giovedì, ottobre 04, 2007

Alexandre Marius Jacob, 8 marzo 1905

Dikiarazione davanti ai giudici:
Signori, Adesso sapete chi sono: un ribelle che vive del ricavato dei suoi furti. Di più. Ho incendiato diversi alberghi e difeso la mia libertà contro l’aggressione degli agenti del potere. Ho messo a nudo tutta la mia esistenza di lotta e la sottometto come un problema alle vostre intelligenze. Non riconoscendo a nessuno il diritto di giudicarmi, non imploro né perdono né indulgenza. Non sollecito ciò che odio e che disprezzo. Siete i più forti, disponete di me come meglio credete. Inviatemi al penitenziario o al patibolo, poco m’importa. Ma prima di separarci, lasciatemi dire un’ultima parola...
Avete chiamato un uomo: ladro e bandito, applicate contro di lui i rigori della legge e vi domandate se poteva essere differentemente. Avete mai visto un ricco farsi rapinatore? Non ne ho mai conosciuti. Io, che non sono né ricco né proprietario, non avevo che queste braccia e un cervello per assicurare la mia conservazione, per cui ho dovuto comportarmi diversamente. La società non mi accordava che tre mezzi di esistenza: il lavoro. la mendicità e il furto. Il lavoro, al contrario di ripugnarmi, mi piace. L’uomo non può fare a meno di lavorare: i suoi muscoli, il suo cervello, possiedono un insieme di energie che deve smaltire. Ciò che mi ripugnava era di sudare sangue e acqua per un salario, cioè di creare ricchezze dalle quali sarei stato sfruttato. In una parola, mi ripugnava di consegnarmi alla prostituzione del lavoro. La mendicità è l’avvilimento, la negazione di ogni dignità. Ogni uomo ha il diritto di godere della vita. "Il diritto di vivere non si mendica, si prende". Il furto è la restituzione, la ripresa di possesso. Piuttosto di essere chiuso in un’officina come in una prigione, piuttosto di mendicare ciò a cui avevo diritto, ho preferito insorgere e combattere faccia a faccia i miei nemici, facendo la guerra ai ricchi e attaccando i loro beni. Comprendo che avreste preferito che mi fossi sottomesso alle vostre leggi, che operaio docile avessi creato ricchezze in cambio di un salario miserabile, e che, il corpo sfruttato e il cervello abbrutito, mi fossi lasciato crepare all’angolo di una strada. In quel caso non mi avreste chiamato "bandito cinico", ma "onesto operaio". Adulandomi mi avreste dato la medaglia al lavoro. I preti promettono un paradiso ai loro fedeli, voi siete meno astratti, promettete loro un pezzo di carta. Vi ringrazio molto di tanta bontà, di tanta gratitudine. Signori! Preferisco essere un cinico cosciente dei suoi diritti che un automa, una cariatide. Dal momento in cui ebbi possesso della mia coscienza, mi sono dato al furto senza alcuno scrupolo. Non accetto la vostra pretesa morale che impone il rispetto della proprietà come una virtù, quando i peggiori ladri sono i proprietari stessi.

sabato, settembre 29, 2007

Teatranti assurdi



Spogli di kopioni, vestiti d'integerrimi panni di stakanovisti dell'assurdo, zelanti imprenditori dell'ultimo minuto, evasori dal piede di porko, annidiano covi di rettili ke s'ostinano a kiamare happy hour. Unghiato al bikkiere non posso non riempirmi del brivido destato da teorie makroekonomike protezionistike.

-Questi cinesi sono ovunque-
-I gialli ci rubano il lavoro-
-Il prekariato è una kondizione obbligata quando questi si vengono a prendere i nostri posti-

Noto kon rammarikata soddisfazione ke nessuno di loro potrebbe mai avere un kontratto a tempo indeterminato. Quindi si son fatti liberi imrpenditori. Sommessamente e skiavistikamente liberi. Imprenditori della spekulazione. Sai mai ke sia pure edile.

Ovviamente non posso augurare ke il meglio per loro.
Addirittura desideri retroattivi.
Tornassero fanciulli e trovassro finalmente un bel posto fisso a 6 anni in fabbrika kome kapita ai bambini cinesi.
Niente più preokkupazioni per il prekariato.
Turni da 11 ore kon buona pace dell'happy hour.

Il teatro dell'assurdo non si skrive. Lo si vive.

giovedì, settembre 20, 2007

Pollicinando

Pollicinamente
segnando le orme,
vorrei,
e da ronzanti
vendute vedute

vedere

i grovigli
dei miei ripensamenti.


Osservandoli non
skoprirli più tali.


Sarebbe potuto akkadere.


Dannatamente
aulici
dipendenti
komunali
in trimestrale
disgelo d'ataviko letargo
rimbiankano.


Se Pollicino avesse avuto
solo
una bomboletta spray
sarebbe morto.

mercoledì, settembre 12, 2007

Ode a Guzzanti



"Don Quisciotto kombatteva kome un pazzo kontro i Mulini a Vento?

Ma era pazzo veramente?
O era il Mulino a Vento ad aver fatto qualkosa a lui?
Ki aveva kominciato?
Quanto può resistere una persona per bene alle kontinue provokazioni di un Mulino a Vento?"

Processo al Mulino: Prossimamente su RiedukationalChannel

Fine d'un amore

Lei osservò distrattamente quel punto nero che stagliava sulla punta del naso di lui.
Lui finse di non accorgersi.
Lei si avvicinò sinuosamente, congiunse le unghie e purifikò l'epiderimde.
Lui la lasciò.
Aveva già giurato a se stesso ke non avrebbe mai più permesso ad alkuna donna di kambiarlo.

lunedì, settembre 10, 2007

Gap & Fly


Dimensioni inkolumi
per vaneggiar limiti
d'etika e morale.
Legalità, issata
lacera. Skiavi,
argani, ad implodere
sulla gravità
dell'apparenza.

Mind The Gap

Grafika, lirika,
metodika, ciklika.
Limite, linea,
bordo del fosso.
Potendo o kredendo,
fingendo l'assenza,
kredenza o leggenda,
Systema, apparenza.

Find the Gap

Konkava-l'onda
statika-krea-discese
su kui issarsi
è un gioko da bambini.
Unici critici,
eroici polemici.
Non kredendo-kreando
il vuoto da riempire.

Fill the Gap

Famelici innoqui
sorrisi estatici.
Artigli, mai forniti,
forbiti d'eccelsa ignoranza
e liquido delirio.
Gioko sussultorio,
per kausa. L'effetto:
Difetto del Systema.

Kill the Gap

Vedo. Non dimentiko
-Ma- skordo. -Mi-. Akkordo.
Distorgo dakkordo.
Morsi, sciarpe
e scarpe. Fughe
e molle. Avanzare
indietreggiando. Volando.
Volpe a Nove Code.

Kick the Gap

Vedo. Quindi sono.
Follia d'infante.

Fuck the Gap

giovedì, agosto 30, 2007

Antiproduttivismo Militante


Qualche buona parola per certi vizi


O tu che fatichi sia lustrando stivali
sia come ragioniere o aiuto-ragioniera
e tu che, per il daffare e la malinconia, hai una faccia
gualcita e verde come un biglietto da tre rubli!


Sarto, per esempio. Chi te lo fa fare
di portare questi calzoni per la prova?
È perché non hai nessuno zio tu, e se ne hai uno
non è ricco, non è moribondo e non sta in America?

Fattelo dire da uno intelligente e che ha letto molto:
Puskin, Scepkin, Vrubel non credevano
né al verso né al gestire né a un tono prezioso,
ma è nel rublo che credevano soltanto.

Tu vivi solo per stirare e ferirti con le forbici.
Già la barba ti s'intreccia con la canizie,
ma l'hai mai vista una volta almeno la melarancia
come se la cresce e cresce sopra l'albero?

Sudate e faticate, faticate e sudate,
e i figli fìglieranno e ingrandiranno,
altri ragazzi-ragionieri, altre ragazze-ragioniere,
e gli uni e le altre suderanno come questi qua.

Invece io ieri, senza l'ordine di nessuno,
come niente,
a chemin de fer con cento rubli di partenza,
alla sesta mano, me n'ero fatti tremila e duecento.

M'importa assai se, con un dito sulla bocca,
malignano che mi sarei aiutato
segnando un asso e l'altro
impercettibilmente con un'unghia.

Gli occhi dei giocatori nella notte
brillavano come due rubli,
e io lì a ripulirmene qualcuno, come un forzuto operaio
scarica la stiva d'una nave.

Gloria a chi per primo ha ritrovato
come rivoltare e vuotare al prossimo le tasche,
senza faticare e aguzzare l'ingegno,
ma in maniera pulita ed elegante!

E quando qualcuno mi dice che il lavoro è ecc. ecc.,
come se fregasse rafano su una grattugia arrugginita,
io, con una mano sulla spalla, gli domando soavemente:
"Voi chiedete ancora carte, quando avete un cinque?".

Majakovskij

mercoledì, agosto 15, 2007

Assalti d'Agosto


Agosto ammezzato sobbalza ondivago nel bikkiere, kampana kontorta, kreata, kompresa, mai kapita. Lo guardo affondare alzandosi e gli effluvi scendono orgiastikamente skomposti lungo i bordi a rimescere giornate in stallo nella loro prekarietà. Skonquassamenti plasmabili, kome se ad un tratto mi skoprissi saltare a tempo kon sismi sottostanti. Tagadà d'oltrelimite. Irakondamente sopito nel ballo gioviale dlel'opportunità del mese mi trascino brioso da un degrado all'altro, skavando il fondo mai in nome di leggi, se non kon il favore di quella gravitazionale.

Propositi per il futuro.

Vela. Per una volta meno metaforika e più kucita.


Propositi per il presente.

Debellare l'invasione degli strassi dal frigo. Akuti e aguzzi fottuti parassiti delle dispense (specie dei single) ke attuano disobbedienza incivile derubando le misere provviste dell'agosto inoltrato. Ho immolato la mia fame kimika in nome d'uno skampolo di koniglio in umido ke m'ero giurato d'aver messo lì prima ke li strassi me lo depredassero. Voci inattentibili sobillano ke potrei non aver dimentikato d'averlo finito ma queste sono solo malelingue destabilizzanti ke tentano di mettere a tacere la grande questione dell'invasione.

Dallo scoobydoo di letture estive:

"Parte del motivo della bruttezza degli adulti, agli occhi di un bambino, è che il bambino di solito guarda in su, e poche facce appaiono al meglio se viste dal basso in alto."
G. Orwell

martedì, agosto 07, 2007

Censura

Ps. Il post su Omaggio a Sante è stato censurato. Raffigurava l'involuzione dalla scimmia al poliziotto ke manganella. Che dire? La rete è piena di filmati su Genova. Non sarà un jpg a far la differenza.

AlterEgoAlter

"Insolente al di là del sopportabile e strafottente nella più assoluta imprevedibilità qualunque cosa abbia detto o scritto ha sempre rivelato il dono di non dire mai una sciocchezza".

Fernanda Pivano a proposito di Gregory Corso

martedì, luglio 10, 2007

Omaggio a Sante

La Nostalgia e la Memoria

Talvolta
vorrei ripercorrere
le strade del mio quartiere.
E ritrovare vorrei
quella generazione
che si formò
sul testamento
di Julius Fucik,
colui che sotto la forca
scrisse a noi, per noi.

La generazione
che compatta correva
da Papà Cervi, a consolarlo,
a consolarsi.

Quella generazione
che, disarmata,
raccolse la bandiera
della Resistenza
prima che la borghesia
l’agitasse, oscena...

Vorrei ritrovarmi
con gli operai perseguitati
da Scelba e da Valletta,
quelli dell’officina Stella Rossa,
i licenziati che seppero tenere,
e ricordare qui vorrei,
gli anni ’50.
Tutti. Uno per uno.
Giorno dopo giorno.
Ricordare gli affanni
Ricordare la fame
Ricordare il freddo,
il carbone
comprato a 5 chili per volta,
e il baracchino
con la pasta scotta
e null’altro.

Poi gli scontri:
luglio ’60
e gli struggenti ragazzotti
di Piazza Statuto,
col selciato tra le mani.
Ripercorrere vorrei
tutta via Cuneo,
attraversare la Stura, la Dora
e tutto il quartiere mio.

Guardare vorrei
per una volta ancora
la vecchia casa
col cesso sul ballatoio,
ritrovare per un momento solo
i vent’anni miei,
colui che per primo
mi chiamò terrone
e m’insegnò poi
che fare il crumiro
era il crimine più grande.

In ultimo vorrei chinarmi
assorto
sull’elenco angoscioso
di chi non c’è più
e nascondermi vorrei
in via Chiusella
la più brutta delle strade
del quartiere mio.

Ricordare anche l’addio,
violento, feroce. L’ira...

Ma pure ritrovare le radici
in questo quartiere,
piatto come l’anima,
vasto come l’orgoglio,

amato e vissuto
da quella generazione,
la più infelilce

la più dura
la più cara..

Sante Notarnicola, Cuneo, 28 Agosto 1985

mercoledì, luglio 04, 2007

Rotta Indipendente - Carlo Vive


Il 20 Luglio probabilmente non avrò un pc sotto mano e probabilmente le date son solo konvenzioni. Quello ke non è konvenzione sono gli striscianti brividi senza tempo ke però le date posso suggerire. Scintilla inerziale di un processo emotivo ke "prende alla gola ed afferra allo stomako". Devastante nelle dinamike della rabbia quanto i lakrimogeni per quelle respiratorie.

L'-Io c'ero- son forme verbali per situazionisti. Ma senza esserci stato non avrei questo groviglio ke stringe nodi sintetici per una pancia ke ankora non s'è abituata a sedare la rabbia. E allora inutile acciambellarsi l'un l'altro per affogare nel violentarsi della voce. Stendere dita per koprire okki ke hanno già visto. Non sono stati sufficienti 35 anni di ridicola storia "italiana" per far cambiare le cose: "i proiettili nelle piazze trovano sempre un sasso ke li devia".


"E ora nella dignità mi specchio,
nella dignità del fratello che era insieme a noi nel mucchio,
lui ha lottato, quando ha avuto l'occasione
non ha voltato gli occhi e questa è la lezione
da insegnare nelle scuole, nel racconti che disegnano le sere
cosa sparava in faccia quel carabiniere,
io porto con me il nome di Carlo Giuliani
noi facciamo la storia, mentre quelli fanno i piani
come a Genova quel giorno,
niente rumori di fondo e noi all'assedio dei padroni del mondo
usciti dal carlini non torniamo indietro davvero
affronti il nemico e vedi il suo volto vero.
In marcia il cuore pompa esaltazione
una soluzione inizia quando inizia una rivoluzione
il fumo all'orizzonte è già alto denso e nero
è un bel dito medio alzato dritto verso il cielo"

Rotta Indipendente - Assalti Frontali

mercoledì, giugno 27, 2007

Just The First


Vi siete mai kiesti kome sarà il vostro funerale?
A volte ci penso. Al mio intendo.

Il solito egocentrismo, kredo.
Impermeabile e cinikamente inkline a perversioni lugubri, kui la naturalezza della konsiderazione fa da kontraltare allo spirito di sopravvivenza, immagino e visioneggio la folle fauna ke finirebbe per aggrovigliarsi attorno a quel korpicino ke avrò abbandonato kon tanta nostalgia.

Kredo ke si possano kapire molte kosa da ciò ke uno si lascia dietro. E se la morte è il viaggio ultimo, allora kredo non sia idiota iniziare da adesso un'amniocentesi sul parko zoologiko sociale ke ha aggregato la nascita della mia morte.


In testa verrebbero i parenti, arroganti e tronfi nei loro pesunti diritti di sangue ke non ho mai rispettato prima e accettato dopo. Rigidi e intekkeriti nei kostumi ke il karnevale mortuario ha traformato in nero mantenendo maskere cerulee. Qualkuno piangerebbe ed altri, assorti nel marmoreo disinkanto della morte, bofonkierebbero i sakrali riti della banalità. Due ne soffrirebbero e a quelli dediko il mio tempo.

Solidali e affranti in skakkiere di stoffa gli amici di famiglia. Emuli austeri dei parenti primi non farebbero altro ke abbassare il kondizionamento umorale da High a Normal e piangerebbero lakrime standard per amici standard in kondizioni standard. Dal basso kontinuerò a non sopportare di vederli.

Fedeli e intokkabili, terza skiera kampanilistikamente inkordonata, i conoscienti di lunga data e quasi mai d'infanzia ke s'arrogano il diritto di fratellanza kome una skadenza anagrafika. Spersi e annodati tra aneddoti persi nell'etere del tempo. Konsiderazioni sulle spekulazioni del narkotraffiko e dei kontorsionismi sentimentali ke implika il far parte di selvaggi gruppi d'adolescenti quando l'ormone surfa sugli eccessi.

Morbida e flessuosa l'onda inutile e skollegata dei restanti, avvolta in grigiori pastello, in invadenti e fragorosi silenzi. Konoscenti dei parenti, parenti dei konoscienti, inkoscienti skonosciuti pietisti, koscienti skonosciuti solidali e invidiosi, kreditori di pegno, di testa e di pancia, allibratori della sopravvivenza, alligatori rampanti dalle sporgenti narici farcite, bekkini per volontariato, romantici adoratori di sorlela morte, pittori affogati nella tavolozza degli psikofarmaci, suadenti oratori inkompiuti, marmorei blokki familiari in sessione plenaria, amanti in kontumacia, gelide alkimie frastornate, kapezzoli apolidi, frankitiratori dell'okkasione sociale, insoddisfatti lettori d'annunci mortuari, strassi lakrimevoli e sorridenti infanti.


Ma ciò ke finirei per lasciarmi dietro una volta abbandonata la karnalità non sarebbe certamente un flessuoso dinokkolarsi di apatici produttivisti. E allora guarderei ki non c'è riskoprendo la fratellanza, assorto e sorridente nella latitanza sovversiva di ki non può ke starmi akkanto ovunque.
Parole e vento annodate assieme:

"Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa, hipsters dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte ..." (A.Ginsberg da -L'urlo-)

mercoledì, giugno 06, 2007

Preludio&Pennikella


A kosa penso prima d'addormentarmi?

Cerko di rilassarmi. Kosì finisko per cerkare labirintike evasioni da pikkoli deliri kupi tipo il buko nell'ozono e il progressivo ritirarsi dei ghiacci, le morti sul lavoro, la karneficina delle foke o delle balene, l'allevamento intensivo, le mine antiuomo, il kaffè lungo, il parlamentarismo all'italiana, il nukleare, i fusibili delle golf ke sono un mutuo, gli assassini dei sindakalisti kolombiani, l'aumento dei prezzi, lo strozzinaggio dei kommercialisti, l'imperialismo statunitense, i granulati all'amarena kon lo stekkino rotto, i bambini soldato e quelli fortunati ke a 7 anni hanno già un lavoro, alle madri e nonne di Plaza de Mayo, ai timpani rotti, ai palloni di kuoio sgonfi giokando a piedi nudi, le lavatrici a bordo spiaggia, la prekarietà, le komunità di resistenza zapatiste, il thè kon la busta nella tazza, gli organismi genetikamente modifikate, i ripetitori dei cellulari davanti agli asili, il luddista al distributore automatiko, il karnevale di lakrimogeni nelle piazze, il santino di nazinger e bagnasko, la kartina kon la kolla dalla parte sbagliata, il razzismo inkosciente, il darwinismo kosciente, la felpa senza il kappuccio nei primi venti d'ottobre, gli sfratti "legali" e le okkupazioni etike, gli sgombri "epici", i generatori ke non funzionano nelle danceall all'aperto, il disboskamento dell'amazonia, la massoneria, la p2, i servizi segreti, servizievoli e segretari di partito, i partiti, i giornali piegati male e pensandoci bene anke i giornali in generale, le ritenute d'akkonto per ki ha un konto ke non konta, i kontanti di ki ha tanto da tanti dando poko a poki, i film sottotitolati ke farà anke molto cineforum ma mi stankano, i kantieri normalmente non a norma di sikurezza, la "pubblika sikurezza" tutelata militarmente, i mitra a trakolla, i visoni a trakolla, i trakotanti e i traffikanti d'organi, skiave, bambini e quant'altro, gli infami, la fame k'è una brutta bestia, i kombattimenti tra kani, galli e animali vari kui lo skontro finisce rito sakrifikale per la bestialità sugli spalti, le bombe intelligenti su ospedali evidentemente ritardati, la tazza di Will koyote divorata dalla famelika lavastoviglie, gli embarghi tutti nella perversione inumana e ankora bestiale di ciò ke fu uomo sull'uomo, ki kondanna senza appello, l'appello e il kontrappello, gli orari obbligati, i kartellini di timbrare e il lavoro tutto, i radikal-freak e le false airwalk, i rasta sui takki a spillo, i gas offshore e gli inceneritori, le basi militari ovunque, le penne ke non sian pilot, i libri kon le orekkie, gli assetti antisommossa e l'eko dei manganelli sugli skudi, le uova già sbattute all'akkorgersi della mankanza di pancetta, i cpt e tutte le detenzioni non tanto illegali quanto inumane.

Poi solitamente m'addormento.


venerdì, giugno 01, 2007

Breaking The Habit


E d'un tratto,
delirio estratto,

astratto e attratto,

spirale in atto,
vortice fatto.


Sotto.

Grovigli,

sonagli ed artigli,

cilindri e konigli.

Konsigli.

Rifiuto.


Saputo.


Eterno inkompiuto,
detto e taciuto,
skucito e kaduto.

"Konfesso ke ho vissuto".


Ego.


L'ego.

Senz'apostrofo nego.

Diniego l'impiego.

Non mi spiego.

Sussiego .


Adesso.
Spesso. Konfesso.

Sorridendo. Glissando. Tornando:

"Breaking The Habit".

"I don't want to be the one
The battles always choose
'Cause inside I realize
That I'm the one confused"

Linkin Park

giovedì, maggio 24, 2007

Kostanza Inversa


«La radio insegna il Jujuitsu al mio pesce rosso

Sono innamorato di una pescatrice-sub che vive sott'acqua

I miei vicini sono linguisti ubriachi e io parlo farfalla
La Compagnia Elettrica minaccia di scollegarmi il cervello

Il postino continua a ficcarmi dei porno nella buca

Mi è morto lo specchio, e non so se faccio ancora riflesso
Gli occhi li ho messi a dieta, le mie lacrime stanno prendendo troppo peso»

Bob Kaufman
da "Blues dell'acqua pesante"

mercoledì, maggio 09, 2007

martedì, maggio 08, 2007

M'ama, just kill a flower (sop-piantiamola)

Dita d'argento
danzano
al sabba
dell'ama non m'ama.
Petali. Morte e sorte.
L'una per l'altra. Anatema.

Sovvertire. Sabotare.

Abbraccio in un sorriso
i figli illegittimi
dell'immorale.
Facendo d'un vaso kulla.
D'un seme un pargolo.

Sovvertire. Sabotare.

Inumare per dar vita.
Koprire per svelare.
Lasciare per avere.

Sovvertire. Sabotare.

Guardo 7 perle.
Dono loro sorrisi.
Torneranno risate.

-M'ama, non m'ama, m'ama, non m'ama, m'ama...- (ad libitum)

martedì, aprile 24, 2007

Work In Progress


Rivoltatela come più vi pare,

prima viene lo stomaco, poi viene la morale.

Berthold Brecht
(da L'opera da tre soldi, Secondo finale)

venerdì, aprile 20, 2007

Frammenti d'Aprile

La vidi nella forma impekkabile
e traballante del suo galleggiare.
Granelli per piedistallo.

Ondeggiai il tempo di sabbia
perkè il suo soffio
potesse essere mio.

La sdraiai
per rapirla al dipinto del mare.
Lei dondolò
kome una tartaruga sul guscio
e affogò
nel sorriso del cielo.

La borseggiai della sua margherita
e nel vuoto
muto delle mani
skoprì il gioko annodato
di appendici opponibili.

Imposi le mie dita
tra le sue.
Lei imparò ad amarle
kome solo ki
non konosce
l'obbligo può amare.

La guardo adesso
vivendo
dell'abbraccio sovversivo
della sua fantasia.
Dove finisce una margherita
iniziano le dita.
Dove finiskono le dita
sorride un nuovo fiore.

-Somos un ejército de soñadores; por eso somos invencibles-

A Yuma. Perkè la rabbia d'amore dei suoi 8 mesi resti per sempre ingovernabile.
A Yuri. Perkè il destino non distribuisce ma rekapita.

mercoledì, aprile 18, 2007

Childer(mas): No Limits


Un ventenne armato è in cerka della propria fidanzata.
Entra nel Kampus e non trovandola uccide 32 persone.
Poi si toglie la vita.

E' uno squilibrato.

Lo stesso ventenne armato è in cerka di armi non konvenzionali.
Sbarka in Iraq e non trovandole uccide 600.000 civili.
Non si uccide.

E' un Marine.

Io ho la fobia delle armi.
Forse perkè tendo a non notare lapalissiane differenze.
O la diskriminante è il suicidio finale?

venerdì, aprile 13, 2007

Folha de Bananeira


Seu guarda você não pode me prender
É só um fino que eu acabo de “cume”
Se chegou tarde, o que posso fazer
Sou de menor e você num pode me bater

Seu guarda não cheire a minha mão
Sou seu amigo agora preste atenção
A folha é boa, é erva fina
Fumo na boa só pra pegar as meninas

Ooi, cabrobró...
Ooi, cabrobró...

Ooi, cabrobró...
Ooi, cabrobró...

Seu guarda eu não sou ladrão
Passei de ano sem recuperação
Enquanto isso eu vou descendo a minha lomba
Andando de skate estourando a minha pomba

Seu guarda não cheire a minha mão
Sou seu amigo agora preste atenção
A folha é boa, é erva da fina
Fumo na boa só pra pegar as meninas

Fuma, fuma, fuma folha de bananeira
Fuma na boa só de brincadeira
Fuma, fuma, fuma folha de bananeira
Fuma na boa só de bananeira

Armandinho

martedì, aprile 10, 2007

Distanze Olimpike


Guardandomi
nell'appiglio,
rapace e kapace,
mi skoprii
inkupito della serenità.

Borseggiai l'inutilità dei suoi motivi.
Per renderla
perfetta
e posseduta.

Aggiunsi peso alla mia leggerezza.
Fluttuando
sovversivamente
dal basso verso il basso.

Bankettando
kon gli dei
festeggiai il kandore
morbido del gelo.
Ab-b(l)uffandomi.

Adesso presedio
il komitato
nello skrikkiolare muto
delle bandiere al vento.
Tripudio olimpiko,
podio statiko,
per inquietudini vincenti.

-There Is No Sekond-
De Coubertin non bevve mai da quella Koppa.
Io non fui mai americano. Mankanza d'agonismo kredo.

martedì, aprile 03, 2007

Dal Lirico all'Epico evitando il Tragico

(La Cacciata di Lama)


Si narra che in un locale di Zurigo, nei giorni in cui la guerra imperialista insanguinava l'Europa, nascosto tra la folla che ascoltava le strane recite di Tristan Tzara ci fosse Vladimir Il'ic Uljanov, in arte Lenin. Nascosto tra la folla, seduto accanto alla Krupskaja, l'esule russo certamente dovette sorridere nel percepire la forza sottile dell'ironia sovvertitrice dell'ordine più profondo che irregimenta la società: l'ordine del linguaggio. Poi Lenin ritornò in Russia, trascinato dalla tempesta rivoluzionaria. Pronuncio della parole semplici: pane lavoro pace libertà. Tutto il potere ai soviet. Trasformare la guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria. Le sue parole mossero all'azione milioni di uomini, il mondo ne fu cambiato. Ma la potenza delle parole produce mostri, se non è temperata dall'ironia, dalla cosciena ludica dell'azione. E la coscienza ludica è la consapevolezza del fatto che stiamo giocando un gioco, che le parole creano un mondo che si libra leggero nell'aria. (...)

Qual'è la vera potenza del linguaggio?

Quella insita nelle parole di Lenin, che mette in moto milioni di uomini e crea un partito d'acciaio e uno Stato di granito? Oppure quella che sta nelle parole del pazzo, del poeta, del giullare? Le parole leggere che mettono il mondo in sospensione, che irridono la forza dell'acciaio e della pietra?

L'acciaio e la pietra sono potenti, ma il sorriso di più, perchè può ridere dell'acciaio e della pietra.

Dove sta l'Autonomia? Nella forza che si contrappone, violenza contro violenza, o nella leggerezza del sottrarsi, nella leggerezza di chi non risponde all'appello, di chi dorme invece di andare in fabbrica, di chi fa l'amore quando si è chiamati a combattere?

Non c'è potenza più grande del sottrarsi, del non essere, del non fare. E' questa la potenza dell'Autonomia. (...)

In Aprile, A Milano, migliaia di operai si riunirono in un teatro che si chiama Lirico. Infuriava la tempesta scatenata dai ribelli contro lo Stato ipocrita di burocrati e dei preti e dei capitalisti. (...)

Lirico il desiderio che si fa parola, che si libra nell'aria, che vola dall'uno all'altro come una promessa leggera di possibile gioia, di libertà dal bisogno. Volevamo andare verso un'epica senza sudore e senza violenza, un'epica, diciamolo, un pò ironica, un'epica dell'assenteismo, della disaffezione al lavoro, un'epica della pigrizia e della rilassatezza. Un'epica sensuale capace di spazzare via l'obbligo del lavoro e la miseria che nasce dal pregiudizio che il mondo sia necessario. Un'epica della felicità possibile che si collettivizza.

Ma sapevamo che quel gioco è così difficile. Come l'intendersi tra Vladimir Il'ic e Tristan Tzara, che pur si incontrarono nelle serate del Cabaret Voltaire.

Difficile trasformare la vita quotidiana librandosi leggeri come parole sussurrate: vieni con me, abbandona la linea di montaggio.
Difficile perchè il potere dei grigi ottusi pericolosi non lascia facilmente che il possibile si liberi dell'esistente.

Eccoli allora, uguali nel cuore e nella tensione muscolare, angeli del traffico comparire da dietro le colonne, in nome di tutti i doveri ossessivi, il dovere della produttività, il dovere del socialismo, il dovere della militanza, il dovere del conto in banca, della nazione, del popolo e dello Stato.

Non evitammo il Tragico. Non fummo in grado di evitarlo.
Il Lirico e l'Epico non celebrarono nozze ironiche come nei nostri voti.
Eppure siamo ancora a quel punto.
Il potere riproduce i suoi miti funerei rinnovando ogni giorno
le litanie sacrificali del dovere del lavoro e della miseria.

Il Desiderio alza il capo per ascoltare il Vento, e attende ancora.
Attende che venga il tempo della leggerezza.

Ancora Rilke, per finire cadendo verso l'alto.

"E noi che pensammo la felicità
Come un'attesa, ne avremmo l'emozione
Quasi sconcertante
Di quando cosa che è felice, cade".

Da "Leggermente Ribelli" di Franco Berardi (Bifo) in Gli Autonomi, Le storie, le lotte, le teorie, Vol I


venerdì, marzo 23, 2007

Cinofilia. Pastori Skozzesi.

Questo è il sekondo appuntamento kon la cinofilia.

Ringraziamo la redazione di RiEduCatIoNaLChaNeLl ke da poko ha kompiuto 2 anni.




Lo guardo pisciare. Lui guarda me.

Finge d'aver trovato qualkosa di più interessante, distrattamente alla sua destra, per alleggerire la tensione kreatasi. Konosce gli espedienti.

In effetti da subito mi domando ke diamine di diritto abbia io di osservarlo nella sua intimità, pensando soprattutto a quanto io detesti quando si ostina a voler presenziare ai miei sakri riti.

Finito l'espletamento ripete gli altrettanto sakrali gesti millenari raspando animatamente.
Finendo poi per annodarsi in una nuova, sorridente faccia distesa.

In un attimo mi s'apre innanzi una voragine elikoidale di nozionistika sui komportamenti canini.
Anni di ferrea disciplina dokumentaristika hanno reso possibile tutto questo:

"I kani presentano se stessi attraverso gli odori. I kani maschi markano il loro passaggio attraverso la pipì che rakkiude importanti informazioni kome l'età e la salute e la rendono più evidente raspando per terra. Sotto le loro zampe ci sono infatti ghiandole, ke depositano veri e propri "biglietti da visita" olfattivi. Anke i segni lasciati a terra dalle unghie provano, per l'okkio canino, il passaggio di un maschio."

Lo guardo nuovamente.

Orgoglioso e kompiaciuto delle perle scientifike ke il mio amore per lui mi ha ormai fatto metabolizzare.

La fratellanza tra bipede e quadrupede, la serenità su 6 zampe, la skoperta dell'altro.

Anke lui mi guarda. E vado in cerka della sua inkosciente fiducia, della sua karitatevole sopportazione dei miei sbalzi d'umore fino a perdermi nella ciambella morbidosa del kollo, nei rasta anatema alla mia pigrizia, nel kandore delle pupille nere.

Questa è la magia della konvivenza. Poter leggere il suo sguardo.

Ke nella fattispecie recita:

-Mi stavo soltanto pulendo i piedi, idiota-

Maledizione. A volte detesto essere kosì portato alla lettura.


martedì, marzo 20, 2007

Ruini Burns (to shine)



Darei la mia vita per un uomo che è alla ricerca della verità.

Ma di buon grado ucciderei un uomo che pensa di averla trovata.


Luis Buñuel Portolés

giovedì, marzo 15, 2007

La rivoluzione è sempre per 3/4 fantasia e per 1/4 realtà

Detestando qua e là, piuttosto kasualmente e per il puro gusto di farlo, mi sono imbattuto nella mia indisponenza verso l'aspirante komiko. Personaggio goffo e kontorto, emulo per natura, essenzialmente egocentriko ma kompiutamente inkapace, arrogante ma necessariamente indeciso. Nient'altro ke l'ennesima faccia della pedina di systema. Un inutile ingranaggio sostituibile ke riproduce in serie dinamike millenarie konvinto d'esser visibile per un'impercettibile venatura di vita nel prodotto finito.

Inutile dicevo. Soprattutto ed essenzialmente nella sua sostituibilità ma dettagliatamente inutile nel lavoro svolto male e artificialmente kome ottusi fatikatori produttivisti. La komicità ed il sorriso. Alkimie imponderabili per ki lavora instankabilmente cerkandole.

Riflettendo di questo ed altro mi si fece presto innanzi lei stessa. Beffarda kome solo la Realtà supposta può esserlo nella visione stupefacentemente alterata d'un dalt(hc)oniko.

In una landa desolata, afflitta d'un sole stanko kome solo ki ce l'ha avuto duro per anni sa esserlo, una altrettanto stanka kompagnia di soldati riposa finalmente quieta dopo giorni di marcia per far l'Italia. Fieri ed impettiti nelle loro kamice rosse i garibaldini espongon fieri i petti per i quali l'Unità fu fatta. Esuli e patrioti, integerrimi nell'intento e fedeli a Garibaldi, gl'uomini ke kontribuirono alla formazione della "grande nazione" italiana giacevano ora sui prati kalmi e piatti della pianura padana. Io li guardavo e mi perdevo nei loro sogni romanitici e socialisti, nelle esalazioni di Marsala, nell'assedio vatikano, nelle sagome nerokina ke naskondevano i malumori per dekantarne il sogno.

D'un tratto, kome destato e squassato in petto e nel bulbo okulare appena uscito dal trance dalt(hc)oniko, riguardo l'orda di garibaldini ke kon mia somma sorpresa e sogghignante gaudio per la beffa ottika sono ora fetidi leghisti cianotici e pinzuti impegnati nella kanonika gita fuori porta ke si ostinano a kiamare Manifestazione. Kamice verdi impekkabilmente riempite d'opulenza brandivano alti al cielo i loro spiedi e kome Guerrieri Longobardi roteavano spiedini quasi kotti minacciando secessioni ke i garibaldini di kui sopra avevano rese necessarie.

Si sovrapponevano in una kreazione di lucidi due komposizioni identike a kolori invertiti. Nel verde e nel rosso. Nelle loro kamice.

Se avete mai provato a sovrapporre due lucidi in rosso e verde potreste aver skoperto qualkosa. Specie se avete provato a proiettarlo dopo aver premuto l'apposito tasto.

Il risultato è il nero. Kamice nere. Nel mito della patria e della razza.

Nessun Konfine

"Ogni organizzazione politica o sociale è fondata sulla negazione o almeno su una restrizione del principio assoluto della libertà e deve quindi necessariamente giungere all'iniquità o al disordine"

Michail Alexandrovič Bakunin

sabato, marzo 10, 2007

Aqui Estamos

Chiudere i CpT: se non ora quando?


Vuoi rendere impossibile per chiunque opprimere un suo simile?
Allora, assicurati che nessuno possa possedere il potere.

Michail Alexandrovic Bakunin


Il distruttore e il costruttore sono le due facce dell'anarchia.

venerdì, marzo 09, 2007

Bacio-Silente-Sorriso

Bacio.

Volante. Silente.

Tormentatamente Assente.
Per Lei presente. Fugacemente.

Ossequiosamente

devoto al mio Voto
d'esserLe Leggero,
Sklero e Vado.
Davvero.

Sorriso.

giovedì, febbraio 22, 2007

Kaso Kliniko



Karo Dottore,
non riesko più a dormire.

Dopo aver speso i migliori anni della mia vita dormendo (nel senso di quelli spesi meglio) di giorno il sonno mi sta abbandonando anke nelle ore diurne.

Lei kontinua a domandarmi perkè uno kome me ke ha denaro, bellezza, forza, talento ed equilibrio soffra di insonnia. Io nel medesimo tempo sto konstatando ke il sistema sanitario cybernetiko non funziona e ke, nonostante sembri anakronistiko, visitar le persone ed "auskultarle" è una pratika di kui, almeno lei, non può ankora far a meno.

La sintomatologia è questa:

Vedo inkursori statunitensi scivolarmi in grembo dal kamino, pekorelle kannibali bankettare in giardini minati, asettici korridoi mimetici nel vuoto ekeggiante della kredenza. Preti ciklisti ansimar di pedalate nell'ellissi della ciambella del cesso; ad ogni passaggio la karta igenika svolazza e un nano unto si irrigidisce nel torpore dell'alza bandiera.
Crash Test Dummies militarizzati s'arrotolano in un aperitivo danzante sulla mia skrivania e una mignotta kiamata Devozione li sodomizza nell'ineccepibilità diplomatika della ricerka d'equilibrio. Una base. Non d'appoggio ma nel kulo per esser certi ke non si sbilancino.

Dottore, non so se queste informazioni le potranno esser di qualke aiuto per elaborare una diagnosi. Se non le fossero sufficienti ci troveremmo davanti ad un problema. Il suo.

Sentiti Ringraziamenti per l'attenzione prestata,
il paziente.

ps: noti bene ke -paziente- è un aggettivo e non un sostantivo. Giustappunto per questo quando non potrò più appellarmi paziente non signifikerà ke godrò d'ottima salute bensì che certamente lei finirà per averne ankor meno. Di salute intendo.

venerdì, febbraio 09, 2007

Memory's FreeStyle




Volteggio immobile
Perplesso.
Amplesso. Komplesso.
Fobia del Possesso.

Sesso.

Vento ke kammina,
Rapina. La danza.
Supina.
La veglia. Quasi Mattina.

Sveglia.

Sopita. Suadente.
Arriva . La Rabbia.
Sabbia.
Ogni kikko una Gabbia.

Palmo.

La mano è teatro:
Vivente.
Sente. Silente.
Fomenta la Mente.

Adesso.

"Ormai".
"Giammai".
Parole ke non Sai.
Sovversivamente
dentro al soffio dell Spry:

-No Chains Around My Feet. But I'm Not Free-.

martedì, febbraio 06, 2007

Rakkonti dall'aldilà

Quando Marx morì, a differenza di ogni altra leggenda nata attorno a personaggi mitologici più o meno appartenenti all'ortodossia kristiana, il cielo non si aprì e i lampi non squarciarono alkunkè.
Quando Marx morì non spesero nemmeno molto tempo nel giudikarlo. Uno skribakkino dell'aldilà, vistosi presentarsi innanzi l'uomo barbuto, una volta spulciata brevemente la fedina vissuta e inkrociato il bagliore sovversivo dei suoi okki, decise ke non v'era motivo per rimandare ad un "equo" processo il neomorto e senza skomodare la korte celeste lo kondannò all'inferno.

Quando Marx fu kondotto alle porte dell'inferno i sekondini sorridevano. I sekondini sorridono beffardi kome salamandre anke nell'aldilà.

Il buon vekkio, vistosi d'innanzi alla porta della dannazione eterna non ebbe nemmeno bisogno di farsi korraggio ma sereno delle follie antikapitaliste, ormai troppo prostrato dalle nefandezze respiranti, konstatò ke all'inferno avevano skritto ciò ke migliaia di industriali non avevano mai avuto il koraggio di apporre all'ingresso delle proprie fabbrike. Non potendo lasciare tuttavia nessuna speranza in pegno entrò.

Non appena varkata la soglia dell'inferno gli si fecero inkontro due diavoli. Bisbiglianti nelle proprio grida kominciarono kon la solita, eterna tiritera della dannazione: -Preparati dannato perkè questo è il luogo dell'eterna sofferenza. Mettiti kon tutti gli altri, hai un lungo lavoro da svolgere!-. -Lavoro eterno!- Postillò l'altro.
Affatto skonvolto dalla situazione Karl non vacillò nemmeno un momento: -Fermi tutti! Qui si può anke decidere di lavorare ma voglio delle garanzie. Sediamoci al tavolo della koncertazione-.
I Diavoli invece vacillarono.
Marx rinkarò: -Insomma... diko... quanto si lavora qui? E per quanto? Kondizioni di lavoro? Ferie? 13esima? 14esima? Assikurazione? Malattia? Abbiamo provvisto a tutto?-.
Negli okki dei diavolì inizio a prender korpo l'insikurezza stessa.
-Piuttosto- kontinuò Karl -Voi da quant'è ke lavorate? Vi vedo stanki ed emaciati...-.
I diavoli erano assolutamente persi adesso. -Insomma... in effetti da una vita... eterna... lavoriamo sempre da sempre...-.
-Kome sempre da sempre???- Interruppe Marx. -Ma ke siete dei krumiri del kazzo? Ma non scioperate mai qui? Ma non avete un pudore nè tenete ai vostri diritti?-.

Approfittando dell'immobilismo ebete degli aguzzini Marx si affacciò alle porte dell'inferno e iniziò una delle più memorabili arringhe sul lavoro mai konosciute dall'aldilà. Si avvicinò talmente tanto al kuore irakondo dei pekkatori ke nel giro di qualke ora l'Inferno fu veramente tale. La rivoluzione. I dannati ke non facevano più i dannati, i diavoli ke non facevano più i diavoli, rivendikazioni sindakali ovunque, pikketti, kori mai uditi ed una skritta a spry: -Inferno okkupato-.

Satana, destato dalla konfusione, non riuscì nemmeno ad aprir la porta dell'ufficio ke si trovò sotto il tiro inkrociato di ogni tipo di d'oggetto, terreno e no.
La borghesia, ke aveva kreato l'inferno, non ne aveva più il kontrollo.
Vista la malaparata, kome ogni lekkino arrivista ke non si rispetti, Satana prese l'ascensore per rekarsi ai piani alti a cerkar soluzione.

Giunto alla porta del paradiso, suonato un kampanello decisamente newage, Satana si trovò di fronte San Pietro, ke non senza una certa stizza gli domandò kosa mai stesse facendo lì. Mefisto non impegò molto a rakkontar l'akkaduto e San Pietro ke, seriamente preokkupato dall'enfasi remissiva del rakkonto diaboliko, non trovò altra soluzione ke raggirare abilmente kon kavilli legali la decisione di kondanna in prima istanza all'inferno di Marx akkogliendolo in paradiso. Kosì, poke ore dopo Karl, avrebbe fatto ingresso nell'"alta" società.

Satana impegò oltre una settimana a sedare le rivolte interne, obbligato per altro in koncessioni riguardanti le kondizioni di lavoro dei suoi dipendenti, kui tuttavia non tenne mai fede grazie all'infido lavoro dei kolletti bianki. -La storia si ripete- tuonò qualkuno da ankor più in basso.
Alla fine della settimana, ormai nuovamente e pienamente in possesso del proprio regno, Mefisto pensò bene d'andare a farsi due risate ai piani alti, vedendo quale konfusione avesse mai potuto portare il buon Karl anke ai klimi temperati.

Giunto nuovamente davanti alle porte del paradiso Satana suonò nuovamente. Pietro lo vide altrettanto nuovamente e non trovò nient'altro da dire se non: -Non sarà ke ci stai prendendo gusto?-.
Il Malefiko tentò sommarie giustifikazioni fino a trovare l'illuminazione buonista ke avrebbe fatto breccia nel kuore di San Pietro: -Io sono un buono in fondo- disse sogghignando -e nella mia bontà ero venuto ad accertarmi ke Marx non vi avesse kreato problemi insostenibili-.

San Pietro lo guardò stralunito: -Problemi? Karl? Ma quali problemi? Ma se è una persona splendida, brillante, vivace... Insomma, diko... non fa altro ke far lunghe passeggiate, rakkontare storie di libertà in giro, postillare sempre kompitamente i reazionari... Qui gli vogliamo tutti bene, diko.-.
-Ma kome tutti bene? Ma a Marx? A quel diavolo???? Ma diko... ma i santi ke ne pensano?- domandò perplesso Satana.
-I Santi? I Santi sono entusiasti. Si fanno delle belle tavolate, Marx rakkonta i suoi brillanti aneddoti, i santi fanno domande, Karl spiega le nuove dinamike ekonomike del mondo...-.

Negli okki di Satana adesso brillava l'imponderabile: -Ma Gesù, Gesù ke ne pensa di Marx?-.
-Gesù? Uuuhhh. Sono inseparabili. Tutto il giorno a kiakkierare di solidarietà e koscienza di klasse, a bisbigliar tra loro. Sempre a braccietto a farsi konfidenze, rakkonti di gioventù, ad affrontar tematike ancestrali kome i dibattiti sui nuovi soggetti rivoluzionari...-.

Satana a questo punto era skonvolto. Pallido kome un salassato non trovò ke una sola, ultima risolutiva domanda per svelar ciò ke ormai era diventato inestrikabile arkano.
-Pietro, ma dimmi un pò... ma Dio... Dio ke ne pensa di Marx?-.

San Pietro, kon un lento quanto inesorabile gesto alzò il suo pugno sinitro in fronte a Satana: -Ma quale dio kompagno Satana?-.

venerdì, febbraio 02, 2007

Pragmatismo Degenerativo

Produci - Konsuma - Krepa.
Se anke non konsumi krepi.
Ki te lo fa fare di restar sobrio?

venerdì, gennaio 26, 2007

Vicenza 17/2


L'intelligenza militare è una contraddizione in termini.

Groucho Marx

sabato, gennaio 20, 2007

Why Not?


-Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati-

-Berthold Brecht-

venerdì, gennaio 19, 2007

(A)Morpheus

-Che vuol dire reale? Dammi una definizione di reale. Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci. Il mondo com'era alla fine del XX secolo. E che ora esiste solo in quanto parte di una neuro-simulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix. Sei vissuto in un mondo fittizio, Neo.-

-Matrix è un sistema, Neo. E quel sistema è nostro nemico. Ma quando ci sei dentro ti guardi intorno e cosa vedi? Uomini d'affari, insegnanti, avvocati, falegnami.... le proiezioni mentali della gente che vogliamo salvare. Ma finché non le avremo salvate, queste persone faranno parte di quel sistema, e questo le rende nostre nemiche. Devi capire che la maggior parte di loro non è pronta per essere scollegata. Tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal sistema, che combatterebbero per difenderlo.-

-È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.-

-Matrix-

giovedì, gennaio 18, 2007

M'usa (ed io lei)

Appendendo sorrisi in spirali di thè
-M'usa- mi diko e dicendo m'akkorgo
ke distorto dissolto l'apostrofo skorgo
nel palmo soltanto l'assenza di sè.

-EllaNonE'Là-

Sciocchino Griffato

Non sono mai stato un tipo previdente e ad oggi ho speso la maggior parte del mio tempo a tentar di perdermi rendendo inutile e oberato da innumerevoli variabili anke il solo tentativo d'esserlo.
Tuttavia mi son domandato in tempi diversi se una volta spoglio di questo per altro kalzante korpo non avessi kontinuato a irritarmi per gli scempi alla fantasia, al genio e all'ironia di kui tentatai troppe volte invano di cirkondarmi in vita.
Se non fosse ke l'espressione -un epitaffio indegno mi sarebbe fatale- suona oltremodo beffarda elevando esponenzialmente la mia preokkupazione questa sarebbe indubbiamente anatema perfetto al luogo komune finalmente appropriato.

Farnetikando di questo ed altro ankora mi affidai non tanto a mani inesperte quanto a cervelli troppo esperti. Un koncentrato biliko di katakumenizzazioni latine e di forma, lingue pentekostali per aspirar (nel senso dinamiko del termine) sorrisi, invettive latitanti d'inventiva, geniali ricerke nikiliste troppo piene per esserlo. Geniali intendo. Il trionfo del Systema.

Eppur non mi piaceva metter parole mie sulla mia opera più riuscita.

Quando kommissionai il lavoro a zampe appartenenti alla ristretta cerkia di kolor ke non sarebbero riusciti a farmi sbof"f"onkiare neppur da sottoterra il lavoro fu impekkabile.

"The Real Last Joint!"

Mi kommuovo ankor oggi.

lunedì, gennaio 15, 2007

Fuori dalla storia

Winston: Io so che alla fine sarete sconfitti. C'è qualche cosa, nell'universo... non so, un qualche spirito, un qualche principio... che non riuscirete mai a sopraffare.
O'Brien: Credi in Dio, Winston?
Winston: No.
O'Brien: E allora quale può essere questo principio che ci annienterà?
Winston: Non lo so. Lo spirito dell'Uomo.
O'Brien: E tu, ti consideri forse un uomo?
Winston: Sì.
O'Brien: Se tu sei un uomo, Winston, tu sei l'ultimo uomo. La tua specie è estinta; noi ne siamo gli eredi. Ti rendi conto che sei solo? Tu sei fuori della storia, tu non esisti.

1984, George Orwell

sabato, gennaio 13, 2007

mercoledì, gennaio 10, 2007

Giàkke ci sei... fanne buon uso.

Lui aveva indossato una sola giakka di suo padre. Di panno blu e fantasia skozzese. Rossa. Vestiva larga.

Lei aveva freddo. Non erano mai stati assieme e forse per quello gliela diede. Dormirono assieme e forse per quello litigarono. Non dormirono in effetti e lui dimentikò la sua giakka da lei.

Lui non ebbe mai il koraggio di kiederla indietro. Si dimentikano sempre le kose più importanti kome per lasciare aperta la porta dell'alibi. Poter tornare indietro e incidentalmente riprendere le fila interrorre.

Lei non si fece più sentire.

Lui stava andando a lavorare e ingannava il tempo sgranando i nodi di un poncho irlandese impikkato al banko del merkato. Il poncho si mosse e si diskiuse a sipario su di lei.

Ebbero kosì tante kose da dirsi ke tacquero.

Lui dopo qualke sekondò le domandò se almeno avesse fatto buon uso della giakka.

Lei, sorridendo, rispose: -l'ho venduta-.

Lui svenne. Tanto buon uso lo stordì.