmi qua e là prima ke un panterone meno distratto degl'altri s'akkorga dei lineamenti extraeuropei. Kome vedi nel borsone ho solo un'equipe medika da portare in regalo ai miei koinquilini del cpt-. Iniziavo ad essere annikilito. Il panzone sapeva la sua e inkredibilmente, per magika alkimia natalizia, non esalava quel pout pourri d'alkool e monnezza ke si prestava all'okkasione ma di borotalko e zukkero filato. I kampanelli trillavano e i vombati d'iride annodavano kontorsionismi nel lussureggiante fondo di bottiglia; tutto seguiva la regola da trasgredire, ma il panzone non puzzava. -Klaus, fammi kapire...- dicendo già intuivo ke stavo per partorire un'idiozia, ne diko una ogni volta ke cerko di kapire -Te, il panzone volante, il vekkio bastardo sponsorizzato koka kola, il desiderio insano d'ogni bambino, l'invidiato nordiko d'ogni nonno frustrato... Non sei abbastanza volante per skappare alla Volante?-. Lui kontinuò a non guardarmi. Sentii pervadermi da uno strano senso di kompassione attraversato kom'ero dalla kompleta latitanza di reazione. -Sono senza dokumenti. La mia immagine è stata kontraffatta, storpiata, dekolorata e riaddobbata da multinazionali rampanti. Ogni tutore dell'ordine postilla la mia dikiarazione d'identità kon espressioni beffarde tipo: Ne ho visti di più rassomiglianti. Kontrollano le kontraffazioni sull'età perkè troppo elastiko per i loro kanoni. Non avendo cittadinanza, essendo una fottuta prostituta del desiderio dei bambini ho abitato in ogniddove senza mai accettare d'appartenere a qualkuno. Per i cristiani le mie origini appartengono a San Nicola di Mira, turco. Gli statunitensi sostengono che abiti al Polo Nord (situato per l'occasione in Alaska); in Canada il mio laboratorio sarebbe indicato nel nord del paese; in Europa è più diffusa la versione ke mi vuole finlandese del villaggio di Korvatunturi, in Lapponia. Ed io, beh... io detesto i konfini e le rimarkazioni, i limiti, le barriere e i recinti. Perkè volerei altrimenti, se laidi e korpulenti padri padroni non s'arrogassero il diritto di krear barriere a bambini e sognatori? Lampioni e altri retaggi se non per poterci kontrollare? M'han kiamato anarkiko. Sono kosmopolita.- Avrei voluto urlare -Minkia, Babbo Natale!-. In effetti quell'uomo mi piaceva. -Vedi... Non vesto di rosso. Detesto l'immagine ke han fatto di me. Askolto devoti pignoratori dei sogni ordinarmi desideri plastifikati, bambini lobotomizzati dal systema kompilare rikieste in foglio excel e inviarle via fax per non dover sostenere il peso d'una telefonata. Pile di kontestazioni per pakki inkompleti, taglie errate, kolori non abbinabili e sospette kontraffazioni. Potrei okkupare un team di legali rampanti per anni senza venire a kapo delle querele ed io, ke non koltivo la legalità quando la legge è immorale, finisko kostretto alla latitanza, all'illegalità, alla fuga e alla kommiserazione. E certo non di me. Io già espio le mie inkoerenze-. Ormai "stavo per volendogli" bene. -Vedi. Ormai tutti sputano sul natale. Soffiano sul vento dell'indecenza. Kon la mano sperperano presunta generosità e kon la pancia koltivano viscide perversioni. Le nuove tendenze mi vogliono martire, detestarmi e detestare il mio kontratto a tempo determinato un facile, inutile, vogliacco gioko al massakro. Rendono le feste putride e sgomitano tra se ridendo di ciò ke hanno kreato...- I kampanelli impazzavano e non smisero neppure di farlo quando l'intermittenza di luce agghiacciante squarciò il fondo della pankina. Brillavano a festa le palline di vetro, rimbalzando di bianko e kobalto, le zampogne singhizzavano festose e le renne muggivano l'Ave Maria di Schubert. Klaus, stavolta guardandomi, s'aiutò ad alzarsi poggiandosi sul mio ginokkio. -Bene. Finita la pausa e debbo tornare a lavoro-. Non attese nemmeno ke i karabinieri gli si facessero innanzi ma saltò direttamente sui sedili posteriori kon invidiabile leggiadria. Senza ke l'ordine kostituitò riuscisse ad aver il tempo per spingere kon palmi indegni una testa tanto geniale ci salutamo komplici sul suo ultimo sussulto: -Non c'era altro modo per portare questa roba a quei ragazzi-.

domenica, dicembre 02, 2007

Jail & Heaven


Ci rifiutiamo di essere
Quel che vorreste fossimo
Siamo quel che siamo
E' così che andrà
Non potete addestrarmi
Alla disuguaglianza
Parlando della mia libertà
Della piena libertà del popolo
Sì, siamo stati aggiogati
Troppo a lungo
Ribelliamoci, ribelliamoci
Siamo stati aggiogati
Troppo a lungo, ribelliamoci
Il sistema di Babilonia è il vampiro
Che giorno per giorno succhia il sangue ai figli
Il sistema di Babilonia è il vampiro
Che succhia il sangue ai sofferenti
Edificando chiese e università
Imbrogliando costantemente il popolo
lo li definisco ladri patentati
E assassini, ora fate attenzione
A succhiare il sangue ai sofferenti
Dite ai figli la verità
Dite ai figli la verità
Dite subito ai figli la verità
Avanti, e dite ai figli la verità
Perché siamo stati aggiogati
Troppo a lungo
Dobbiamo ribellarci, dobbiamo ribellarci ora
Siamo stati dati per scontati
Troppo a lungo. Ribelliamoci
Perché siamo stati aggiogati
Troppo a lungo
Dobbiamo ribellarci, dobbiamo ribellarci ora
Siamo stati dati per scontati
Troppo a lungo. Ribelliamoci
Dal giorno stesso in cui abbiamo lasciato i lidi
Della terra paterna
I nostri sentimenti sono stati calpestati, oh e ora
Ora che sappiamo ogni cosa dobbiamo ribellarci
Qualcuno deve pagare per il lavoro
Che noi abbiamo fatto, ribelliamoci

Babylon System, Survival, Bob Marley

Nota al testo: Se un giorno domanderete ad un libraio kos'è il natale probabilmente questo vi risponderà: "Un sakko di gente ke non ha mai letto un libro ke decide di regalarne uno ke mai leggeranno a koloro i quali non ne hanno mai letti.

giovedì, novembre 22, 2007

Marea Errante


Errando.
Nel vagar senza
meta del Kaso
o scegliendo koscienti
l'errore del Kaos.
La Follia presenzia.

Giunge il giorno
appena passato.
Passaggi a livello
karakollano
tra vikoli cieki
e lampioni muti.
Derrate mentali
kome fragorosi granai
sottendono ed implodono.
Skorte in arkivio
di metikolose improvvisazioni
dissertan di sè
e d'altre sciokkezze.

La notte ormeggia
impronte d'arancio
su banchine di Vento.
Piego Vele smeraldo
nel krepitio
di pianeti e gatti
mentre il Mare abbaia
versi di kristallo.

Siedo liquido e
annodo perline d'ambra
al cielo kobalto,
il mio sonno tintinna,
mordo singhiozzi metallici
ke tornano aquiloni.

Silento.
E silentando diko,
ripeto e dimentiko.
Rikordandomi di dimentikare.
Kon intermittenze
ormai irrisorie
su tempi ke non han misura.

Alkimia.
Nient'altro
ke l'ennesimo
prestanome
della Follia.

venerdì, novembre 16, 2007

Egoritratto

Parla La Follia:

Qualsiasi cosa dicano di me i mortali - non ignoro, infatti, quanto la Follia sia portata per bocca anche dai più folli - tuttavia, ecco qui la prova decisiva che io, io sola, dico, ho il dono di rallegrare gli Dèi e gli uomini. Non appena mi sono presentata per parlare a questa affollatissima assemblea, di colpo tutti i volti si sono illuminati di non so quale insolita ilarità. D'improvviso le vostre fronti si sono spianate, e mi avete applaudito con una risata così lieta e amichevole che tutti voi qui presenti, da qualunque parte mi giri, mi sembrate ebbri del nettare misto a nepènte degli Dèi d'Omero, mentre prima sedevate cupi e ansiosi come se foste tornati allora dall'antro di Trofonio. (...) Nessuno, perciò, si aspetti da me che, secondo il costume di codesti oratori da strapazzo, definisca la mia essenza, e tanto meno che la distingua analizzandola. Sono infatti cose di malaugurio, sia porre dei confini a colei il cui potere è sconfinato, sia introdurre delle divisioni in lei, il cui culto è oggetto di così universale consenso. D'altra parte perché una definizione, che sarebbe quasi un'ombra e un'immagine, quando potete vedermi con i vostri occhi?
(...)
E, tanto per cominciare, chi non sa che la prima età dell'uomo è per tutti di gran lunga la più lieta e gradevole? ma che cosa hanno i bambini per indurci a baciarli, ad abbracciarli, a vezzeggiarli tanto, sì che persino il nemico presta loro soccorso? Che cosa, se non la grazia che viene dalla mancanza di senno, quella grazia che la provvida natura s'industria d'infondere nei neonati perché con una sorta di piacevole compenso possano addolcire le fatiche di chi li alleva e conciliarsi la simpatia di chi deve proteggerli? E l'adolescenza che segue l'infanzia, quanto piace a tutti, quale sincero trasporto suscita, quali amorevoli cure riceve, con quanta bontà tutti le tendono una mano!
(...)
Vedo che aspettate una conclusione: ma siete proprio scemi, se credete che dopo essermi abbandonata ad un simile profluvio di chiacchiere, io mi ricordi ancora di ciò che ho detto. Un vecchio proverbio dice: "Odio il convitato che ha buona memoria". Oggi ce n'è un altro: "Odio l'ascoltatore che ricorda". Perciò addio! Applaudite, bevete, vivete, famosissimi iniziati alla Follia.

Da Elogio alla Follia, Erasmo da Rotterdam

martedì, ottobre 30, 2007

Ottobreviario

E il tempo finisce per essere
una variabile pendolare.
Annodando ellissi torna e disegna,
kon punte liquide
su giardini di spekki.

Improbabili propositi
barkollano alkolici
su lastrikate prese di koscienza.
Aprono dubbi razionali
su deliri omertosamente urlati.

Goffi maniaci dell'assurdo
mimano pose vitruviane
e la radio ankeggia.
Mi skopro silente.
Koprendomi di pillole,
e stregatti dal naso di perla.
La porta immobile gestikola
il medesimo semicerkio
e io spingo spikki di ragione
oltre l'ovvia imposizione dei kardini.

Son stanko.

E ke nessuno
si rifiuti
di kontravvenire
almeno
alle regole
imposte
dalla materia
e dalla gravità
m'è insopportabile.

Guardando piovere all'insù.

domenica, ottobre 28, 2007

Dono al Vento


My life’s blossom might have bloomed on all sides

Save for a bitter wind which stunted my petals

On the side of me which you in the village could see.

From the dust I lift a voice of protest:

My flowering side you never saw!

Ye living ones, ye are fools indeed

Who do not know the ways of the Wind

And the unseen forces

That govern the processes of life.


Serepta Mason, Antologia di Spoon River, Edgar Lee Mastars

venerdì, ottobre 26, 2007

Aquiloni d'Autunno


Un beffardo sole d'autunno unghieggiava la trasparenza del lucernario e illuminava a singhiozzi la mansarda ke avevano affittato.
Lui sedeva. Ed il letto sutto di lui, la koperta, il kuscino paffuto dietro la sua skiena askoltavano in un armoniko quanto dinamiko abbraccio il lento avverarsi degli eventi.
Lui si kontorse in visioni letterarie perdendosi nelle tonde forme ke sarebbero piaciute a Neruda. Si sentì fortunato a potersi potenzialmente sentire invidiato da kolui al quale andava la sua invidia per quei versi ke lui stesso avrebbe potuto skrivere non vi fosse stato ki, se non più genio, prima venne.
Lei si volto kompiaciuta nell'appunto libertino dello sgusciar fuori dal letto per dedikarsi all'evasione lecita kon le amike.
Mentre lui si domandava per quale perverso sadismo avrebbe dovuto privarla del piacere dell'illegale rikordando lei ke tutto era tremendamente normale in quello ka stava facendo pose, orekkio all'anziana obesa donna nera ke kantikkiava sotto la finestra. Nel delirio amniotiko notò una bruska korrezione di marcia del kontesto letterario. Orwell sopraggiungeva nella sua piena anarkia. Si sporse oltre la discinta e disordinata piega del lenzuolo oltre la koperta e, senza badare all'eventuale attenzione destata, dette voce ad una sbadata irriversibilità. "Vedi. Inutile cerkare elementi skatenanti, alkimie latenti o nessi di kausa e tempo. Sarebbe molto fatikoso analizzare un evento nella sua konsequenzialità ed io sono pigro. L'essenza di ciò ke ne skaturirebbe è un -Ci sono almeno due buone ragioni per kui non possiamo stare più assieme.-". Non vi fu un silenzio da interrompere. Kon l'elasticità di kollo d'una kassiera lei si voltò e l'interrogazione del suo volto potè esser sekonda solo alla sua sorpresa nonkuranza. " La sekonda motivazione, ed ankora una volta elido le digressioni psikologike sottintese, è ke quando decidi di uscire kon le tue amike, in una atavika ricerka di ridikolezza, indossi quegli inguardabili stivali appuntiti". Stavolta era infastidita. Stava cerkando un solo appiglio d'irritazione per sfogar in lancinante sarkasmo la sua presunta superiorità alla faccenda. "Se è per quello li indosso anke quando esko kon te. E la motivazione principale sarebbe?".
Lui intuiì in quella di lei mankanza d'intuito, ke il fenotipo non inganna.

"Esattamente quella ke hai detto."


Lei uscì kon gli stivali in mano. Poi sposò uno psikologo.

Lui non si fece kurare.

mercoledì, ottobre 24, 2007

Sbeffardando...

Ghgh. Vedere le irreprensibili forme di censura systemika al servizio del mio blog è una perversione a kui non so resistere. Infelici dell'apatia mentale professata, aspiranti irritanti dai denti piatti, proibizionisti, vacui metodici dello skassamento di minkia, fascistelli in erba, violentatori della quantità in nome d'una mai per voi palpabile qualità, skiavi dell'assioma della stupidità, inesauribili ricerkatori del qualunquismo kosmiko, sbavanti pekore spoglie di qualsiasi talento delirante, dementi 4x4, rigurgitanti invidiosi d'una propenzione follartistika ke per voi è kondannata a tendendente allo zero quantiko... A voi ke vi siete prodigati nel tentar vanamente di manomettere sto blog ke resta e resterà sempre e soltanto parentesi virtuale d'un sapervi azzittire... lo stato di polizia ke voi avete voluto mi difende. Nessuno saprà mai esser beffardo kome il destino. A voi altri ke di tanto in tanto sapete farmi sorridere koi vostri kommenti ke mi komunikino i loro indirizzi di posta per farli accedere alla possibilità di lasciarne. Sorridendo... dei primi... Saluti Libertari

mercoledì, ottobre 17, 2007

Delirio d'Ombra

Drappeggiarsi
Alibi
Remoti
Kontorti
Nell'
Ego
Sovversivamente
Surreale

martedì, ottobre 09, 2007

Giokolando

Katene. Anelli morbidi e kromati a stendere ineffabili bisbigli d’ombra tra mano e fuoko. Ondivaghi cerki di luce anneriskono bordi mai patinati di skuole dimesse ed okkupate. Imprevedibili immobili flussi inkoscienti inabissano i dettagli, rifiutano l’attimo. Sipari dinamici per sfere onirike kui abbandonarsi è privilegio di poeti e visionari.

Kalotte opposte, rovesce e simmetrike a sobillar angoli e ritorni, salti, kontorsioni, risalite e gomitoli. Scende attento, korre su metallo e kavo, ruota e s’assesta. Respira in ogni beat di polso, suadente s’appoggia al kappio e torna a korrere. Evolve e sussurra nella koda di fibra attendendo kompostamente di disegnar aria e Kaso. Incroci di bakkette e vedute panoramike nell’alkimia del salto. Diabloliko.

Balzano assorte, korse e rinkorse, kandide impudike. Annodano sinkrone e tessono magike liquide scie. Palline avvolgono tonde palmi e falangi. Verso il basso, alibistikamente oziose, assekondano senza recessione forze gravitazionali ortodossistikamente kombattute. Ligi e polverosi i virtuosi della delazione kreativa sgomentano e segmentano impercettibilmente l’ellissi della rotazione tradizionale. Il Giocoliere invece inklina la testa per voltarle e fomentarne il kontrario, ankora una volta, verso il basso, folle perversione di talento, spekulazione di peso specifiko. Sorride di se, della beffa e del destino.

Non avrei mai potuto esimermi dal koncedervi tempo avendone avuto.

Adesso Anakronistiko. Anarkonostiko. O solo Akronimo.

Tutti Hanno Compreso.
Ludike Serafike Deduzioni.

giovedì, ottobre 04, 2007

Alexandre Marius Jacob, 8 marzo 1905

Dikiarazione davanti ai giudici:
Signori, Adesso sapete chi sono: un ribelle che vive del ricavato dei suoi furti. Di più. Ho incendiato diversi alberghi e difeso la mia libertà contro l’aggressione degli agenti del potere. Ho messo a nudo tutta la mia esistenza di lotta e la sottometto come un problema alle vostre intelligenze. Non riconoscendo a nessuno il diritto di giudicarmi, non imploro né perdono né indulgenza. Non sollecito ciò che odio e che disprezzo. Siete i più forti, disponete di me come meglio credete. Inviatemi al penitenziario o al patibolo, poco m’importa. Ma prima di separarci, lasciatemi dire un’ultima parola...
Avete chiamato un uomo: ladro e bandito, applicate contro di lui i rigori della legge e vi domandate se poteva essere differentemente. Avete mai visto un ricco farsi rapinatore? Non ne ho mai conosciuti. Io, che non sono né ricco né proprietario, non avevo che queste braccia e un cervello per assicurare la mia conservazione, per cui ho dovuto comportarmi diversamente. La società non mi accordava che tre mezzi di esistenza: il lavoro. la mendicità e il furto. Il lavoro, al contrario di ripugnarmi, mi piace. L’uomo non può fare a meno di lavorare: i suoi muscoli, il suo cervello, possiedono un insieme di energie che deve smaltire. Ciò che mi ripugnava era di sudare sangue e acqua per un salario, cioè di creare ricchezze dalle quali sarei stato sfruttato. In una parola, mi ripugnava di consegnarmi alla prostituzione del lavoro. La mendicità è l’avvilimento, la negazione di ogni dignità. Ogni uomo ha il diritto di godere della vita. "Il diritto di vivere non si mendica, si prende". Il furto è la restituzione, la ripresa di possesso. Piuttosto di essere chiuso in un’officina come in una prigione, piuttosto di mendicare ciò a cui avevo diritto, ho preferito insorgere e combattere faccia a faccia i miei nemici, facendo la guerra ai ricchi e attaccando i loro beni. Comprendo che avreste preferito che mi fossi sottomesso alle vostre leggi, che operaio docile avessi creato ricchezze in cambio di un salario miserabile, e che, il corpo sfruttato e il cervello abbrutito, mi fossi lasciato crepare all’angolo di una strada. In quel caso non mi avreste chiamato "bandito cinico", ma "onesto operaio". Adulandomi mi avreste dato la medaglia al lavoro. I preti promettono un paradiso ai loro fedeli, voi siete meno astratti, promettete loro un pezzo di carta. Vi ringrazio molto di tanta bontà, di tanta gratitudine. Signori! Preferisco essere un cinico cosciente dei suoi diritti che un automa, una cariatide. Dal momento in cui ebbi possesso della mia coscienza, mi sono dato al furto senza alcuno scrupolo. Non accetto la vostra pretesa morale che impone il rispetto della proprietà come una virtù, quando i peggiori ladri sono i proprietari stessi.

sabato, settembre 29, 2007

Teatranti assurdi



Spogli di kopioni, vestiti d'integerrimi panni di stakanovisti dell'assurdo, zelanti imprenditori dell'ultimo minuto, evasori dal piede di porko, annidiano covi di rettili ke s'ostinano a kiamare happy hour. Unghiato al bikkiere non posso non riempirmi del brivido destato da teorie makroekonomike protezionistike.

-Questi cinesi sono ovunque-
-I gialli ci rubano il lavoro-
-Il prekariato è una kondizione obbligata quando questi si vengono a prendere i nostri posti-

Noto kon rammarikata soddisfazione ke nessuno di loro potrebbe mai avere un kontratto a tempo indeterminato. Quindi si son fatti liberi imrpenditori. Sommessamente e skiavistikamente liberi. Imprenditori della spekulazione. Sai mai ke sia pure edile.

Ovviamente non posso augurare ke il meglio per loro.
Addirittura desideri retroattivi.
Tornassero fanciulli e trovassro finalmente un bel posto fisso a 6 anni in fabbrika kome kapita ai bambini cinesi.
Niente più preokkupazioni per il prekariato.
Turni da 11 ore kon buona pace dell'happy hour.

Il teatro dell'assurdo non si skrive. Lo si vive.

giovedì, settembre 20, 2007

Pollicinando

Pollicinamente
segnando le orme,
vorrei,
e da ronzanti
vendute vedute

vedere

i grovigli
dei miei ripensamenti.


Osservandoli non
skoprirli più tali.


Sarebbe potuto akkadere.


Dannatamente
aulici
dipendenti
komunali
in trimestrale
disgelo d'ataviko letargo
rimbiankano.


Se Pollicino avesse avuto
solo
una bomboletta spray
sarebbe morto.

mercoledì, settembre 12, 2007

Ode a Guzzanti



"Don Quisciotto kombatteva kome un pazzo kontro i Mulini a Vento?

Ma era pazzo veramente?
O era il Mulino a Vento ad aver fatto qualkosa a lui?
Ki aveva kominciato?
Quanto può resistere una persona per bene alle kontinue provokazioni di un Mulino a Vento?"

Processo al Mulino: Prossimamente su RiedukationalChannel

Fine d'un amore

Lei osservò distrattamente quel punto nero che stagliava sulla punta del naso di lui.
Lui finse di non accorgersi.
Lei si avvicinò sinuosamente, congiunse le unghie e purifikò l'epiderimde.
Lui la lasciò.
Aveva già giurato a se stesso ke non avrebbe mai più permesso ad alkuna donna di kambiarlo.

lunedì, settembre 10, 2007

Gap & Fly


Dimensioni inkolumi
per vaneggiar limiti
d'etika e morale.
Legalità, issata
lacera. Skiavi,
argani, ad implodere
sulla gravità
dell'apparenza.

Mind The Gap

Grafika, lirika,
metodika, ciklika.
Limite, linea,
bordo del fosso.
Potendo o kredendo,
fingendo l'assenza,
kredenza o leggenda,
Systema, apparenza.

Find the Gap

Konkava-l'onda
statika-krea-discese
su kui issarsi
è un gioko da bambini.
Unici critici,
eroici polemici.
Non kredendo-kreando
il vuoto da riempire.

Fill the Gap

Famelici innoqui
sorrisi estatici.
Artigli, mai forniti,
forbiti d'eccelsa ignoranza
e liquido delirio.
Gioko sussultorio,
per kausa. L'effetto:
Difetto del Systema.

Kill the Gap

Vedo. Non dimentiko
-Ma- skordo. -Mi-. Akkordo.
Distorgo dakkordo.
Morsi, sciarpe
e scarpe. Fughe
e molle. Avanzare
indietreggiando. Volando.
Volpe a Nove Code.

Kick the Gap

Vedo. Quindi sono.
Follia d'infante.

Fuck the Gap