martedì, luglio 10, 2007

Omaggio a Sante

La Nostalgia e la Memoria

Talvolta
vorrei ripercorrere
le strade del mio quartiere.
E ritrovare vorrei
quella generazione
che si formò
sul testamento
di Julius Fucik,
colui che sotto la forca
scrisse a noi, per noi.

La generazione
che compatta correva
da Papà Cervi, a consolarlo,
a consolarsi.

Quella generazione
che, disarmata,
raccolse la bandiera
della Resistenza
prima che la borghesia
l’agitasse, oscena...

Vorrei ritrovarmi
con gli operai perseguitati
da Scelba e da Valletta,
quelli dell’officina Stella Rossa,
i licenziati che seppero tenere,
e ricordare qui vorrei,
gli anni ’50.
Tutti. Uno per uno.
Giorno dopo giorno.
Ricordare gli affanni
Ricordare la fame
Ricordare il freddo,
il carbone
comprato a 5 chili per volta,
e il baracchino
con la pasta scotta
e null’altro.

Poi gli scontri:
luglio ’60
e gli struggenti ragazzotti
di Piazza Statuto,
col selciato tra le mani.
Ripercorrere vorrei
tutta via Cuneo,
attraversare la Stura, la Dora
e tutto il quartiere mio.

Guardare vorrei
per una volta ancora
la vecchia casa
col cesso sul ballatoio,
ritrovare per un momento solo
i vent’anni miei,
colui che per primo
mi chiamò terrone
e m’insegnò poi
che fare il crumiro
era il crimine più grande.

In ultimo vorrei chinarmi
assorto
sull’elenco angoscioso
di chi non c’è più
e nascondermi vorrei
in via Chiusella
la più brutta delle strade
del quartiere mio.

Ricordare anche l’addio,
violento, feroce. L’ira...

Ma pure ritrovare le radici
in questo quartiere,
piatto come l’anima,
vasto come l’orgoglio,

amato e vissuto
da quella generazione,
la più infelilce

la più dura
la più cara..

Sante Notarnicola, Cuneo, 28 Agosto 1985

mercoledì, luglio 04, 2007

Rotta Indipendente - Carlo Vive


Il 20 Luglio probabilmente non avrò un pc sotto mano e probabilmente le date son solo konvenzioni. Quello ke non è konvenzione sono gli striscianti brividi senza tempo ke però le date posso suggerire. Scintilla inerziale di un processo emotivo ke "prende alla gola ed afferra allo stomako". Devastante nelle dinamike della rabbia quanto i lakrimogeni per quelle respiratorie.

L'-Io c'ero- son forme verbali per situazionisti. Ma senza esserci stato non avrei questo groviglio ke stringe nodi sintetici per una pancia ke ankora non s'è abituata a sedare la rabbia. E allora inutile acciambellarsi l'un l'altro per affogare nel violentarsi della voce. Stendere dita per koprire okki ke hanno già visto. Non sono stati sufficienti 35 anni di ridicola storia "italiana" per far cambiare le cose: "i proiettili nelle piazze trovano sempre un sasso ke li devia".


"E ora nella dignità mi specchio,
nella dignità del fratello che era insieme a noi nel mucchio,
lui ha lottato, quando ha avuto l'occasione
non ha voltato gli occhi e questa è la lezione
da insegnare nelle scuole, nel racconti che disegnano le sere
cosa sparava in faccia quel carabiniere,
io porto con me il nome di Carlo Giuliani
noi facciamo la storia, mentre quelli fanno i piani
come a Genova quel giorno,
niente rumori di fondo e noi all'assedio dei padroni del mondo
usciti dal carlini non torniamo indietro davvero
affronti il nemico e vedi il suo volto vero.
In marcia il cuore pompa esaltazione
una soluzione inizia quando inizia una rivoluzione
il fumo all'orizzonte è già alto denso e nero
è un bel dito medio alzato dritto verso il cielo"

Rotta Indipendente - Assalti Frontali

mercoledì, giugno 27, 2007

Just The First


Vi siete mai kiesti kome sarà il vostro funerale?
A volte ci penso. Al mio intendo.

Il solito egocentrismo, kredo.
Impermeabile e cinikamente inkline a perversioni lugubri, kui la naturalezza della konsiderazione fa da kontraltare allo spirito di sopravvivenza, immagino e visioneggio la folle fauna ke finirebbe per aggrovigliarsi attorno a quel korpicino ke avrò abbandonato kon tanta nostalgia.

Kredo ke si possano kapire molte kosa da ciò ke uno si lascia dietro. E se la morte è il viaggio ultimo, allora kredo non sia idiota iniziare da adesso un'amniocentesi sul parko zoologiko sociale ke ha aggregato la nascita della mia morte.


In testa verrebbero i parenti, arroganti e tronfi nei loro pesunti diritti di sangue ke non ho mai rispettato prima e accettato dopo. Rigidi e intekkeriti nei kostumi ke il karnevale mortuario ha traformato in nero mantenendo maskere cerulee. Qualkuno piangerebbe ed altri, assorti nel marmoreo disinkanto della morte, bofonkierebbero i sakrali riti della banalità. Due ne soffrirebbero e a quelli dediko il mio tempo.

Solidali e affranti in skakkiere di stoffa gli amici di famiglia. Emuli austeri dei parenti primi non farebbero altro ke abbassare il kondizionamento umorale da High a Normal e piangerebbero lakrime standard per amici standard in kondizioni standard. Dal basso kontinuerò a non sopportare di vederli.

Fedeli e intokkabili, terza skiera kampanilistikamente inkordonata, i conoscienti di lunga data e quasi mai d'infanzia ke s'arrogano il diritto di fratellanza kome una skadenza anagrafika. Spersi e annodati tra aneddoti persi nell'etere del tempo. Konsiderazioni sulle spekulazioni del narkotraffiko e dei kontorsionismi sentimentali ke implika il far parte di selvaggi gruppi d'adolescenti quando l'ormone surfa sugli eccessi.

Morbida e flessuosa l'onda inutile e skollegata dei restanti, avvolta in grigiori pastello, in invadenti e fragorosi silenzi. Konoscenti dei parenti, parenti dei konoscienti, inkoscienti skonosciuti pietisti, koscienti skonosciuti solidali e invidiosi, kreditori di pegno, di testa e di pancia, allibratori della sopravvivenza, alligatori rampanti dalle sporgenti narici farcite, bekkini per volontariato, romantici adoratori di sorlela morte, pittori affogati nella tavolozza degli psikofarmaci, suadenti oratori inkompiuti, marmorei blokki familiari in sessione plenaria, amanti in kontumacia, gelide alkimie frastornate, kapezzoli apolidi, frankitiratori dell'okkasione sociale, insoddisfatti lettori d'annunci mortuari, strassi lakrimevoli e sorridenti infanti.


Ma ciò ke finirei per lasciarmi dietro una volta abbandonata la karnalità non sarebbe certamente un flessuoso dinokkolarsi di apatici produttivisti. E allora guarderei ki non c'è riskoprendo la fratellanza, assorto e sorridente nella latitanza sovversiva di ki non può ke starmi akkanto ovunque.
Parole e vento annodate assieme:

"Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa, hipsters dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte ..." (A.Ginsberg da -L'urlo-)

mercoledì, giugno 06, 2007

Preludio&Pennikella


A kosa penso prima d'addormentarmi?

Cerko di rilassarmi. Kosì finisko per cerkare labirintike evasioni da pikkoli deliri kupi tipo il buko nell'ozono e il progressivo ritirarsi dei ghiacci, le morti sul lavoro, la karneficina delle foke o delle balene, l'allevamento intensivo, le mine antiuomo, il kaffè lungo, il parlamentarismo all'italiana, il nukleare, i fusibili delle golf ke sono un mutuo, gli assassini dei sindakalisti kolombiani, l'aumento dei prezzi, lo strozzinaggio dei kommercialisti, l'imperialismo statunitense, i granulati all'amarena kon lo stekkino rotto, i bambini soldato e quelli fortunati ke a 7 anni hanno già un lavoro, alle madri e nonne di Plaza de Mayo, ai timpani rotti, ai palloni di kuoio sgonfi giokando a piedi nudi, le lavatrici a bordo spiaggia, la prekarietà, le komunità di resistenza zapatiste, il thè kon la busta nella tazza, gli organismi genetikamente modifikate, i ripetitori dei cellulari davanti agli asili, il luddista al distributore automatiko, il karnevale di lakrimogeni nelle piazze, il santino di nazinger e bagnasko, la kartina kon la kolla dalla parte sbagliata, il razzismo inkosciente, il darwinismo kosciente, la felpa senza il kappuccio nei primi venti d'ottobre, gli sfratti "legali" e le okkupazioni etike, gli sgombri "epici", i generatori ke non funzionano nelle danceall all'aperto, il disboskamento dell'amazonia, la massoneria, la p2, i servizi segreti, servizievoli e segretari di partito, i partiti, i giornali piegati male e pensandoci bene anke i giornali in generale, le ritenute d'akkonto per ki ha un konto ke non konta, i kontanti di ki ha tanto da tanti dando poko a poki, i film sottotitolati ke farà anke molto cineforum ma mi stankano, i kantieri normalmente non a norma di sikurezza, la "pubblika sikurezza" tutelata militarmente, i mitra a trakolla, i visoni a trakolla, i trakotanti e i traffikanti d'organi, skiave, bambini e quant'altro, gli infami, la fame k'è una brutta bestia, i kombattimenti tra kani, galli e animali vari kui lo skontro finisce rito sakrifikale per la bestialità sugli spalti, le bombe intelligenti su ospedali evidentemente ritardati, la tazza di Will koyote divorata dalla famelika lavastoviglie, gli embarghi tutti nella perversione inumana e ankora bestiale di ciò ke fu uomo sull'uomo, ki kondanna senza appello, l'appello e il kontrappello, gli orari obbligati, i kartellini di timbrare e il lavoro tutto, i radikal-freak e le false airwalk, i rasta sui takki a spillo, i gas offshore e gli inceneritori, le basi militari ovunque, le penne ke non sian pilot, i libri kon le orekkie, gli assetti antisommossa e l'eko dei manganelli sugli skudi, le uova già sbattute all'akkorgersi della mankanza di pancetta, i cpt e tutte le detenzioni non tanto illegali quanto inumane.

Poi solitamente m'addormento.


venerdì, giugno 01, 2007

Breaking The Habit


E d'un tratto,
delirio estratto,

astratto e attratto,

spirale in atto,
vortice fatto.


Sotto.

Grovigli,

sonagli ed artigli,

cilindri e konigli.

Konsigli.

Rifiuto.


Saputo.


Eterno inkompiuto,
detto e taciuto,
skucito e kaduto.

"Konfesso ke ho vissuto".


Ego.


L'ego.

Senz'apostrofo nego.

Diniego l'impiego.

Non mi spiego.

Sussiego .


Adesso.
Spesso. Konfesso.

Sorridendo. Glissando. Tornando:

"Breaking The Habit".

"I don't want to be the one
The battles always choose
'Cause inside I realize
That I'm the one confused"

Linkin Park

giovedì, maggio 24, 2007

Kostanza Inversa


«La radio insegna il Jujuitsu al mio pesce rosso

Sono innamorato di una pescatrice-sub che vive sott'acqua

I miei vicini sono linguisti ubriachi e io parlo farfalla
La Compagnia Elettrica minaccia di scollegarmi il cervello

Il postino continua a ficcarmi dei porno nella buca

Mi è morto lo specchio, e non so se faccio ancora riflesso
Gli occhi li ho messi a dieta, le mie lacrime stanno prendendo troppo peso»

Bob Kaufman
da "Blues dell'acqua pesante"

mercoledì, maggio 09, 2007

martedì, maggio 08, 2007

M'ama, just kill a flower (sop-piantiamola)

Dita d'argento
danzano
al sabba
dell'ama non m'ama.
Petali. Morte e sorte.
L'una per l'altra. Anatema.

Sovvertire. Sabotare.

Abbraccio in un sorriso
i figli illegittimi
dell'immorale.
Facendo d'un vaso kulla.
D'un seme un pargolo.

Sovvertire. Sabotare.

Inumare per dar vita.
Koprire per svelare.
Lasciare per avere.

Sovvertire. Sabotare.

Guardo 7 perle.
Dono loro sorrisi.
Torneranno risate.

-M'ama, non m'ama, m'ama, non m'ama, m'ama...- (ad libitum)

martedì, aprile 24, 2007

Work In Progress


Rivoltatela come più vi pare,

prima viene lo stomaco, poi viene la morale.

Berthold Brecht
(da L'opera da tre soldi, Secondo finale)

venerdì, aprile 20, 2007

Frammenti d'Aprile

La vidi nella forma impekkabile
e traballante del suo galleggiare.
Granelli per piedistallo.

Ondeggiai il tempo di sabbia
perkè il suo soffio
potesse essere mio.

La sdraiai
per rapirla al dipinto del mare.
Lei dondolò
kome una tartaruga sul guscio
e affogò
nel sorriso del cielo.

La borseggiai della sua margherita
e nel vuoto
muto delle mani
skoprì il gioko annodato
di appendici opponibili.

Imposi le mie dita
tra le sue.
Lei imparò ad amarle
kome solo ki
non konosce
l'obbligo può amare.

La guardo adesso
vivendo
dell'abbraccio sovversivo
della sua fantasia.
Dove finisce una margherita
iniziano le dita.
Dove finiskono le dita
sorride un nuovo fiore.

-Somos un ejército de soñadores; por eso somos invencibles-

A Yuma. Perkè la rabbia d'amore dei suoi 8 mesi resti per sempre ingovernabile.
A Yuri. Perkè il destino non distribuisce ma rekapita.

mercoledì, aprile 18, 2007

Childer(mas): No Limits


Un ventenne armato è in cerka della propria fidanzata.
Entra nel Kampus e non trovandola uccide 32 persone.
Poi si toglie la vita.

E' uno squilibrato.

Lo stesso ventenne armato è in cerka di armi non konvenzionali.
Sbarka in Iraq e non trovandole uccide 600.000 civili.
Non si uccide.

E' un Marine.

Io ho la fobia delle armi.
Forse perkè tendo a non notare lapalissiane differenze.
O la diskriminante è il suicidio finale?

venerdì, aprile 13, 2007

Folha de Bananeira


Seu guarda você não pode me prender
É só um fino que eu acabo de “cume”
Se chegou tarde, o que posso fazer
Sou de menor e você num pode me bater

Seu guarda não cheire a minha mão
Sou seu amigo agora preste atenção
A folha é boa, é erva fina
Fumo na boa só pra pegar as meninas

Ooi, cabrobró...
Ooi, cabrobró...

Ooi, cabrobró...
Ooi, cabrobró...

Seu guarda eu não sou ladrão
Passei de ano sem recuperação
Enquanto isso eu vou descendo a minha lomba
Andando de skate estourando a minha pomba

Seu guarda não cheire a minha mão
Sou seu amigo agora preste atenção
A folha é boa, é erva da fina
Fumo na boa só pra pegar as meninas

Fuma, fuma, fuma folha de bananeira
Fuma na boa só de brincadeira
Fuma, fuma, fuma folha de bananeira
Fuma na boa só de bananeira

Armandinho

martedì, aprile 10, 2007

Distanze Olimpike


Guardandomi
nell'appiglio,
rapace e kapace,
mi skoprii
inkupito della serenità.

Borseggiai l'inutilità dei suoi motivi.
Per renderla
perfetta
e posseduta.

Aggiunsi peso alla mia leggerezza.
Fluttuando
sovversivamente
dal basso verso il basso.

Bankettando
kon gli dei
festeggiai il kandore
morbido del gelo.
Ab-b(l)uffandomi.

Adesso presedio
il komitato
nello skrikkiolare muto
delle bandiere al vento.
Tripudio olimpiko,
podio statiko,
per inquietudini vincenti.

-There Is No Sekond-
De Coubertin non bevve mai da quella Koppa.
Io non fui mai americano. Mankanza d'agonismo kredo.

martedì, aprile 03, 2007

Dal Lirico all'Epico evitando il Tragico

(La Cacciata di Lama)


Si narra che in un locale di Zurigo, nei giorni in cui la guerra imperialista insanguinava l'Europa, nascosto tra la folla che ascoltava le strane recite di Tristan Tzara ci fosse Vladimir Il'ic Uljanov, in arte Lenin. Nascosto tra la folla, seduto accanto alla Krupskaja, l'esule russo certamente dovette sorridere nel percepire la forza sottile dell'ironia sovvertitrice dell'ordine più profondo che irregimenta la società: l'ordine del linguaggio. Poi Lenin ritornò in Russia, trascinato dalla tempesta rivoluzionaria. Pronuncio della parole semplici: pane lavoro pace libertà. Tutto il potere ai soviet. Trasformare la guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria. Le sue parole mossero all'azione milioni di uomini, il mondo ne fu cambiato. Ma la potenza delle parole produce mostri, se non è temperata dall'ironia, dalla cosciena ludica dell'azione. E la coscienza ludica è la consapevolezza del fatto che stiamo giocando un gioco, che le parole creano un mondo che si libra leggero nell'aria. (...)

Qual'è la vera potenza del linguaggio?

Quella insita nelle parole di Lenin, che mette in moto milioni di uomini e crea un partito d'acciaio e uno Stato di granito? Oppure quella che sta nelle parole del pazzo, del poeta, del giullare? Le parole leggere che mettono il mondo in sospensione, che irridono la forza dell'acciaio e della pietra?

L'acciaio e la pietra sono potenti, ma il sorriso di più, perchè può ridere dell'acciaio e della pietra.

Dove sta l'Autonomia? Nella forza che si contrappone, violenza contro violenza, o nella leggerezza del sottrarsi, nella leggerezza di chi non risponde all'appello, di chi dorme invece di andare in fabbrica, di chi fa l'amore quando si è chiamati a combattere?

Non c'è potenza più grande del sottrarsi, del non essere, del non fare. E' questa la potenza dell'Autonomia. (...)

In Aprile, A Milano, migliaia di operai si riunirono in un teatro che si chiama Lirico. Infuriava la tempesta scatenata dai ribelli contro lo Stato ipocrita di burocrati e dei preti e dei capitalisti. (...)

Lirico il desiderio che si fa parola, che si libra nell'aria, che vola dall'uno all'altro come una promessa leggera di possibile gioia, di libertà dal bisogno. Volevamo andare verso un'epica senza sudore e senza violenza, un'epica, diciamolo, un pò ironica, un'epica dell'assenteismo, della disaffezione al lavoro, un'epica della pigrizia e della rilassatezza. Un'epica sensuale capace di spazzare via l'obbligo del lavoro e la miseria che nasce dal pregiudizio che il mondo sia necessario. Un'epica della felicità possibile che si collettivizza.

Ma sapevamo che quel gioco è così difficile. Come l'intendersi tra Vladimir Il'ic e Tristan Tzara, che pur si incontrarono nelle serate del Cabaret Voltaire.

Difficile trasformare la vita quotidiana librandosi leggeri come parole sussurrate: vieni con me, abbandona la linea di montaggio.
Difficile perchè il potere dei grigi ottusi pericolosi non lascia facilmente che il possibile si liberi dell'esistente.

Eccoli allora, uguali nel cuore e nella tensione muscolare, angeli del traffico comparire da dietro le colonne, in nome di tutti i doveri ossessivi, il dovere della produttività, il dovere del socialismo, il dovere della militanza, il dovere del conto in banca, della nazione, del popolo e dello Stato.

Non evitammo il Tragico. Non fummo in grado di evitarlo.
Il Lirico e l'Epico non celebrarono nozze ironiche come nei nostri voti.
Eppure siamo ancora a quel punto.
Il potere riproduce i suoi miti funerei rinnovando ogni giorno
le litanie sacrificali del dovere del lavoro e della miseria.

Il Desiderio alza il capo per ascoltare il Vento, e attende ancora.
Attende che venga il tempo della leggerezza.

Ancora Rilke, per finire cadendo verso l'alto.

"E noi che pensammo la felicità
Come un'attesa, ne avremmo l'emozione
Quasi sconcertante
Di quando cosa che è felice, cade".

Da "Leggermente Ribelli" di Franco Berardi (Bifo) in Gli Autonomi, Le storie, le lotte, le teorie, Vol I


venerdì, marzo 23, 2007

Cinofilia. Pastori Skozzesi.

Questo è il sekondo appuntamento kon la cinofilia.

Ringraziamo la redazione di RiEduCatIoNaLChaNeLl ke da poko ha kompiuto 2 anni.




Lo guardo pisciare. Lui guarda me.

Finge d'aver trovato qualkosa di più interessante, distrattamente alla sua destra, per alleggerire la tensione kreatasi. Konosce gli espedienti.

In effetti da subito mi domando ke diamine di diritto abbia io di osservarlo nella sua intimità, pensando soprattutto a quanto io detesti quando si ostina a voler presenziare ai miei sakri riti.

Finito l'espletamento ripete gli altrettanto sakrali gesti millenari raspando animatamente.
Finendo poi per annodarsi in una nuova, sorridente faccia distesa.

In un attimo mi s'apre innanzi una voragine elikoidale di nozionistika sui komportamenti canini.
Anni di ferrea disciplina dokumentaristika hanno reso possibile tutto questo:

"I kani presentano se stessi attraverso gli odori. I kani maschi markano il loro passaggio attraverso la pipì che rakkiude importanti informazioni kome l'età e la salute e la rendono più evidente raspando per terra. Sotto le loro zampe ci sono infatti ghiandole, ke depositano veri e propri "biglietti da visita" olfattivi. Anke i segni lasciati a terra dalle unghie provano, per l'okkio canino, il passaggio di un maschio."

Lo guardo nuovamente.

Orgoglioso e kompiaciuto delle perle scientifike ke il mio amore per lui mi ha ormai fatto metabolizzare.

La fratellanza tra bipede e quadrupede, la serenità su 6 zampe, la skoperta dell'altro.

Anke lui mi guarda. E vado in cerka della sua inkosciente fiducia, della sua karitatevole sopportazione dei miei sbalzi d'umore fino a perdermi nella ciambella morbidosa del kollo, nei rasta anatema alla mia pigrizia, nel kandore delle pupille nere.

Questa è la magia della konvivenza. Poter leggere il suo sguardo.

Ke nella fattispecie recita:

-Mi stavo soltanto pulendo i piedi, idiota-

Maledizione. A volte detesto essere kosì portato alla lettura.


martedì, marzo 20, 2007

Ruini Burns (to shine)



Darei la mia vita per un uomo che è alla ricerca della verità.

Ma di buon grado ucciderei un uomo che pensa di averla trovata.


Luis Buñuel Portolés

giovedì, marzo 15, 2007

La rivoluzione è sempre per 3/4 fantasia e per 1/4 realtà

Detestando qua e là, piuttosto kasualmente e per il puro gusto di farlo, mi sono imbattuto nella mia indisponenza verso l'aspirante komiko. Personaggio goffo e kontorto, emulo per natura, essenzialmente egocentriko ma kompiutamente inkapace, arrogante ma necessariamente indeciso. Nient'altro ke l'ennesima faccia della pedina di systema. Un inutile ingranaggio sostituibile ke riproduce in serie dinamike millenarie konvinto d'esser visibile per un'impercettibile venatura di vita nel prodotto finito.

Inutile dicevo. Soprattutto ed essenzialmente nella sua sostituibilità ma dettagliatamente inutile nel lavoro svolto male e artificialmente kome ottusi fatikatori produttivisti. La komicità ed il sorriso. Alkimie imponderabili per ki lavora instankabilmente cerkandole.

Riflettendo di questo ed altro mi si fece presto innanzi lei stessa. Beffarda kome solo la Realtà supposta può esserlo nella visione stupefacentemente alterata d'un dalt(hc)oniko.

In una landa desolata, afflitta d'un sole stanko kome solo ki ce l'ha avuto duro per anni sa esserlo, una altrettanto stanka kompagnia di soldati riposa finalmente quieta dopo giorni di marcia per far l'Italia. Fieri ed impettiti nelle loro kamice rosse i garibaldini espongon fieri i petti per i quali l'Unità fu fatta. Esuli e patrioti, integerrimi nell'intento e fedeli a Garibaldi, gl'uomini ke kontribuirono alla formazione della "grande nazione" italiana giacevano ora sui prati kalmi e piatti della pianura padana. Io li guardavo e mi perdevo nei loro sogni romanitici e socialisti, nelle esalazioni di Marsala, nell'assedio vatikano, nelle sagome nerokina ke naskondevano i malumori per dekantarne il sogno.

D'un tratto, kome destato e squassato in petto e nel bulbo okulare appena uscito dal trance dalt(hc)oniko, riguardo l'orda di garibaldini ke kon mia somma sorpresa e sogghignante gaudio per la beffa ottika sono ora fetidi leghisti cianotici e pinzuti impegnati nella kanonika gita fuori porta ke si ostinano a kiamare Manifestazione. Kamice verdi impekkabilmente riempite d'opulenza brandivano alti al cielo i loro spiedi e kome Guerrieri Longobardi roteavano spiedini quasi kotti minacciando secessioni ke i garibaldini di kui sopra avevano rese necessarie.

Si sovrapponevano in una kreazione di lucidi due komposizioni identike a kolori invertiti. Nel verde e nel rosso. Nelle loro kamice.

Se avete mai provato a sovrapporre due lucidi in rosso e verde potreste aver skoperto qualkosa. Specie se avete provato a proiettarlo dopo aver premuto l'apposito tasto.

Il risultato è il nero. Kamice nere. Nel mito della patria e della razza.

Nessun Konfine

"Ogni organizzazione politica o sociale è fondata sulla negazione o almeno su una restrizione del principio assoluto della libertà e deve quindi necessariamente giungere all'iniquità o al disordine"

Michail Alexandrovič Bakunin

sabato, marzo 10, 2007

Aqui Estamos

Chiudere i CpT: se non ora quando?


Vuoi rendere impossibile per chiunque opprimere un suo simile?
Allora, assicurati che nessuno possa possedere il potere.

Michail Alexandrovic Bakunin


Il distruttore e il costruttore sono le due facce dell'anarchia.

venerdì, marzo 09, 2007

Bacio-Silente-Sorriso

Bacio.

Volante. Silente.

Tormentatamente Assente.
Per Lei presente. Fugacemente.

Ossequiosamente

devoto al mio Voto
d'esserLe Leggero,
Sklero e Vado.
Davvero.

Sorriso.

giovedì, febbraio 22, 2007

Kaso Kliniko



Karo Dottore,
non riesko più a dormire.

Dopo aver speso i migliori anni della mia vita dormendo (nel senso di quelli spesi meglio) di giorno il sonno mi sta abbandonando anke nelle ore diurne.

Lei kontinua a domandarmi perkè uno kome me ke ha denaro, bellezza, forza, talento ed equilibrio soffra di insonnia. Io nel medesimo tempo sto konstatando ke il sistema sanitario cybernetiko non funziona e ke, nonostante sembri anakronistiko, visitar le persone ed "auskultarle" è una pratika di kui, almeno lei, non può ankora far a meno.

La sintomatologia è questa:

Vedo inkursori statunitensi scivolarmi in grembo dal kamino, pekorelle kannibali bankettare in giardini minati, asettici korridoi mimetici nel vuoto ekeggiante della kredenza. Preti ciklisti ansimar di pedalate nell'ellissi della ciambella del cesso; ad ogni passaggio la karta igenika svolazza e un nano unto si irrigidisce nel torpore dell'alza bandiera.
Crash Test Dummies militarizzati s'arrotolano in un aperitivo danzante sulla mia skrivania e una mignotta kiamata Devozione li sodomizza nell'ineccepibilità diplomatika della ricerka d'equilibrio. Una base. Non d'appoggio ma nel kulo per esser certi ke non si sbilancino.

Dottore, non so se queste informazioni le potranno esser di qualke aiuto per elaborare una diagnosi. Se non le fossero sufficienti ci troveremmo davanti ad un problema. Il suo.

Sentiti Ringraziamenti per l'attenzione prestata,
il paziente.

ps: noti bene ke -paziente- è un aggettivo e non un sostantivo. Giustappunto per questo quando non potrò più appellarmi paziente non signifikerà ke godrò d'ottima salute bensì che certamente lei finirà per averne ankor meno. Di salute intendo.