giovedì, novembre 09, 2006

Messaggi a livello



I passaggi a livello.
A suo modo affascinanti direi. Barre vuote e diligentemente dipinte, parallele tra se, al cielo e alla terra. Segmenti limitati e limitanti. Lievitano e tracciano i tempi di passo per esseri ormai inabili a perkorrere strade non già asfaltate, nel non seguire orme tracciate, sognanti di perdersi. Krocikki binario-pneumatici tracciano forme imperfette su perkorsi imperfetti. La lokomotiva ke violenta l'auto nei suoi tempi; e ciò può starci. Nella kaotika korsa inversa al produttivismo la makkina domina la makkina, il numero sul numero, il metallo sul metallo. L'inerziale spinta "pendolare" domina l'individualismo skiavizzato del rinkasare. L'uomo oltrepassa la makkina. Esile e dinamiko nella kontrapposizione bilanciata di corpo e bici risale la koda il vekkio. Ingabbiato e automutilatosi di kollo in nome del trapuntato, goffamente giunge sull'invalikabile destino di uomo-makkina-sbarra. Una mente pensante. Il perikolo su rotaia. La legge. Guardo l'immagine graffiandola kon lo sguardo liquido della sovversione. Prekoncetto, dogma, sbarra e metallo. Istinto e okkasione. Non mi è difficile e di questo sorrido. La testa ke oltrepassa la sbarra. L'okkio ke korre lungo i binari. Vettoriali stavolta. E infallibili. La forza distruttrice della lokomotiva skiava della sua binaria previdibilità. Osservo avido il gesto "devotivo" alla struttura, irriverente nell'essenza, sakrale nel tempo cikliko della ripetizione, sinuoso nelle forme. Inklinazione: piega la bici. Flessibilità. La leggerezza del volo pedalato konnaturata in umana e solare proporzione alla massa muskolare. Un falso inkino dove il manubrio inginokkiato all'altare della makkina scivola in un limbo di novembre sotto la sbarra. Kollaborazione. Ciò ke sorresse la mano destra lo fece la sinistra. La presa passa dal manubrio al sottosella. Nessuna incertezza. Interazione. Ciò ke sorresse la bici fu sorretta da essa. Accigliato in movimenti ke poko tempo prima non kostituivano sforzo il vekkio passa la sbarra aggrappato all'aggrappato. Uomo e bici nella terra di nessuno. O della makkina. Eretto adesso, in preda di venti immobili, in flagrante di reato, sbadiglia kompunto dividendo l'apertura orale in entrambe le direzioni. 7 passi. La distanza. Ossequiosamente e legalmente imperkorribile. La morte forse? L'ombra. Nient'altro ke essa. La sovversione stessa. Ombra nell'inkinarsi al systema ke abbatteva. Impavida nei 7 passi tra il legale e l'illegale. Pura nel moto sossultorio della non fuga. Sorrido.

Log-Out

"Il tempo konta soltanto quando si ha un motivo per spenderlo. Narravo poko fa di kome abbia traskorso venti minuti fermo davanti ad un passaggio a livello. Aperto. La domanda ke mi tormentava era: -Ke mai ho da fare per non fingere di averlo trovato kiuso kome tutti gli altri giorni?-. Poi ho questa morboso fascino avverso per le abitudini..."


"Non mi allineo,
non mi adeguo,
critico ciò che gli altri adulano...
sono un perfetto ingranaggio difettoso"

(anonima umbra)

martedì, novembre 07, 2006

Non solo sciocchezze...



"Dopo aver aperto la porta con un calcio, l'alunno S. irrompe in aula con 20 min di ritardo rispetto all'inizio della lezione, puntando un tubo da disegno contro i compagni e urlando: -Chi ha chiamato l'a-Team?!- nel tripudio dei compagni di classe".

"L'alunno S. viene trovato in possesso di vari estintori per ricavarne lucro"

"L'alunno F. si presenta in classe con un ritardo improponibile sostenendo di aver fatto tale ritardo per "vento contrario".

"Durante l'ora di filosofia la classe stenta a credermi".

"L'alunno G., al termine della ricreazione, sale su un balcone adiacente la cattedra e dopo aver gridate: "Ondaaaaa energetica" emette un rutto notevole che incita la classe al delirio collettivo".

"La classe fa la ola mentre spiego!, a cura di J.Beer, Rizzoli editore, 2006.

sabato, novembre 04, 2006

Ode a Schulz




- Mi ami? - chiese lei.
- Ma certo! - rispose lui.

- Mi ami davvero? - chiese lei.

- Ma certo! - rispose lui.


- Mi ami davvero davvero? - chiese lei.

- No - rispose lui.


- Mi ami? - chiese lei.

- Ma certo! - rispose lui.

Lei non chiese più altro.

Tyto Alba



Liquida, mia, impalpabile,
notte, ombre di vetro,
candore attanaglia,
il buio, calore agghiacciante,
salita e discesa in un unico volo
contorto, rapace
perduto, accordato.

Zampette giocose,
cristalli di rosso,
artigli sinuosi.

Assorto, perso,
confine impalpabile.
Troppo pigro per prendermi
la notte che mi appartiene.
Sogni di tempi putativi
innalzano Babele d'alibi
per conchiglie cui
dar nome Utopia.

Rapace.
Ruvide stagioni
taglienti-tagliate
predando le prede
anelando
predando i predanti.
Spazio-Tempo per
predatori
perdenti
perduti
percossi.

Imprinting.
Pelli rigurgitate
stagliano implose
ai piedi del tronco.
Nessuna vittima.
Nessun rimorso.
Catene alimentari
autoalimentate
autolimitanti
cadono e colano
esanimi.
Un sorriso nel becco.

Tyto Alba

giovedì, novembre 02, 2006

Il Cielo Sopra Berlino


Dare un senso alla vita può condurre alla Follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell'inquietudine e del vano desiderio:
è una barca che anela al mare eppur lo teme.

To put meaning in one’s life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire—
It is a boat longing for the sea and yet afraid.

Peter Pan 5

Abbi fiducia nella vita
e non nelle ideologie;
non ascoltare i missionari
di quest’illusione o quell’altra.

Ricorda che c’è una sola cosa
affermativa, l’invenzione;
il sistema invece è caratteristico
della mancanza d’immaginazione.

Ricorda che tutto accade
a caso e che niente dura,
il che non ti vieta di fare
un disegno sul vetro appannato,

né di cantare qualche nota
semplice quando sei contento;
può darsi che sia un bel disegno,
che la canzone sia bella:

ma questo non ha certo importanza,
basta che piacciano a te.
Un giorno morrai; non fa niente,
poiché saranno gli altri ad accorgersene.

Rodolfo Wilcock

mercoledì, novembre 01, 2006

Oaxaca, ecco gli assassini


27 ottobre 2006

Brad Will, documentarista e reporter per Indymedia in New York, Bolivia e Brasile, è morto oggi per un colpo nel petto, quando aggressori a favore del governo hanno aperto il fuoco contro una barricata nel quartiere di Santa Lucía del Camino, alla periferia della città di Oaxaca, Messico. è morto con la sua videocamera in mano.



Gli assassini di Brad Will: Juan Carlos Soriano Velasco (maglietta rossa), poliziotto detto “El Chapulín”; Manuel Aguilar (giacca scura), capo del personale del municipio, e Avel (sic) Santiago Zárate (camicia rossa), dirigente della sicurezza pubblica, identificati da El Universal Foto: D.R. 2006 El Universal

Mentre parlava in un meeting pubblico dell’Altra Campagna in Buaiscobe, Sonora – avendo saputo degli eventi del giorno e ricevuto la notizia della morte di Brad – il subcomandante Marcos ha detto alla gente ed alla stampa:

”Alcuni minuti fa, ci hanno avvisato che i paramilitari del governo hanno attaccato una barricata, un bel gruppo di gente, ed hanno ammazzato almeno una persona. Quella persona che hanno ammazzato lavora nei media alternativi, come li chiamiamo noi. Cioè non sono della televisione o dei grandi giornali, ma è gente come quella che viene qui in autobus, che sta guardando la gente in basso e portando fuori la sua voce, affinché si conosca. Perché sappiamo già che alla televisione escono solo le cose dal governo e sui giornali pure. E questa persona, un compagno dell’Altra Campagna, che aveva camminato da varie parti con noi quando andavamo per lo Yucatan, stava lì, prendendo foto e filmando quello che stava succedendo e gli hanno sparato ed è morto. Sanno anche che c’è un’altra persona morta ed il governo non vuole farsi carico di ciò che ha fatto, mentre adesso quello che ci dicono è che di tutto il popolo di Oaxaca si sta mobilitando, magari con la paura, ma si stanno mobilitando per occupare le strade e per protestare contro questa nuova ingiustizia. E noi stiamo facendo un appello a tutta l’Altra Campagna a livello nazionale ed ai compagni ed alle compagne che stanno in altri paesi, affinché ci uniamo per esigere giustizia per la morte di questo nostro compagno, specialmente a tutti i media alternativi ed ai media liberi che ci sono in Messico ed in tutto il mondo”.

RACCOGLIAMO L'APPELLO ALL'AZIONE DI INDYMEDIA NEW YORK
giovedì 2 novembre
Ore 18:00
MOBILITAZIONE:
CONTRO LA REPRESSIONE AD OAXACA E IN RICORDO DI BRAD WILLS

davanti all’AMBASCIATA MESSICANA A ROMA
Via Lazzaro Spallanzani 16

Nient'altro da aggiungere.




sabato, ottobre 28, 2006

Wild Thing


Wild Thing

(Chip Taylor)

Wild thing
You make my heart sing
You make everything
Come on, wild thing

Wild thing, I think you move me
But I gotta know for sure
Come on and hold me tight
Oh you move me

Wild thing
You make my heart sing
You make everything
Come on, wild thing

Wild thing, I think I need you
But I gotta know for sure
Come on and squeeze me tight
Oh I need it

Wild thing
You make my heart sing
You make everything
Come on, wild thing

venerdì, ottobre 27, 2006

Nessuna domanda. Nessuna spiegazione.




Non dimentiko.

Ma lo reputo inutile. Nient'altro ke un kontorsionismo di piacere rabbioso, devoto all'orgoglio e ad una irrequietezza karnale.
Non importa l'akkaduto. Ha poka rilevanza anke l'akkadente.
Non servono kolpevoli, mandanti, metodologia e arma del delitto.
Non serve bannare, non serve gonfiare i muskoli prepotenti di un dito.
Non servono spiegazioni perkè non esiste nessuna vittima.
Una porta kiusa non è niente in sè.
Dipende in ke direzione hai rivolte faccia e idee.
Un karcerato ke sente kiudersi le gabbie dietro sorride.
I sekondini resteranno gli unici prigionieri.

Questa tuttavia era una festa. La gran festa della bugia, dell'ipokrisia, del dato di fatto inkontrovertibile perkè non dimostrabile. Un'orgia ordinata di sapori dove distinguere il fiele dal nettare diventa troppo komplesso. Una pratika iperteknika ed estremamente metodologika.
Una festa in kui mi sono sempre trovato bene. Troppo stupido e arrogante il kontorno per non potermi fingere giullare ed esserne karnefice.
Fintanto ke parakulanti e infami magliette kon skritto -Sekurity- hanno fatto -tremare- kon un klik un ip -sovversivo-.
Nessun korpo.
Questo non è un epitaffio.
PeterPam_26 è skomparso sekondo kopione. Non è morto.

Ne skrivo adesso il finale, (s)vestito dei medesimi panni su una qualke Playa Zicatela kon altri sorrisi troppo svegli per farsi bannare a Parigi o in qualsiasi altra Loggia del Niente.

Ne skrivo il finale perso nel suo stesso sorriso askoltando una voce ke non c'è più:

-Forse Allende ha sognato troppo?-.
-Non si sogna mai troppo-.
-Non si può fare politica e poesia allo stesso tempo- postillò lei.
-Al contrario. E' imprescindibile fare poesia e politica. Quando un rivoluzionario non è un poeta finisce per essere un dittatore e un burocrate, un traditore dei propri sogni-.

Dittatori, burokrati, censori, ordinati ordinanti del niente, portaborse, infami, ruffiani, qualunquisti per noia o kromosoma, inutili, materialisti, moralisti, buonisti e -rigidi tolleranti-.
Non avete molto da sorridere. Tronfi nella vostra poltrona imbottita di -potere-. Il potere non è vostro. Siete semplici detentori temporanei. Servi dei servi dei servi, anestetizzati e ripiegati.
Kolli troppo flaccidi per non mantenere evidente il morso ke vi markia kome kapi di una mandria ke si ordina da sola. Dove non servono più i kani a riportare ordini. Il simile sul simile.
Stato semivegetativo per korpi-makkina al servizio del systema.
Matrix è qui.
Voi siete morti.

Non potete avermi.

Giokando ankora kon ciò ke non mi toglieranno mai.
Qui, fuori, ovunque.
Abbatti il Systema.
K.

Nessun rimpianto.

Un sorriso a koloro kui PeterPam ha voluto bene. A ognuno a suo modo. Ad ognuno un sorriso. A ciaskuno diverso.

Mattia

giovedì, ottobre 26, 2006

Ognuno diverso. Mai lo stesso. Sorriso.


Wish You Were Here


Allora, pensi di saper distinguere
il paradiso dall'inferno?
I cieli azzurri dal dolore?
Sai distinguere un campo verde
da una fredda rotaia d'acciaio?
Un sorriso da un pretesto?
Pensi di saperli distinguere?
E ti hanno portata a barattare
i tuoi eroi fantasmi?
Ceneri calde con gli alberi?
Aria calda con brezza fresca?
Un caldo benessere con un cambiamento?
e hai scambiato un ruolo di comparsa nella guerra
con il ruolo di protagonista
in una battaglia?
Come vorrei, come vorrei che fossi qui
Siamo solo due anime sperdute
Che nuotano in una boccia di pesci
Anno dopo anno
Corriamo sullo stesso vecchio terreno
E cosa abbiamo trovato?
Le solite vecchie paure
Vorrei che fossi qui

mercoledì, ottobre 25, 2006

Rhyme of the Youngest Mariner


Da -Rhyme of the Ancient Mariner-

S. T. Coleridge

All in hot and copper sky,

The bloody Sun, at noon,

Right up above the mast did stand,

No bigger than the Moon.

Solitario in un soffocante cielo di rame,

il sole sanguigno, non più grande della luna,

si vedeva a mezzogiorno pender

diritto sull’albero maestro.

Day after day, day after day,

We stuck, nor breath nor motion;

As idle as a painted ship

Upon a painted ocean.

Per giorni e giorni di seguito,

restammo come impietriti,

non un alito, non un moto;

inerti come una nave dipinta

sopra un oceano dipinto.

Water, water, everywhere,

And all the boards did shrick;

Water, water, everywhere,

Nor any drop to drink.

Acqua, acqua da tutte le parti;

e l’intavolato della nave

si contraeva per l’eccessivo calore;

acqua, acqua da tutte le parti;

e non una goccia da bere!



And every tongue, through utter drought,

Was withered at the root;

We could not speak, no more than if

We had been chocked with soot.



Ohimè! che sguardi terribili

mi gettavano, giovani e vecchi!

In luogo di croce,

mi fu appeso al collo

l’Albatro che avevo ucciso.


Note al testo:

Di qualsiasi kosa si tratti sono kontro. Sovvertire l'ovvio.

Prigionieri o meno delle nostre parole.

E di quelle altrui.

martedì, ottobre 24, 2006

Effetti



L'emozione del sovvertire.

L'istante.


La leggerezza.

sabato, ottobre 21, 2006

Non è un Salto


Il balzo.

Suadente e tondo
nell'apparenza tronfia
dell'immaginazione.



Skrikkiolante e inflessibile
nei teknicismi
morfologici e misurativi.

Affranto.
Nel dinamismo sterile
della korsa al limite umano.

Vinto.
In ogni timido
tentativo
del ripetersi migliorandosi.

Il salto non è altro
ke un volo.
Tra le parentesi
akkordate
di inizio e fine.

Perdersi in quell'istante
dove non esiste
kontatto.
Labbra liquide
in un sussurro
di panno verde.

Ke rilevanza ha il -per quanto-?
Non è un salto. E' un volo.

venerdì, ottobre 20, 2006

Perdendosi



Non hanno rilevanza le Gocce.
Non ha rilevanza la Foglia.

Perdersi nei gioki della goccia kon la foglia.
Questo sì, è piacevole.

giovedì, ottobre 19, 2006

martedì, ottobre 17, 2006

Peter Pan 4


I bambini giocano alla guerra.
E' raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai "pum" e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E' la guerra.
C'è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

Bertold Brecht

venerdì, ottobre 13, 2006

Dardi Mnemonici, Reminescenze o Reinkarnazione?

Da -Benedizione-
I Fiori del male
Baudelaire


Tuttavia, assistito da un Angelo invisibile,

il figlio ripudiato s'inebbria di sole,

e in tutto quel che beve e che mangia

trova ambrosia e nettare vermiglio.


Gioca col vento, discorre con la nuvola,

s'ubbriaca, cantando, del Calvario;

e lo Spirito che lo segue nel suo pellegrinaggio,

piange al vederlo gaio come uccello di bosco.


Tutti coloro che egli vuole amare

l'osservano intimoriti o,

rassicurati dalla sua tranquillità,

fanno a gara a chi gli caverà un sospiro,

sperimentando su di lui la propria ferocia.

giovedì, ottobre 12, 2006

Kreandosi


Mi disserò: esiste un kreato ed esiste un kreatore.
Sorrisi.

Mi invokarono: rispetta il kreato per amare il kreatore.
Lo feci.

Mi intimarono: prega il kreatore ke protegga il kreato.
Non lo feci.

Mi ammonirono: il kreatore ti guarda.
Lo sentìì.

Mi attakkarono: -Ma ki ti kredi di essere?-
Sorrisi. Mentre kreavo.
Anke me stesso.

mercoledì, ottobre 11, 2006

In(de)terminato


Un Volo.
Un Cielo.
Un Reietto.
Un Sogno. Un Sogno per Reietti. Reietto per sognare.
Sogno Reietto.

La Solitudine.
Un Cielo.
La Pienezza.
Il Vuoto. La pienezza totalizzante del Vuoto.

Voli pindarici, kosternati e kosternanti; evoluzioni e rivoluzioni.
Digressioni, approfondimenti superficiali per superfici profonde.
La Kaduta. Il Tempo. Lo Spazio.
La Resurrezione.

La Materia e l'Antimateria.
Il razionale e il percepibile.

martedì, ottobre 10, 2006

Pre-Romanticismo


The Rhyme of the Ancient Mariner

The ice was here, the ice was there,
The ice was all around:
It cracked and growled, and roared and howled,
Like noises in a swound!

At length did cross and Albatross,
Thorough the fog it came;
As if it had been a Christian soul,
We hailed it in God's name.

Note al testo per quanti abbiano sentito il bisogno di interpretarmi.
Le kose non sono ma appaiono.
Le parole mentono.
Ed ogni bugia è un soffio di verità nel palmo della sensazione.

Non ha senso pesare.

lunedì, ottobre 09, 2006

Venti (plur. masc.)

SAPRAI CHE NON T'AMO E CHE T'AMO



Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.



Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.



T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.


Pablo Neruda

sabato, ottobre 07, 2006

Nuvola


Da: Rikordo di Marie


«Ed anche il bacio avrei dimenticato
Senza la nube e non potrò scordare:
era molto bianca e veniva giù dall’alto.
Forse i susini fioriscono ancora
E quella donna ha forse sette figli,
ma quella nuvola fiorì solo un istante
e quando riguardai sparì nel vento.»

Brecht

Escuela


Escuela Primaria Rebelde.


Unika nel suo genere.

Non serve entrarvi per imparare.


Un alunno.






mercoledì, ottobre 04, 2006

Data-Tempo-Dato



«Al futuro o al passato,
a un tempo in cui il pensiero è libero,
quando gli uomini sono differenti l'uno dall'altro e non vivono soli...
a un tempo in cui esiste la verità
e quel che è fatto non può essere disfatto.

Dall'età del livellamento,
dall'età della solitudine,
dall'età del Grande Fratello,
dall'età del Bipensiero...

tanti saluti!»

Winston Smith

martedì, ottobre 03, 2006

Orologi ad acqua


GLI ANTICHI OROLOGI CINESI AD ACQUA

Nella Cina antica v'erano tre tipi di orologio ad acqua, tutti basati sul principio per il quale lo scorrere del tempo era commisurato al tempo di deflusso dell'acqua. Il primo, e più antico, era l'orologio ad acqua con freccia a immersione, costituito da un recipiente colmo d'acqua e provvisto di un foro di deflusso sul fondo; si definiva come unità di tempo il tempo necessario affinché tutta l'acqua contenuta nel recipiente fuoriuscisse. Per ottenere misure temporali più dettagliate, si pose un blocco di legno sulla superficie dell'acqua e si fissò a esso un regolo graduato, chiamato ‘freccia'; osservando la discesa della freccia rispetto all'iniziale livello dell'acqua si poteva determinare in modo accurato un intervallo di tempo anche relativamente piccolo rispetto alla detta unità di misura, che si potrebbe chiamare la 'portata' dell'orologio. Il secondo tipo era l'orologio ad acqua con freccia galleggiante. L'orologio descritto precedentemente aveva un grave inconveniente, costituito dal fatto che l'acqua non fuoriesce dal recipiente a velocità costante, poiché la pressione diminuisce gradualmente al diminuire del livello dell'acqua; conseguentemente, nemmeno la freccia scende a velocità costante. L'inconveniente fu eliminato raccogliendo un flusso costante di acqua in un recipiente e ponendo il blocco con la freccia a galleggiare sulla superficie dell'acqua, il cui livello cresce con regolarità nel tempo. Questo tipo di orologio ad acqua fu inventato al più tardi durante la dinastia Han posteriore (25-220). Per assicurare un flusso sufficiente e abbastanza uniforme di acqua nel recipiente, e per assicurare un livello costante nel recipiente da cui l'acqua proveniva, in modo da mantenere costante la pressione dell'acqua, fu introdotto l'orologio ad acqua a più recipienti (fig. 1).




Il terzo tipo era l'orologio ad acqua a bilancia, inventato nel V sec. dal taoista Li Lan. Si trattava di una stadera a un'estremità dell'asta della quale era appeso un recipiente che riceveva un flusso costante di acqua; l'intervallo di tempo durante il quale il recipiente riceveva 1 jin (220-250 g) d'acqua era definito 1 ke (la centesima parte di un giorno, cioè 14,40 minuti); l'asta della stadera era provvista di tacche che consentivano di esprimere il tempo in varie unità di misura. Questo orologio era dieci volte più accurato di quello ad acqua con la freccia galleggiante; inoltre, all'estremità dell'asta era fissato un dispositivo di protezione, in modo che l'asta stessa non potesse salire o abbassarsi troppo. L'orologio ad acqua a bilancia fu usato dalla guardia d'onore durante un viaggio dell'imperatore. Per adattare il dispositivo ai sobbalzi sulla strada, l'orologio era dotato di diversi recipienti, sia grandi sia piccoli; quelli grandi erano pieni d'acqua, sulla cui superficie galleggiava un anello circolare di legno; i recipienti piccoli, con una certa quantità d'acqua, galleggiavano all'interno dei recipienti più grandi e le loro aperture galleggiavano all'interno dell'anello di legno; l'acqua passava attraverso un sifone dai recipienti più piccoli al recipiente appeso all'estremità della stadera; l'acqua all'interno dei recipienti piccoli era aggiunta manualmente (Li Zhichao 1997; fig. 2). La progettazione di questo tipo di orologi raggiunse il massimo livello di raffinatezza durante le dinastie Tang (618-907) e Song (960-1279). Il sifone era stato inventato originariamente come strumento per l'irrigazione dei campi, e furono gli astronomi a introdurlo nell'orologio ad acqua; dalla documentazione disponibile, sembra che il citato Li Lan sia stato il primo a usare il sifone in questo modo. In precedenza, l'acqua fuoriusciva mediante un tubo fissato al fondo del recipiente, e si trattava di un sistema piuttosto complicato, che, tra l'altro, richiedeva un recipiente dotato di particolari accorgimenti costruttivi; con l'introduzione del sifone fu possibile sostituire questo tipo particolare di recipiente con uno qualunque.




sabato, settembre 30, 2006

Aria & Acqua

Vorrei vedere il silenzio.

Abbracciare lucido e tondo

una pagina che non ha più bisogno

di essere riempita.

Vorrei scaldare quel silenzio.

Con la sciarpa bucata dai morsi,

con gli angoli persi di ciò che mi veste.

Col bagliore assorbente di ciò

di cui vorrei spogliarti.

Vorrei non vedere il dolore colarti dalle dita,

incastrarsi tra i tasti,

disegnando forme morbide sulla carta.

Non vederti accarezzarle

infelicemente compiaciuta

della loro perfezione.

Vorrei toccare il suono

liquido delle tue lacrime;

ancora abbaglianti e sinuose

ma non più immobili.

Scivolarti nel palmo

ricolmo di troppe conchiglie

per non perderti nelle loro pieghe.

Vorrei toccare quei cristalli

chi ti ostini a chiamare ghiaccio

affinché tu potessi sentire

le mie mani ancora calde.

Vorrei tu potessi essermi accanto

per sorridere delle onde

che giocano con i tuoi contorni

sul confine dell'acqua

ogni volta che tenti di annegare.

Vorrei poterti dare ancora

il peso effimero del sogno

per riscoprire che il volo

affatica più della caduta

ma bacia gli angoli della bocca

fino a farti sorridere.

Posso solo questo invece.

Abbracciando in quel sorriso

ogni onda,

fino ad una sponda

che non c'è.


Peter Pan

giovedì, settembre 28, 2006

Stadere e Pratike


Impieghiamo anni scegliendo parsimoniosamente piatti e tara.

Ungiamo i mekkanismi, kontrolliamo le giunture.

Spesso finiamo persino nel perderci in pratike maniakali lucidandone i pesi.


Eppure il bilanciare non è un'arte ma una kondanna.


La necessità di komprendere la misura finisce per essere la prima deriva razionale.

Pesare diventa il -sakro rito- della komprensione.

Non voglio farne parte.

Avere un peso signifika non sedersi su quella maledetta stadera.

Tornio Subito

Il Poeta Operaio

Gridano al poeta:

"Davanti a un tornio ti vorremmo vedere!

Cosa sono i versi?

Parole inutili!

Certo che per lavorare fai il sordo"

A noi,

forse,

il lavoro

più d'ogni altra occupazione sta a cuore.

Sono anch'io una fabbrica.

E se mi mancano le ciminiere,

forse,

senza di esse, ci vuole ancora più coraggio.

Lo so:

voi non amate le frasi oziose.

Quando tagliate del legno, è per farne dei ciocchi.

E noi,

non siamo forse degli ebanisti?

Il legno delle teste dure noi tagliamo.

Certo,

la pesca è cosa rispettabile.

Tirare le reti,

e nelle reti storioni forse!

Ma il lavoro del poeta non è da meno:

è pesca d'uomini, non di pesci.

Fatica enorme è bruciare gli altiforni,

temprare i metalli sibilanti.

Ma chi

oserà chiamarci pigri?

Noi limiamo i cervelli con la nostra lingua affilata.

Chi è superiore: il poeta

o il tecnico

che porta

gli uomini a vantaggi pratici?

Sono uguali.

I cuori sono anche motori.

L'anima è un'abile forza motrice.

Siamo uguali.

Compagni d'una massa operaia.

Proletari di corpo e di spirito.

Soltanto uniti

abbelliremo l'universo,

l'avvieremo a tempo di marcia.

Contro la marea di parole innalziamo una diga.

All'opera!

Al lavoro nuovo e vivo!

E gli oziosi oratori,

al mulino!

Ai mugnai!

Che l'acqua dei loro discorsi faccia girare le macine.


Vladimir Majakovskij

mercoledì, settembre 27, 2006

Peter Pan 3



Concrete Jungle

"Oggi sulla mia giornata non splenderà il sole
La gialla luna piena non uscirà a fare la sua parte
Ho detto che l'oscurità ha oscurato la mia luce

E la mia giornata è divenuta notte

Dove si può trovare l'amore

Qualcuno me lo dirà?

Poiché la vita deve essere altrove

E non in una giungla d'asfalto

Dove vivere è più difficile
Giungla d'asfalto
Uomo, devi fare del tuo meglio

Non ho catene alle caviglie
Ma non sono libero
So di essere tenuto in cattività

Sì - non ho mai conosciuto la felicità

Non ho mai saputo cosa sia la tenerezza




Malgrado tutto - riderò sempre

Come un clown

Nessuno mi aiuterà perché

Devo risollevarmi da solo

Dal terreno

In questa giungla d'asfalto

Ho detto, ora cos'altro hai in serbo per me?

Ah, giungla d'asfalto, ora mi lascerai vivere?"


Bob Marley

Peterpan 2


Mi hanno kiesto: -Ami la tua vita?-

-Non amo la mia vita. Amo quello ke intendo farne-

Talvolta vivere signifika soltanto

rendere il Presente

il primo istante del

Futuro.

martedì, settembre 26, 2006

Peter Pan



Senza Parole

Goccia


Intermittenze

Coincidenze

Tempo.


Attimo per Attimo,

Attimo al quadrato.


Uno solo. Quello giusto.

In cerka dell'-Onda Perfetta-.

giovedì, settembre 21, 2006

mercoledì, settembre 20, 2006

Visionariando

La pentola del ‘77

Quando fu la prima volta che mi misero alla tavola imbandita dell'educazione non lo ricordo. Probabilmente saranno ormai passati venticinque anni. Allora non riuscivo ancora a scalare autonomamente la sedia che ammetteva al -pasto del sapere- e probabilmente ancora oggi, a volte, necessito di una spintarella affettuosa. Ricordo tuttavia perfettamente il bianco candido della tovaglia -sociale-, l'ordine rigoroso della disposizione delle posate chiamate grammatica, ubbidienza, correttezza e sincerità. Solide e pesanti contornavano piatti impeccabili e senza sbocconcellature. Credo volessero convincermi che quelli erano gli unici contenitori possibili ed ammissibili per potervi versare il pasto della conoscenza. Stoviglie ordinate anch'esse, dai nomi -piatti- e impersonali: materne, elementari, superiori, università. Solo molto più tardi conobbi modi più affascinanti per dedicarsi al pasto ma mai mi sono appartenuti e probabilmente (e sfortunatamente) mai mi apparterranno; questa comunque è un'altra storia.

Rimasi per diversi anni annoiatamente seduto al medesimo tavolo, con la medesima apparecchiatura. Mangiando medesimi pasti; magari di volta in volta dalle porzioni più generose ma comunque medesimi.

Tra le cose che ricordo ha un posto particolare la prima disobbedienza nutrizionale. Fu nei modi più che nei contenuti. Dopo un decennio trascorso a guardare inerme ma soprattutto disinteressato i primi compagni di pasto incrociare tra se i denti delle forchette, roteare i bicchieri e sbattere i piatti nel clamore generale di insegnanti e genitori accorsi, iniziai a nutrire una curiosità morbosa per quei comportamenti che sembravano tanto destabilizzare l'ordine (e la quiete) costituito; non smisi di usare le vettovaglie ma mi sentii ben presto più libero nelle evoluzioni delle posate, nel tintinnio del vetro e dei cocci.

Giunse l'adolescenza. Il disadattamento al galateo educativo apriva nuove falle e non furono più soltanto i mezzi ad iniziare ad annoiare. Credo che fu per noia infatti che chiesi per la prima volta perchè di giorno in giorno, mese in mese, anno in anno il menù non cambiava.

Senza variazione alcuna, meccanica e sistematica, addobbavano la tavola sempre i medesimi cibi. L'insegnante-cameriere non credo rispose mai e se lo fece accadde troppo lontano dalle mie orecchie poiché io potessi sentirlo.

Il sacro rito educativo andava esplicato secondo convenzioni prestabilite e non incontrai nessun caposala, sommelier, inserviente, lavapiatti disposto a contravvenire alle regole.

Ero stanco. Satollo all'inverosimile di pietanze perfette e bilanciate, insipide e ipoallergiche. Storie sentite e ripetute troppe volte per conservare fascino, ammesso che inizialmente ne avessero uno.

Canoniche e senza variabili in ogni racconto.

La mia educazione è stata quella. Decisamente. Bilanciata, insipida e ipoallergica. Perfetta certamente No. Non era altro che la solita, medesima, identica educazione comune al resto dei miei compagni. Praticamente senza eccezione alcuna.

Avevo fame ed ero curioso. Lo sono ancora curioso in effetti e mentre sto scrivendo ho decisamente fame.

Stanco del salutismo, curioso e affamato. Probabilmente fu in quel momento e in quella situazione che vidi per la prima volta quella pentola.

Quelle che avevo mangiate fino ad allora non erano le uniche pietanze esistenti e mi era capitato sempre più assiduamente di vedere guizzare tra i tavoli i resti di cibi sconosciuti. Tali sarebbero restati ancora per un poco vista l’attenzione e la meticolosità che i miei educatori mettevano nel pulire le stoviglie inquisite, cancellare tracce ed aloni, dissolvere gli odori. Certi pasti venivano semplicemente dichiarati mai esistiti.

Ai più dei miei compagni questo fu sufficiente per far dimenticare in fretta brevi lampi gastronomici fuori dieta. Ancora oggi, trentenni e rampanti, non hanno cambiato abitudini e sostengono che qualsiasi sistema nutrizionale diverso da quello con cui sono cresciuti alteri il loro sistema e con esso la salute.

La mia salute mentale invece chiedeva a gran voce novità. E il fatto che questa richiesta di novità coincidesse speso con la –verità taciuta- fu una scoperta di molto dopo. Fu ancora per curiosità che, tra tutte le portate di cui di giorno in giorno venivo a conoscenza, quella pentola nera dal fuoco trentennale e ancora borbottante per il pigro bollire divenne un vero oggetto misterioso.

Avevo ormai imparato a rispettare chi mangiava con le mani, non augurava il buon appetito e non chiedeva se qualcuno volesse finire l’ultimo bis. In realtà non sono passati che pochi anni e questo passato remoto forse è solo il frutto di chi si ferma a guardarsi indietro senza riuscire a mettere a fuoco la distanza percorsa.

Avevo conosciuto una donna che solo per errore era finita costretta nella divisa della mensa culturale o che forse, con quegli abiti indosso, tentava di cambiare le regole. Non ha rilevanza questo.

Fu lei tuttavia la prima persona che portò in tavola la pentola. Nei vestiti morbidi di chi aveva mancato la preparazione della pietanza solo di qualche mese, appoggiò la pentola al centro della tavola e lasciò che rimanessimo affascinati dal coperchio che a cadenze irregolari sbatteva sempre più lentamente e quasi tintinnando sul bordo superiore.

Passò molto tempo prima che sapessi distaccarne gli occhi e mi domandassi infine cosa ci fosse e perché fosse stata tenuta così lontana da tutti noi per tutti questi anni.

Erano stati proprio i camerieri più cordiali e intimi, vecchi saggi bordati di rosso, a desiderarne di più l’accantonamento; ed era comunque per un certo verso innaturale coltivare quella morbosa attenzione per la pentola. Non tanto un contravvenire alle regole quanto un contravvenire alle persone che avevano voluto nascondere.

La pentola adesso è in tavola. La tavola è incorniciata dai commensali. I commensali adesso si guardano, oltre che guardare la pentola. E so che guardarci dentro non è uno sfogo primordiale della curiosità. Diventa necessità.

La pentola del settantasette è in tavola. Il saper guardare solo i resti incrostati della pietanza bruciata è passato.

La pietanza affascina e sono stanco di ostacoli. Non siamo alla ricerca di ricette perfette ma di esperienze. Senza dimenticare gli errori con cui la pentola si è scottata. Senza dimenticarne i contenuti: riappropriazione di spazio e tempo.

Intuizioni da non poter perdere, da coltivare nuovamente, riscoprirei, rielaborare e con cui imbandire nuovamente. Intuizioni chiamate rifiuto del lavoro, occupazione, controinformazione e con centinaia di altri nomi.

Servono cuochi. Servono ingredienti. E servono commensali.

Nessun cameriere, nessuna posata, nessun galateo.

Non sarò certo io ad apparecchiare ma ho fame. E sono curioso.

Ora di cena.

venerdì, settembre 15, 2006

Sara un kaso.

E' morta la Fallaci.

Kiamarlo -Destino- è troppo.

Kiamarla -Koincidenza- poko.

Almeno -Botta di Kulo-

mercoledì, settembre 13, 2006



Adoro gli enigmisti.

Sanno spendere su un interrogativo più tempo di qualsiasi altra persona.

Siete enigmisti?

Avete mai pensando all'enigma della guerra?

O amate troppo il Sudoku?


martedì, settembre 12, 2006


Se muori imbracciando un fucile per difendere interessi ekonomici in paese di guerra sei un eroe.

Quando muori lontano da kasa sei un italiano.

Dove muori e come muori a volte danno onore.



Se muori sul lavoro, da prekario, sei sfortunato.

Quando muori per avere una kasa sei messo male.

Dove e come muori diventano dettagli.


La Morte Bianka non ha voce. Ma possiamo askoltarla.